ROMA. Il sindacato è arrivato ad una linea comune sulle pensioni e adesso sta aspettando la convocazione del governo Prodi. In un documento di quattro pagine Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto una mediazione anche per quel che riguarda la pubblica amministrazione e il lavoro precario, o meglio l'atteggiamento da tenere nei confronti della legge Biagi. Quali sono i contenuti di questa intesa? Lo abbiamo chiesto al segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni.
Che cosa vuol dire incentivare il lavoro e non la pensione?
«Vuol dire che ad esempio le donne avranno un incentivo per restare al lavoro oltre i sessant'anni. Insomma ci guadagneranno e saranno motivate anche economicamente a restare al lavoro. Pensiamo a qualcosa del genere anche per quel che riguarda il superamento delle pensioni di anzianità e il cosiddetto scalone, il passaggio dai 57 ai 60 anni per il congedo, con 35 anni di contributi, a partire da gennaio 2008».
E come si fa a costringere le aziende a ristrutturare non sbattendo fuori gli ultracinquantenni?
«Noi pensiamo di usare la leva delle agevolazioni fiscali, perchè ormai le fasce deboli sono le donne, i giovani e gli ultracinquantenni».
Che cosa è cambiato dall'anno della legge Dini?
«Il quadro demografico. Ad esempio gli extracomunitari con il permesso di lavoro erano 50.000. Ora sono 300.000. L'età di ingresso nel lavoro ormai si attesta sui 24 anni, il tasso di uscita si è ritardato automaticamente passando dai 54 anni di dieci anni fa ai 59,5 di oggi. Bisogna fare di più, ma i 65 anni della vecchiaia sono invalicabili. In Germania ora si è convenuto che nel 2029 si va in pensione a 67 anni. Pensi come è lontano, il 2029. Il lavoro non è un castigo universale come sostiene Padoa-Schioppa».
Che cosa fa più male alle casse della previdenza?
«Parlare di attacco ai diritti acquisiti come se fossero in discussione in una eventuale riforma. Nel 2005 le richieste di andare in pensione sono state 100.000. Nel 2006 sono state 197.000».
Si dice che il governo chiederà la revisione dei coefficienti di formazione delle pensioni.
«Non se ne parli neppure, allora è addirittura meglio tenersi lo scalone».
Nel documento sindacale è scomparso qualsiasi riferimento alla legge Biagi...
«Perchè ha vinto la natura pratica del sindacato. Invece che fare proclami, abbiamo scelto di combattere le nostre battaglie sulla precarietà in tre modi. La premessa è che in Italia l'82 per cento dei rapporti di lavoro è indeterminato. Partendo da questo dato, bisogna che il governo incentivi il lavoro fisso, che il sindacato contratti dei tetti insormontabili per la flessibilità e che si alzi il costo del lavoro precario, aumentando i contributi, come è stato fatto quando si è portata dal 18 al 23 per cento la contribuzione per i contratti atipici».
Parliamo del pubblico impiego... Voi vi siete risentiti quando si è parlato di fannulloni.
«Mi tolga una curiosità. Perchè quando va male la Fiat si cambia il manager e si chiama Marchionne e quando gli uffici pubblici non vanno è colpa degli impiegati? Quali sono le responsabilità dei politici? Nel pubblico ci sono 147.000 consulenze. Alcune saranno motivate, ma altre sono a favore di chi ha fatto la campagna elettorale. Quanto costa dare in appalto i lavori fuori dagli organici, la famosa esternalizzazione? Secondo noi è aumentato il costo del servizio, è inefficiente e gli addetti fanno una vita grama. Dicono che il sindacato deve fare un passo indietro. Certo, ma noi che c'entriamo con queste cose?».