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Data: 29/12/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Accordo tra Monti e i centristi: candidato premier e capo coalizione. Passera non corre. Sì a Terzi e Cancellieri

Vertice con Udc, Fli, ItaliaFutura e Acli: più liste alla Camera una soltanto al Senato. Si chiamerà “Agenda Monti per l’Italia”

LA GIORNATA
ROMA Lista unica al Senato (nome provvisorio “Agenda Monti per l’Italia”), una federazione di liste, a partire da quella storica dell’Udc, alla Camera. Parte l’operazione politica “Agenda Monti” con il professore che, naturalmente, ne sarà il vertice apicale e la figura più rappresentativa. Il «capo della coalizione» che, per la legge elettorale in vigore diventa automaticamente il candidato premier. Monti, in ogni caso, non si candiderà al Parlamento alle prossime elezioni politiche: è senatore a vita, nominato dal presidente della Repubblica Napolitano il giorno stesso in cui il capo dello Stato lo chiamò per guidare il governo e portare l’Italia fuori dalle secche della crisi economica.
L’operazione politica nasce indiscutibilmente sotto la sua egida e il suo controllo, oltre che dietro il suo nome. Queste le novità politiche che, dopo un lungo vertice (oltre quattro ore) insieme a tutti i principali leader centristi (c’erano, tra gli altri, Casini, i ministri Riccardi e Passera, i terzopolisti Della Vedova e Lanzillotta, i cattolici Olivero e Dellai, i vertici di Italia Futura, l’ex Pdl Mauro), Monti annuncia ai giornalisti convocati per una conferenza stampa che il premier tiene, nella tarda serata di ieri, al Senato. O, meglio, a palazzo Giustiniani, dove hanno sede i suoi uffici da senatore. Per marcare, anche fisicamente, la distanza da palazzo Chigi e ribadire così la sua terzietà durante la campagna elettorale. Accanto a Monti, solo la sua fedele e storica portavoce che si è portato da Bruxelles, Betty Olivi. Davanti, i giornalisti e i cameramen, ma nessun altro leader di partito.
LO SCHIERAMENTO

Monti parla in piedi e si vede che sente l’importanza del momento. Il nodo da sciogliere nel lungo vertice era, appunto, come presentare lo schieramento montiano: la scelta è ricaduta sulla lista unica al Senato, provvisoriamente denominata “Agenda Monti per l'Italia”. «Il riferimento non è tanto alla mia persona, che c’è e s’impegna, ma al programma che insieme abbiamo elaborato», spiega Monti. «I partecipanti alla riunione – racconta il professore - mi hanno offerto la disponibilità a fare una lista unica, ma rifiutando il personalismo nella politica, ho pensato fosse più opportuno e più significativo avere più liste». Alla Camera, dunque, i montiani si presenteranno con più formazioni, a partire da quella dell’Udc che – sottolinea – «è una forza politica che ha visto per prima i limiti del bipolarismo combattivo. Poi, ci sarà una lista civica, ce ne saranno altre e una coalizione di queste liste». Non è escludo che possa esserci una lista chiamata “Democratici popolari con Monti”. Ma alla sua agenda, aggiunge il premier, «altre adesioni stanno pervenendo in queste ore». «Non sono l’uomo della provvidenza – ci tiene però a dire Monti – e il mio desiderio è di favorire il dibattito politico italiano facendo in modo che le forze politiche si schierino sulle idee e non che io mi schieri a favore o contro qualcuno».
LE PROSPETTIVE

«La nostra iniziativa politica (non un ‘partito’, ndr.) - precisa - nasce per prolungare nel tempo, intensificare nel passo ed estendere negli obiettivi quella modalità di governo che ha consentito nell’ultimo anno di affrontare l’emergenza finanziaria, che non è finita». Monti, infine, vigilerà sulle liste: «Saranno stabiliti standard e criteri esigenti», compito che verrà affidato alla supervisione del tecnico Enrico Bondi. Ma tornerà premier? «Mi viene da dire Wait and see...», risponde il Professore con un sorriso.
Le reazioni politiche non si fanno attendere. «Oggi non nasce un partito personale ma una speranza per gli italiani: ora tutti al lavoro!», scrive su Twitter Pier Ferdinando Casini. «La coalizione annunciata da Monti apre all’Italia una prospettiva di rinnovamento. Fli farà la sua parte», dice - sempre via Twitter - il presidente della Camera Gianfranco Fini.

Passera non corre. Sì a Terzi e Cancellieri
I transfughi del Pdl presentati in Senato
Bondi vigilerà sul profilo dei candidati

LE LISTE
ROMA Corrado Passera, a meno di colpi di scena, non ci sarà. Il ministro dello Sviluppo che si era battuto per la nascita di una lista unica, ha annunciato il suo passo indietro durante il vertice con Mario Monti. L’ha fatto un istante dopo che era prevalsa la linea dell’Udc e di Italia Futura a favore della federazione. «Mi sono battuto per far nascere una sola lista per la Camera in modo da evitare guerre fratricide e per non mandare segnali contradditori all’elettorato, dato che al Senato l’Agenda Monti per l’Italia si presenterà unita», ha spiegato in serata Passera, «non sono stato ascoltato e sommessamente decido di non far parte della coalizione. Questa mia scelta avviene nel pieno rispetto delle scelte degli altri».
Si narra che Monti proverà a far cambiare idea a Passera. Ma per ora si deve accontentare della probabile disponibilità di altri ministri: Enzo Moavero, Anna Maria Cancellieri, Giulio Terzi e Andrea Riccardi.
Altro nodo è quello dei transfughi del Pdl. Nel lungo vertice ne è stato fatto solo un accenno. Ma sono numerose le personalità da collocare: Franco Frattini, Alfredo Mantovano, Giuliano Cazzola, Beppe Pisanu, ecc. L’ipotesi più probabile è che questa pattuglia di montiani, che ha voltato le spalle a Berlusconi e ha votato la fiducia a Monti, possa essere candidata in Senato. Difficilmente, invece, dovrebbero trovare posto altri transfughi del Pdl come Giorgio Stracquadanio e Isabella Bertolini.
Su tutte le candidature vigilerà Enrico Bondi. Il commissario alla spendig review è stato incaricato da Monti di fare l’esame del sangue a tutti i candidati.
Saranno vietate le candidature di chi ha problemi «pesanti» con la giustizia, chi potrebbe incorrere in situazioni di conflitto di interesse e chi già è stato in Parlamento per almeno 15 anni. Ma già alcuni parlano di «deroghe possibili» per quest’ultimo requisito. Di tempo per questo screening non ce n’è molto: le liste vanno presentate entro la metà di gennaio. In più è necessario raccogliere le firme.

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