ROMA Liberi tutti, scatta ufficialmente l’ora del negoziato. E’ scaduto infatti il lock up tra i soci Alitalia, che da oggi potranno cedere le proprie quote. O comunque muoversi rispettando il diritto di prelazione. Poco importa che da mesi, a partire dagli incontri di luglio scorso a Parigi, siano state avviate le grandi manovre con Air France. Con tanto di garanzie, promesse e offerte più o meno definitive. Tuttavia, per il momento di certo c’è solo che il pacchetto della cordata italiana può essere trasferito ad altri, sebbene sia praticamente impossibile scavalcare Air France che, forte del suo 25%, vanta un diritto di prelazione di fatto più forte rispetto a quello degli altri. Tanto più che proprio il presidente della compagnia francese Jean-Cyrill Spinetta ha stabilito da tempo con Colaninno e con gli azionisti maggiori (Intesa, Benetton e gruppo Riva) un rapporto preferenziale che va ben al di là dei diritti scritti. Nelle intenzioni di Parigi - ma anche nei desiderata di alcuni soci - il blitz avrebbe dovuto partire e concludersi in tempi rapidi, entro la primavera. Si dovrà invece aspettare l’autunno: la crisi e il caro petrolio, abbattutisi con particolare violenza sulle compagnie aeree, hanno rallentato ogni progetto.
ACCORDO QUADRO
Che un accordo quadro, mai ufficializzato, sia stato in qualche modo raggiunto è dato per scontato da quasi tutti i soci maggiori della cordata. Semmai agli azionisti più piccoli non sono piaciute le modalità della marcia di avvicinamento. Che non ha mai messo i francesi di fronte a un vero e credibile concorrente internazionale. Non a caso un azionista che vuole restare anonimo è convinto che Colaninno sia stato fino ad ora troppo franco-centrico. L’accusa è di aver escluso a priori altre possibilità alla promessa sposa d’oltralpe. Da qui la caccia in extremis alle alternative. Che Rothschild sta cercando sul mercato. Dell’interesse di Etihad, mai smentito, si è già detto. Ora in campo ci sarebbero anche Qatar Airways e i russi di Aeroflot, che sono pronti a studiare il dossier. Lo scopo è tentare di migliorare la qualità della trattativa, evitando una resa fin troppo annunciata.
Parigi deve fare i conti anche con il fronte della politica italiana. Ieri Silvio Berlusconi ha sparato di nuovo a zero: «L'italianità di Alitalia va assolutamente difesa, perché se vogliamo restare un Paese da G8, non possiamo rinunciare ad avere una compagnia di bandiera». «Non è soltanto un fatto di apparenza - ha aggiunto - perché Alitalia è il primo fattore di promozione del turismo. Se cinque anni fa Alitalia fosse caduta nelle mani di Air France, quei turisti non li avrebbe portati a visitare le nostre città d'arte, li avrebbe portati nei castelli della Loira».
LO SCONTRO CON ADR
Alle turbolenze da campagna elettorale, che non giovano alla trattativa, si aggiungono quelle tra soci. Lo scontro tra Alitalia e Adr rischia infatti di mettere in cattiva luce il lavoro svolto dall’ad Andrea Ragnetti, il quale ha ottenuto, a dispetto di un mercato difficile, ottimi risultati negli ultimi due trimestri. L’altro ieri Adr, società che gestisce lo scalo di Fiumicino, ha scritto una durissima lettera all’Enac, mettendo nero su bianco che la compagnia «alla data del 9 gennaio 2013, doveva una somma complessiva di 59,5 milioni di euro, dei quali 28,1 milioni scaduti». I contratti - è il ragionamento - vanno rispettati. In queste ore Alitalia ha già pagato 11 milioni e adesso cerca di comporre la vicenda contestando, tra l’altro, i servizi offerti da Adr e il blocco dell’imbarco veloce sulla Roma-Milano che ha creato, come noto, gravi disagi ai passeggeri. Sia come sia, la diatriba alza i riflettori sulle disponibilità di cassa di Alitalia. Tema caldo, insieme alle alleanze, al centro del comitato esecutivo del 22 gennaio.