PESCARA La vera novità delle primarie sono state loro, le candidate del Pd e di Sel. Una competizione tutta al femminile andata ben oltre le aspettative della vigilia. Una valanga rosa. La sola città di Vasto, per dirne una, si appresta a piazzare due donne al Senato: Maria Amato, che nella provincia di Chieti ha ottenuto il migliore risultato alle spalle di Giovanni Legnini e Anna Suriani, seconda più votata nelle liste di Sel dopo il coordinatore regionale Gianni Melilla. All’Aquila, invece, a vincere le parlamentarie del Pd è Stefania Pezzopane, prima con oltre tremila preferenze, seguita dall'ex sottosegretario Giovanni Lolli. A Pescara la deputata uscente Vittoria D'Incecco è seconda alle spalle del coordinatore provinciale Antonio Castricone, mentre a Teramo Stefania Ferri perde di poco la seconda piazza a vantaggio di Renzo Di Sabatino.
RIVINCITA
La prima a non sottovalutare il significato di questa competizione, che nel pieno delle festività natalizie ha riportato alle urne 30mila elettori del Pd e 4.500 di Sel, è proprio Stefania Pezzopane: «Mi sono presa una bella rivincita sulle ultime provinciali, e per la prima volta il mio partito potrebbe eleggere una donna in Parlamento all'Aquila. Ho vinto in città, ma anche in Alto Sangro, Marsica, Valle Peligna. Sicuramente i miei rapporti con il territorio hanno contato, ma anche l'appello al voto delle donne ha avuto effetto, considerati i buoni risultati delle altre candidate. Sono la prima donna in Abruzzo in queste parlamentarie e una delle prime in Italia. Sono felice e ringrazio tutti, dai volontari al partito, a chi mi ha sostenuta».
IL NUMERO UNO
Ringrazia anche il senatore Giovanni Legnini, il più votato in Abruzzo con 3.570 preferenze, il numero uno: «C'è stata una partecipazione diffusa, consistente e corretta. Un afflusso rilevante, benché inferiore a quello delle primarie del 25 novembre, tale da conferire una speciale legittimazione ai candidati. Sono contento per il grande risultato delle donne e grato a tutti per quello personale che interpreto come un generoso riconoscimento del lavoro svolto in questi anni al Senato e per il territorio. Adesso ci aspettano le elezioni vere che puntiamo a vincere per dare all'Italia un governo di grande cambiamento e all'Abruzzo il peso nazionale che merita e di cui ha bisogno». Ha meno motivi per sorridere il capogruppo in Consiglio regionale del Pd, Camillo D'Alessandro che nella provincia di Chieti si piazza soltanto al quarto posto alle spalle di Legnini, Maria Amato e Angelo Pollutri. Per lui la vera partita sembra rinviata alle prossime regionali.
FUTURI ASSETTI
L'altra riflessione porta a Pescara, dove la vittoria di Tony Castricone non era affatto scontata. Gianluca Fusilli, cresciuto sotto le ali di Luciano D'Alfonso e Franco Marini, non è andato oltre un onorevole terzo posto e questo potrebbe riaprire i giochi anche sui futuri assetti del partito. «Grazie ai candidati, alla loro passione ed alla loro disponibilità a prescindere dal risultato», dice il segretario regionale Pd Silvio Paolucci, ma chi ha perso mastica amaro.
Il successo delle donne. L’exploit vastese, con Anna Suriani e Maria Amato a comporre un inedito, sorprendente tandem con vista sul Parlamento. Il riscatto di Stefania Pezzopane dopo lo scivolone delle provinciali e il fallito assalto marsicano di Giovanni D’Amico alla cittadella aquilana della stessa Pezzopane e di Giovanni Lolli. Le brutte sconfitte di Camillo D’Alessandro e Marco Verticelli, che molto peseranno sulle ambizioni di entrambi: la presidenza della Regione per il primo, il ritorno ad un ruolo che conti per il secondo. Le conferme dei parlamentari uscenti, e se per Giovanni Legnini era abbastanza scontato, non altrettanto lo era per Tommaso Ginoble e Vittoria D’Incecco, la cui esperienza romana non ha lasciato particolari segni ma che, evidentemente, hanno saputo farsi apprezzare dal loro elettorato che ha deciso di premiarli ancora una volta. L’ascesa di Tony Castricone, che si è imposto prima nella fase delle candidature con insospettato vigore e poi al momento di contare i voti in quella terra di nessuno post-D’Alfonso che va sotto il nome di Pescara. La constatazione che D’Alfonso non ha eredi, visto che sia D’Alessandro che Gianluca Fusilli, battezzati dalfonsiani e rinforzati dall’endorsement di Franco Marini hanno palesemente deluso, e questo non giova a loro e non conforta Marini, ma non sorprenderà D’Alfonso che sa bene quanto il suo elettorato si muova per lui, ma non altrettanto per i suoi epigoni. Il ritorno di Long John Melilla, restituito ad un futuro strappatogli troppo tempo fa da una legislatura parlamentare durata lo spazio di un mattino e dal successivo trappolone allestitogli dal suo partito quando lui era fortissimo e il centrosinistra meno, e venne esposto in una candidatura regionale cui portò in dote più di centomila voti ridotti crudelmente a un mucchietto di cenere dal gioco degli scorpori. Il sollievo di Silvio Paolucci, salvato dalla legittimazione popolare delle primarie che hanno fissato vincitori e vinti e sottratto lui, come non era riuscito ai segretari regionali che l’hanno preceduto, dalla pressione dei cacciatori di poltrone romane che trasformano la composizione delle liste in battaglie degne della falange macedone di Alessandro. La voglia di partecipare degli abruzzesi, che tra un morso al panettone e l’altro hanno deciso che sì, vale la pena cambiare qualcosa e soprattutto scegliere quale faccia guardare negli occhi, dopo.