ROMA La rimonta prosegue e i sondaggi in possesso del Cavaliere lo danno saldamente oltre il 20%. L’obiettivo è quello di arrivare con la coalizione oltre il 32% in modo da arrivare secondo e battere la coalizione di Monti e diventare l’interlocutore principale del centrosinistra di Bersani che, secondo il Cavaliere, «anche stavolta non avrà la maggioranza al Senato». E’ per questo che il lavoro su apparentamenti e candidature che si sta facendo in via dell’Umiltà è certosino. Al punto che la presentazione di simboli e alleanze slitterà a domenica, nell’ultimo giorno utile.
IL TAGLIO
Comunque sia, malgrado l’ottimismo che l’ex premier sfoggia in ogni riunione, il taglio di parlamentari Pdl sarà drastico, anche se molti sono andati già via e altrettanti verranno trasferiti in altre liste. Ovvio quindi che il sostanziale dimezzamento della pattuglia parlamentare del Pdl che attualmente conta di 206 deputati, non faccia fare sonni tranquilli a tutta, o quasi, la pattuglia parlamentare azzurra, che in questi giorni è tutta sfilata davanti la porta di Denis Verdini. Al coordinatore toscano del partito il Cavaliere ha affidato il delicatissimo compito di compilare le liste e realizzare quei travasi di candidature che porteranno molti uscenti del Pdl dentro altre liste. Un puzzle complicatissimo che sta rallentando gli apparentamenti con le liste, come Grande Sud e i Rivoluzionari di Samorì, che dovranno lavorare duramente la prossima settimana per raccogliere le firme.
Al gioco di travasi non partecipa nessuno dei big del partito. Stavolta non c’è, come ai tempi di Scajola, una commissione che si riunisce e compone candidature. Azzerati i colonnelli, stracciate le quote, scomposto il partito in due tronconi ancor prima di cominciare favorendo la nascita dei Fratelli d’Italia, alla fine sarà solo Berlusconi a decidere candidature e posti in lista. Una scelta solitaria che il Cavaliere farà la prossima settimana - magari in qualche luogo difficile da raggiungere - avvalendosi della consulenza di Verdini e Alfano, e che ufficializzerà solo il penultimo giorno.
APPARENTAMENTI
Ovviamente qualcosa si capirà quando entro domenica verranno depositati gli apparentamenti e le liste più piccole cominceranno a raccogliere le firme, ma le ultime speranze gli uscenti le affideranno alla lista del Pdl dalla quale, malgrado il nome non piacesse a nessuno, in pochissimi hanno accettato di uscire. In Sicilia e Campania i casi più complessi. A Napoli il coordinatore regionale del Pdl, Francesco Nitto Palma, ha il non facile compito di tenere fuori dalle liste Cosentino, Cesaro e Laboccetta, così come è stato deciso a Roma. Problema non da poco, anche perché sia la lista di Micciché (Grande Sud), sia quella di Samorì (Moderati Italiani in Rivoluzione), non hanno intenzione di trasformarsi in una bad company. In Sicilia sembra chiudersi l’accordo tra Grande Sud e Raffaele Lombardo. Insieme all’ex governatore regionale e all’ex ministro, il Cavaliere punta a contendere al centrosinistra il premio di maggioranza al Senato.
LEGA E FRATELLI
Problemi anche al Nord per la resistenza della Lega ad apparentarsi con i Fratelli d’Italia. Oltre al problema di sostanza tra una lista che ripropone il tema della secessione sotto forma di «macroregione» (la Lega) e una che invece invoca l’unità d’Italia nello stesso logo, ci sarebbe anche un problema di candidature poco compatibili tra loro specie in Lombardia. Oggi il Cavaliere dovrebbe incontrare i vertici del Carroccio per trovare un’intesa che potrebbe passare anche per una modifica del simbolo elettorale della lista del trio Crosetto-La Russa-Meloni.
La strategia dello “zero virgola”, sta allungando a dismisura la parte della scheda elettorale riservata al centrodestra a trazione berlusconiana, anche se le alleanze saranno diverse da regione a regione. La valanga di liste e listerelle è anche dovuta al veto posto dal Cavaliere alle candidature di leader di altri movimenti e partitini che invece dovranno correre con le proprie gambe. Mario Baccini e Gianfranco Rotondi potrebbero essere le uniche due eccezioni. Correrà da solo con la Destra, Francesco Storace che attende da Berlusconi una scelta definitiva sul candidato del centrodestra per la regione Lazio. Malgrado le resistenze interne al Pdl sembra difficile che Berlusconi possa rinunciare alla grinta dell’ex missino.