I candidati hanno firmato un documento contro lo sperpero di denaro pubblico. Tra i capilista alla Camera Bombassei, Romano, Vezzali, Matarrese e Balduzzi
ROMA Imprenditori, cattolici, qualche sportivo, professori, un drappello di renziani, un paio di gay e tanto centro moderato di stampo Ppe. Ecco l’identikit delle liste della coalizione “Scelta civica, con Monti per l’Italia”. Liste, secondo il premier, «pulite e rinnovate al cento per cento». Il professore - che ha trascorso un’altra giornata di delirio con tanto di ressa (e rissa) di pretendenti - non si è accontentato di bocciare i vecchi politici. A tutti i candidati della coalizione, compresi quelli di Udc e Fli, ha fatto firmare un «impegno personale vincolante». Dove c’è un giro di vite sui costi della politica, il vincolo ad aderire al gruppo parlamentare unico di “Scelta civica”, norme stringenti sul fronte penale e del conflitto d’interessi. Più l’obbligo di comunicare «l’identità di quanti hanno finanziato o sostenuto anche indirettamente» la campagna elettorale.
IL CODICE ETICO
Il preambolo del documento, redatto dal premier insieme a Enrico Bondi, è un atto di fedeltà al programma di Monti e punta a scongiurare altri ”casi Fiorito”di sperpero dei fondi pubblici destinati all’attività politica. «Già da ora mi sento impegnato sul mio onore», è scritto nel testo firmato da tutti i candidati, «per la piena e completa realizzazione nel corso della legislatura dei principi e degli obiettivi contenuti nell’Agenda Monti, nonché per la riforma dei regolamenti parlamentari, al fine di impedire la proliferazione dei gruppi parlamentari, ridurne le relative spese di funzionamento, rendendone pubblici, trasparenti e pienamente accessibili i bilanci, nonché le singole spese e i singoli pagamenti». Ancora: «Mi impegno a fare parte dell’unico gruppo della coalizione che sarà costituito presso ciascun ramo del Parlamento». Insomma, Monti vuole evitare che nel corso della legislatura possa nascere un gruppo dell’Udc, l’unico partito che potrebbe avere la forza (numerica) di fondarne uno autonomo.
Il “punto 1” è poi dedicato per intero alla questione morale. E non c’è solo l’ineleggibilità (che riguarda tutti i partiti) per i condannati in via definitiva e i requisiti previsti dal codice di autoregolamentazione redatto dalla commissione Antimafia nel 2010. C’è il disco rosso per chiunque abbia problemi con la giustizia: «Dichiaro di non aver concordato patteggiamenti di pena e di non essere soggetto a processi penali in corso».
Il “punto 2” impegna i candidati a trasmettere la denuncia dei redditi 2011 e «lo stato delle attività patrimoniali». Il “punto 3” è sul conflitto d’interessi, con «l’obbligo di alienare o sottoporre a blind trust, ovvero a dare in gestione senza vincoli le partecipazioni detenute direttamente o indirettamente in società concessionarie di pubblico servizio, ovvero di licenze televisive o radiotelevisive o di testate editoriali». Segue su ogni modulo la “firma leggibile” di ogni candidato.
I CAPILISTA
Intanto, la squadra di Monti con tanto di capilista alla Camera è stata presentata ieri in tarda serata. E tra questi ci sono i nomi di Alberto Bombassei (Veneto e Lombardia 2), Andrea Romano (Toscana), Irene Tinagli (Emilia Romagna), Salvatore Matarrese (Puglia), Lorenzo Dellai (Trentino), Lorenzo Balduzzi (Piemonte 2) e Valentina Vezzali (Marche). Proprio in ragione del codice etico, secondo molti «con un eccesso di severità», Monti ha impedito invece la candidatura di Enzo Carra. L’esponente dell’Udc ha postato un blog amaro: «Monti non ha ammesso eccezioni e non sarò candidato. La mia condanna di vent’anni or sono per false o reticenti dichiarazioni al pm Di Pietro riguardava vicende della Dc alle quali ero totalmente estraneo, come è stato riconosciuto ampiamente dai comitati etici presieduti nel 2006 e 2008 da Pietro Scoppola e Luigi Berlinguer. Da oggi sono più libero». Entrano invece due esponenti della Cisl: l’ex senatore del Pd Benedetto Adragna e il segretario del pubblico impiego cislino, Gianni Baratta. Monti, dopo la pattuglia di renziani guidata da Ichino, imbarca il piddino Mario Andreacci, sindaco di Porto Sant'Elpidio e Adriana Galgano. All’ultimo momento salgono anche il generale Domenico Rossi (Lazio 1), l’imprenditore torinese Paolo Vitelli, produttore di yacht, e il docente dell’università di Padova, Giampiero della Zuanna. Non mancano i maldipancia. Tant’è, che il coordinatore di Italia Futura Carlo Calenda ha dettato un comunicato per tentare di placare gli animi.