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Pescara, 13/06/2026
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30/12/2012
Il Messaggero
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Autostrade, pronti i rincari di Capodanno. Si va verso una media del 3,7-3,8 per cento in più con punte del 14% in Val d’Aosta e del 13% in Veneto. Domani il decreto del ministero dello Sviluppo. Scatterà dal 1% gennaio, in corso le ultime valutazioni |
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ROMA Potrebbe costare pochi centesimi in più, da 1 euro a 1,04, arrivare da Roma a Civitavecchia in autostrada, dal primo gennaio. Da 4 a 4,15 euro per arrivare a Orte. Di sicuro, un aumento ci sarà e sarà il ministro dello Sviluppo Corrado Passera a varare domani il decreto di fine anno sui pedaggi. Le nuove tariffe dovrebbero comportare un rincaro medio di poco inferiore al 3,9 per cento (tra il 3,7 e il 3,8), sintesi matematica tra richieste di aumento che arrivano addirittura al 14% in più in Valle d’Aosta e 13% in Veneto mentre su alcune tratte si tratta di aggiustamenti inferiori all’1%. GLI INVESTIMENTI
Chi parte per Capodanno dunque troverà la sorpresa al suo ritorno. Il ministero sta dando gli ultimi ritocchi al testo del decreto e completando le valutazioni: gli aumenti vengono infatti concessi in rapporto al piano di investimenti programmato e realizzato dai concessionari autostradali. E questo spiega anche il perché i conti si facciano a fine anno, a valere sull’esercizio successivo. Non sempre, va detto, gli automobilisti hanno potuto verificare la rispondenza tra investimenti e aumenti tariffari. Al contrario, spesso in passato si è verificata un’escalation dei prezzi che non ha trovato riscontro nel miglior servizio. Ma il governo Monti sembra intenzionato a controllare fino all’ultimo i dati: alcune indiscrezioni, raccolte da Il Sole 24 Ore, hanno anticipato la sostanza del nuovo aumento che non arriverà in media al 3,9%, ma poco al di sotto, contro il 3,3% del 2011 e il 3,1% del 2010. Difficile, perciò, fare proiezioni esatte sui nuovi prezzi che tengono conto di arrotondamenti (ai 10 centesimi, per eccesso o per difetto) e del calcolo dell’Iva (al 21%). Si possono solo fare alcune ipotesi, basandosi sull’aumento medio che andrà poi declinato tratta per tratta. Arrotondando un po’, chi da Roma arriverà all’Aquila-Est sull’A24 potrebbe spendere non più 10 ma 10,4 euro. Una differenza non vistosa se i rincari accordati a quelle tratte resteranno nella media. Ben altra sorpresa si troverà di fronte l’appassionato sciatore che tornerà da Courmayeur: dei 63,20 euro necessari per rientrare in autostrada a Roma, i 26,10 da pagare a Aosta rischiano di salire a quasi 30 con una differenza ben più vistosa. Stesso discorso per chi va o torna da Venezia dove si profilano rincari del 13% sulle tratte venete contro la media di 3,55% degli aumenti che si profilano per la rete di Autostrade per l’Italia (Aspi), la più ramificata sul territorio nazionale. Ci sono poi altre sei concessioni gestite da Autostrade per l'Italia attraverso società controllate, che registrano aumenti a parte: Tangenziale di Napoli, Traforo del Monte Bianco, Autostrade Meridionali e raccordo della Valle d'Aosta, che godranno di aumenti separati. Per l'autostrada tirrenica, invece, l'incremento dovrebbe variare tra il 4 e il 5%. Sempre che le richieste dei concessionari vengano accettate in toto. LA PROTESTA
«Con gli aumenti concessi alle Autostrade, vera e propria gallina dalle uova d'oro, il Governo Monti ha assecondato tutte le richieste dei monopolisti, saccheggiando le tasche delle famiglie», commenta il presidente di Adusbef, Elio Lannutti che addebita al governo, in 13 mesi, rincari per 3.690 euro a famiglia: 2.200 nel 2012 e altri 1.490 nel 2013. L’Adusbef pensa anche agli aumenti del gas, da poco varati dall’Authority e che scatteranno dal 1° gennaio per il trimestre successivo. Aumenti che risentono della componente di remunerazione degli investimenti sulla rete più che del costo della materia prima. Tuttavia, è proprio il miglioramento delle infrastrutture attraverso piani di investimento realizzati concretamente, che consente nel medio-lungo periodo di contenere, se non diminuire i prezzi, soprattutto nel settore dell’energia, perché si pongono le premesse per un aumento della concorrenza.
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