TERAMO Duello Di Sabatino-Ginoble tra i maschi, testa a testa Ferri-Di Pasquale tra le femmine. Poco prima di mezzanotte si stava delineando così l’esito delle “parlamentarie” del Pd in provincia di Teramo. I risultati definitivi, però, si conosceranno solo oggi. Le certezze, quando siamo andati in stampa, erano poche. Nelle sezioni di Teramo città il segretario comunale Alberto Melarangelo ha messo insieme 460 voti, tallonato da Manola Di Pasquale con 429 e da Ilaria De Sanctis con 309. Primo dei non teramani Renzo Di Sabatino con 214. Di Sabatino ha stravinto nella sua Bellante e in più zone della provincia ha raccolto un numero di consensi sufficiente a insidiare il parlamentare uscente Tommaso Ginoble, che ha prevalso nella sua Roseto. A Giulianova invece il più votato è risultato Marco Verticelli. La vibratiana Stefania Ferri ha ottenuto ottimi consensi nella parte nord della provincia. La polemica e il dibattito su candidature e auto-candidature alle primarie del Pd hanno tenuto banco fino a ieri, ad urne ancora aperte, e sono state animate da Antonio Topitti, candidato e componente del coordinamento provinciale del partito, che ha voluto rendere nota una lettera inviata nei giorni scorsi al segretario provinciale Robert Verrocchio e agli organi di controllo rispetto a quello che ha definito «uso scorretto degli organismi del partito» per la scelta dei nomi da candidare alle “parlamentarie”. Secondo Topitti sarebbe stato fatto dal segretario comunale Melarangelo un «uso scorretto degli organismi che presiede e dirige» e il riferimento è in questo caso alla riunione di segreteria che ha preceduto l’assemblea dell’Unione comunale di Teramo e che avrebbe avuto lo scopo di «condizionare negativamente le candidature (tra cui quella del sottoscritto)», scrive Topitti, «già rese pubbliche a tempo debito, allo scopo di autopromuovere la propria, di cui fino a quella data non se ne era avuto sentore, nè in pubblico e tantomeno in privato». Topitti critica in particolare la partecipazione alla riunione di segreteria anche dei segretari di circolo, dei consiglieri comunali e di un «ex parlamentare attualmente facente parte del Pd». «Rendo pubblica la denuncia perché ritengo necessario fare chiarezza a tutela della mia onorabilità, della mia quasi quarantennale militanza praticata sempre alla luce del sole, nel rispetto delle regole, e anche a tutela del Partito democratico di Teramo», spiega Topitti, «che rischia di essere devastato da giovani dirigenti che, stravolgendo le regole ad uso e proprio consumo, sono pericolosi per il partito stesso. Spesso, purtroppo, al governo dei gruppi politici vengono poste persone che pretendono di dirigere e rappresentare, ma in realtà sono del tutto incapaci di rappresentare anche se stessi perché diretti, da dietro le quinte, da discutibili personaggi che dal partito hanno avuto e preso molto e di tutto al di là dei meriti che potrebbero esser loro riconosciuti». Topitti spiega di aver voluto rendere nota la lettera dopo le dichiarazioni del segretario comunale Melarangelo, che ha voluto sottolineare il percorso condiviso all’interno degli organismi di partito che hanno portato alla sua candidatura alle primarie. «L’autocandidatura non appartiene alla mia cultura», ha voluto replicare Melarangelo a Topitti, «ritengo che davvero non ci sia motivo del contendere, tutto si è svolto come da prassi, la segreteria si è riunita in seduta allargata ai segretari dei circoli e ai consiglieri, ognuno ha detto la sua in maniera libera e legittima, è stata solo introdotta una discussione rispetto ai possibili nomi che è stata sviluppata in seguito e nella quale sono emersi i vari nomi dai quali si è arrivati poi alla sintesi finale. Tutto si è svolto all’interno del partito e ci sono stati due giorni di dibattito dai quali sono emerse poi le candidature. Non bisogna dare adito a queste polemiche».