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Data: 13/01/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi a Bersani «Voglio il duello tv». Il Pd: sfidiamo solo i candidati premier

Il Cavaliere crede nel recupero e vuole escludere Monti. Il gelo dei democrat e la reazione del Pdl: Pier Luigi ha paura

ROMA Sotto il prossimo. Che ha un nome ben preciso: Pier Luigi Bersani. Così Silvio Berlusconi, galvanizzato dallo show nella fossa dei leoni Santoro-Travaglio, lancia il guanto di sfida al segretario democrat: «Tutti mi chiedono di andare in tv a incrociare la spada con altri leader politici, che sono tanti. Non credo si possa andare in troppi, il nostro avversario è il Pd e quindi con Bersani sarei felicissimo di poter andare in tv», dice l'ex premier intervistato da Studio Aperto. Il Cavaliere da giovedì notte si sente un matador: sciorina con chiunque sondaggi che lo danno in crescita («Siamo sotto di soli 7 punti») ed evoca le rimonte impossibili già fatte in passato. Dal successo del '94 contro la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto al quasi pareggio con Prodi nel 2006. In entrambe le occasioni, lo sprint passò proprio dalle telecamere. «Sono sicuro di potercela fare: vincerò». Che tradotto significa: prenderemo le regioni chiave per il Senato e non riusciranno a governare. Ecco perché, sempre a Studio Aperto, apre «a larghe coalizioni per le riforme necessarie al Paese». Nel Pd come l’hanno presa? Fanno trapelare irritazione, anche se questa mossa se l'aspettavano. Ma Bersani, «la lepre da inseguire», non vuole farsi trascinare nell’arena mediatica con il rischio di dissipare il vantaggio. E non è un caso che dalle primarie a oggi continui a centellinare le apparizioni tv. Ecco perché il segretario, per ora, rispedisce al mittente l'invito. Accompagnato da questo ragionamento: «Berlusconi è candidato premier? Io farò i confronti solo con i candidati. Sia chiariscano prima lui e Maroni».
LE STRATEGIE

«Questione di regole», ma dietro c’è una strategia precisa. Al Nazareno, infatti, nel rimarcare la confusione che ancora domina il cielo del centrodestra («Dove il chi fa cosa ancora non si sa») hanno in mente un percorso ben chiaro. Anche «se il Vallo d’Adriano da abbattere è la fine del berlusconismo», per dirla con il leader degli ex Ppi Giuseppe Fioroni, adesso non conviene restringere il campo dell’inquadratura. Polarizzando, cioè, lo scontro tra il Cavaliere e Bersani, a discapito di Monti, Ingroia e Grillo. Quindi, per il momento, la «lepre» corre: giovedì il segretario aprirà a Roma la campagna elettorale con un’iniziativa dedicata ai giovani, poi penserà al da farsi. Di sicuro, il “dossier sfide tv” non è stato ancora affrontato. «Aspettiamo prima che vengano depositate le liste elettorali - è il ragionamento dello war room bersaniana - poi penseremo ai confronti, che dovranno essere come quello andato in onda su Sky per il primo turno delle primarie. E cioè con tutti gli aspiranti premier in studio».
I FEDELISSIMI

Intanto, però, il rigenerato Cavaliere morde il freno. Vuole bissare il successo di share e critiche ottenuto a Servizio pubblico «dove sono stato sereno e non mai avuto paura né di Santoro, né di Travaglio, con un picco di pubblico clamoroso», continua a spiegare a fedelissimi. E allora sotto con Bersani. «Anche perché - sottolinea il portavoce dell’ex premier Paolo Bonaiuti - il regolamento della Commissione di vigilanza Rai parla di spazi televisivi a disposizione dei capi di coalizione». E Silvio formalmente lo è, anche se in caso di vittoria preferirebbe «fare il ministro dell’Economia», lasciando palazzo Chigi a chi la spunterà tra Angelino Alfano e Giulio Tremonti. Ovvero «a quel mister X che ancora non c'è», dicono sarcastici dal quartier generale del Pd. Nel frattempo, i falchi del Pdl sono già in volo: vogliono stanare il nemico. Attacca Fabrizio Cicchitto: «Lo capisco, la paura fa novanta». Continua Osvaldo Napoli: «Bersani sta scappando». Il segretario non cade nelle provocazioni, e non parla. Lo farà giovedì quando aprirà la campagna elettorale. Una cosa è già certa: non vuole farsi imporre l'agenda da Berlusconi. Tantomeno il telecomando.

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