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Pescara, 13/06/2026
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Data: 31/12/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Le primarie delle donne. Pd, è Legnini il più votato ma Pezzopane guida la valanga rosa

Sel, Melilla senza rivali. E Vasto sorride con le sue Suriani e Amato

PESCARA La vera novità delle primarie sono state loro, le candidate del Pd e di Sel. Una valanga rosa. La sola città di Vasto si appresta a piazzare due donne al Senato: Maria Amato per il Pd e Anna Suriani per Sel. Tra i democrat il più votato è Giovanni Legnini,ma subito alle sue spalle c’è Stefania Pezzopane. E a Pescara Vittoria D'Incecco è seconda, mentre a Teramo Stefania Ferri la perde di poco, quella preziosa seconda piazza. La Pezzopane: «Mi sono presa una bella rivincita sulle ultime provinciali, e per la prima volta il mio partito potrebbe eleggere una donna in Parlamento all'Aquila». Legnini: «Sono contento per il grande risultato delle donne e grato a tutti per il mio successo personale». Non sorride il capogruppo in Consiglio regionale del Pd, Camillo D'Alessandro, solo quarto nella provincia di Chieti. A Pescara fa festa Tony Castricone, mastica amato Gianluca Fusilli. A Teramo grande risultato per Tommaso Ginoble, fa scalpore il sesto posto di un politico della notorietà di Marco Verticelli. Quanto a Sel, stravince Gianni Melilla e vede di nuovo, dopo quasi vent’anni, il Parlamento.

Il successo delle donne. L’exploit vastese, con Anna Suriani e Maria Amato a comporre un inedito, sorprendente tandem con vista sul Parlamento. Il riscatto di Stefania Pezzopane dopo lo scivolone delle provinciali e il fallito assalto marsicano di Giovanni D’Amico alla cittadella aquilana della stessa Pezzopane e di Giovanni Lolli. Le brutte sconfitte di Camillo D’Alessandro e Marco Verticelli, che molto peseranno sulle ambizioni di entrambi: la presidenza della Regione per il primo, il ritorno ad un ruolo che conti per il secondo. Le conferme dei parlamentari uscenti, e se per Giovanni Legnini era abbastanza scontato, non altrettanto lo era per Tommaso Ginoble e Vittoria D’Incecco, la cui esperienza romana non ha lasciato particolari segni ma che, evidentemente, hanno saputo farsi apprezzare dal loro elettorato che ha deciso di premiarli ancora una volta. L’ascesa di Tony Castricone, che si è imposto prima nella fase delle candidature con insospettato vigore e poi al momento di contare i voti in quella terra di nessuno post-D’Alfonso che va sotto il nome di Pescara. La constatazione che D’Alfonso non ha eredi, visto che sia D’Alessandro che Gianluca Fusilli, battezzati dalfonsiani e rinforzati dall’endorsement di Franco Marini hanno palesemente deluso, e questo non giova a loro e non conforta Marini, ma non sorprenderà D’Alfonso che sa bene quanto il suo elettorato si muova per lui, ma non altrettanto per i suoi epigoni. Il ritorno di Long John Melilla, restituito ad un futuro strappatogli troppo tempo fa da una legislatura parlamentare durata lo spazio di un mattino e dal successivo trappolone allestitogli dal suo partito quando lui era fortissimo e il centrosinistra meno, e venne esposto in una candidatura regionale cui portò in dote più di centomila voti ridotti crudelmente a un mucchietto di cenere dal gioco degli scorpori. Il sollievo di Silvio Paolucci, salvato dalla legittimazione popolare delle primarie che hanno fissato vincitori e vinti e sottratto lui, come non era riuscito ai segretari regionali che l’hanno preceduto, dalla pressione dei cacciatori di poltrone romane che trasformano la composizione delle liste in battaglie degne della falange macedone di Alessandro. La voglia di partecipare degli abruzzesi, che tra un morso al panettone e l’altro hanno deciso che sì, vale la pena cambiare qualcosa e soprattutto scegliere quale faccia guardare negli occhi, dopo.

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