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Data: 29/12/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi: ho difeso L’Aquila contro gli interessi di lobby. Il presidente della Regione bacchetta di nuovo il Comune: non vedo partire i cantieri che io avevo già autorizzato

L’AQUILA «Ho difeso L’Aquila dalle lobby, ma vedo che i cantieri che io avevo autorizzato non partono ancora». Così il presidente della Regione Gianni Chiodi nel corso del suo saluto di fine anno. Sollecitato sui temi della ricostruzione, Chiodi si lascia andare a una lunga digressione. «Ricordo ancora uno spot elettorale che diceva così: “Chiodi ha rubato i soldi per le scuole aquilane”, una caduta di stile che mi ha lasciato molta amarezza perché non è vero. Il passaggio successivo non ha risentito, da parte mia, di un clima di contrapposizione politica. In questo sono stato avvantaggiato: non avevo alcuna campagna elettorale da sostenere. C’è stata, in generale, nella prima come nella seconda fase, un’attenzione verso il ruolo istituzionale. Quello che difetta sono le capacità e su questo il mio parere è che la comunità aquilana abbia perso alcune occasioni. Le ha perse quando ha scelto di non avvalersi delle migliori professionalità a livello mondiale. Si è persa poi l’occasione di utilizzare il sistema delle agevolazioni non in forma assistenziale e difensiva, com’è stato fatto, ma per fare scelte forse difficili sul futuro, sullo sviluppo economico e indirizzarle verso settori che hanno maggiori opportunità di vincere la concorrenza internazionale. Si è enfatizzato sulla ricostruzione in breve tempo e le aspettative sono state frustrate. Per la ricostruzione il Cipe avrebbe ora sbloccato i fondi della legge 77, i 4 miliardi destinati a quest’annualità. I soldi ci sono. Quanto ai progetti, sono oltre 10mila quelli che hanno avuto il visto della filiera. Possono partire ma vanno gestiti i processi. La partita complessa è il centro storico. Anche Barca pensava che il passaggio sarebbe stato facile ma così non è. Ci sono questioni amministrative pesantissime. Ci tengo a dire che io sono stato un baluardo contro gli interessi particolari più smodati che abbiamo avuto l’esperienza di vedere in un territorio dove arrivano 15 miliardi, capite bene gli interessi giganteschi che vengono mossi. La burocrazia è sempre un mostro, vorremmo che tutto venisse fatto subito e firmato in fretta. I 420 milioni risparmiati sono il frutto di quest’azione. La battaglia sulla legalità da parte nostra e di tutti ci spinge a tenere ancora alta la vigilanza e lo deve fare soprattutto il Comune». Poi Chiodi ripercorre alcune scelte. «Non capisco perché quando volevamo accelerare proponendo la fase di controllo a posteriori sulla correttezza del contributo, a fronte della presentazione della fideiussione del progettista, questo non fu accettato. Il meccanismo avrebbe funzionato così: il controllo sarebbe stato rinviato agli anni successivi e se ci fossero stati calcoli errati lo Stato si sarebbe rivalso nei confronti dei progettisti con la funzione fidefaciente. Non è andata così e questo mi lascia l’amaro in bocca. Ora, dunque, occorre un controllo molto attento sull’autorizzazione delle spese e questo comporterà un po’ di burocrazia. Il Comune dell’Aquila ora ha una forza lavoro sufficiente. Del resto, l’ente ha voluto che l’emergenza finisse perché tutto sarebbe stato facilitato. Tuttavia non vedo partire nemmeno i cantieri già autorizzati di quando ero io commissario. Lì se fossi il Comune mi concentrerei un po’ di più. Cosa abbiamo fatto noi? Ho cercato di lavorare con Tancredi e Legnini per far prevedere soldi in più in Finanziaria, per il miliardo in più non ci siamo riusciti. Guardate, poi, cos’hanno messo nella legge di stabilità. Stiamo lavorando anche sul fronte di Inps e Inail. Se fosse successa una cosa del genere quando c’ero io commissario sarebbero stati lanciati i pomodori contro la Regione, oggi invece vedo un’accettazione inspiegabile. Non vedo, ora, levate di scudi. Non vorrei che dietro ci fosse la stanchezza. La ricostruzione è un fondamentale processo per gli abruzzesi e per il Paese».

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