ROMA Tra Regioni e Ferrovie dello Stato il braccio di ferro sul trasporto pubblico locale è cosa antica. Le Regioni hanno sempre rimproverato e continuano a rimproverare alle Ferrovie di aver puntato troppo poco sugli investimenti necessari a rinnovare il parco mezzi e di aver fatto niente o quasi per migliorare gli standard di sicurezza, il comfort di viaggio e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Criticano, le Regioni, l’avere le Ferrovie «ingiustificatamente» concepito servizi di serie A e di serie B distinguendo nettamente il traffico dell’Alta velocità da quello locale e di aver così discriminato i pendolari. Le Ferrovie dello Stato ovviamente rispediscono le critiche al mittente poiché ritengono non imputabili all’azienda le scelte che riguardano il trasporto locale, essendo questo totalmente in mano alle Regioni. L’amministratore delegato, Mauro Moretti, un mese fa tagliò corto: «Abbiamo 750 milioni di crediti scaduti con le Regioni - disse - e se fossimo un’azienda normale avremmo già lasciato la gente a terra e abbandonato i servizi».
Trenitalia gestisce il 75-80 per cento del trasporto locale in Italia. Abbiamo sentito l’amministratore delegato Vincenzo Soprano.
Soprano, l’Italia delle ferrovie viene descritta come a due velocità, è proprio il caso di dire: da una parte l’Alta velocità, con i suoi treni efficienti e puntuali. E dall’altra i treni regionali e locali, con tutti i problemi che sappiamo. Ma le Ferrovie fanno veramente lo stesso sforzo per entrambi i settori?
«Certo. Anzi, fanno uno sforzo maggiore per il trasporto locale. Per noi quello è il primo business. Siamo consapevoli della sua rilevanza e con un capitale investito di circa 4 miliardi di euro l’azienda è interessata a svilupparlo. Sono però necessari contratti remunerativi».
È in arrivo un decreto del Presidente del Consiglio che dovrebbe, grazie all’istituzione di un Fondo pluriennale, mettere ordine nella materia del trasporto locale. Lei sarebbe favorevole a una maggiore liberalizzazione del settore?
«Ma sono già più di dieci anni che le Regioni hanno facoltà di affidare i servizi individuando il fornitore tramite una gara europea. Chi le ha indette le ha però anche viste andare deserte, come in Liguria, oppure ha visto presentarsi solo Trenitalia. Evidentemente il mercato ha trovato poco attrattive queste gare perché il servizio da svolgere è ancora oggi poco profittevole, viste le difficoltà delle Regioni di onorare questi contratti».
Quali sono le ragioni, secondo lei, per le quali il nostro Paese non è ancora in grado di avere un servizio di trasporti pubblici locali all’altezza delle principali Nazioni europee?
«Scarsi investimenti pubblici nel corso degli ultimi due-tre decenni, motivo per cui ci troviamo a viaggiare su treni con un’età media di 25 anni e oltre. Poi riscontriamo corrispettivi pubblici e tariffe più basse, fino alla metà e oltre, rispetto alle Nazioni con cui siamo soliti confrontarci».
Le Regioni dicono che le Ferrovie dello Stato avrebbero dovuto fare più investimenti nel trasporto regionale. Lei che ne pensa?
«Abbiamo investito 2,5 miliardi di euro per l’acquisto di nuovi treni».