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Pescara, 24/03/2026
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14/01/2013
Il Centro
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Liste, la carica degli impresentabili. Condannati, inquisiti, radiati: ce ne sono di tutti i tipi e in tutti gli schieramenti. La legge sull’incandidabilità non è servita |
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ROMA Avrebbero dovuto essere le elezioni delle liste pulite, senza la solita carica di impresentabili, vento nuovo in un parlamento in cui sono quasi cento i deputati e senatori uscenti condannati, imputati, indagati o prescritti. Invece no. Chiusi ieri i termini per la presentazione dei simboli, con 215 contrassegni depositati al Viminale, gli elenchi dei candidati che si vanno definendo allungano ombre anche sulle Camere che verranno, complice la legge sull’incandidabilità a maglie troppo larghe varata, all’inizio di dicembre, dal governo Monti. Se non sotto il profilo giudiziario (nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva), di certo sul piano dell’opportunità. Entro domani l’ufficio elettorale del ministero dell’Interno deciderà sull’ammissibilità dei simboli, eventuali ricorsi saranno giudicati in Cassazione entro la settimana. Domenica e lunedì prossimi, 20 e 21 gennaio, i partiti dovranno presentare le liste nelle singole circoscrizioni di Camera e Senato, mentre le forze che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere le firme per poter partecipare alla competizione. E nelle liste ancora da chiudere, dopo i nomi controversi emersi nei giorni scorsi nelle fila del Pd come pure dei montiani (sabato si è ritirato dalla corsa Paolo Ciani, coordinatore regionale del Fli, indagato), si profila nel Pdl il ritorno di alcuni eccellenti finiti nel mirino della magistratura. Si va infatti verso il via libera alla ricandidatura di Nicola Cosentino, imputato per concorso esterno in associazione camorristica e corruzione: «Come ha detto il presidente Berlusconi, valuteremo caso per caso – ha detto ieri il commissario campano Nitto Palma – Per quanto riguarda Cosentino, ho letto le carte e ritengo che non ci sia un accettabile impianto accusatorio». Porte aperte anche all’ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, indagato in una delle indagini su Cosentino ma vicino all’archiviazione, e per il deputato Marco Milanese, imputato per corruzione. Nella corsa elettorale potrebbe trovare spazio anche Emilio Fede, imputato a Milano nel processo sul caso Ruby. Marcello Dell'Utri, uno dei fedelissimi di Silvio Berlusconi, rimasto fuori dal Pdl, potrebbe essere ripescato dal Grande Sud di Gianfranco Micciché. «Dell'Utri è una persona perbenissima, e non è stato condannato in forma definitiva» ha ricordato nei giorni scorsi il Cavaliere. Buone speranze, dunque, nonostante i processi di Palermo. Micciché potrebbe accogliere anche Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, altro indagato di rango, e l’ex IdV Americo Porfidia, rinviato a giudizio nel 2011 per tentata estorsione. Correrà per il momento una battaglia solitaria con l’Udeur, invece, Clemente Mastella, l’ex ministro impegnato in più indagini e processi, mentre è al debutto in politica Luciano Moggi, uno dei più potenti dirigenti dello sport italiano, travolto nel 2006 dallo scandalo Calciopoli, condannato in primo grado per associazione per delinquere, e radiato dalla Federcalcio: Stefania Craxi l’ha scelto come capolista in Piemonte dei Riformisti italiani, apparentanti col Pdl. Dentro il Pd sotto tiro è soprattutto Vladimiro Crisafulli, campione delle primarie a Enna, finito nel mirino degli stessi compagni di partito Della Seta e Ferrante: è stato rinviato a giudizio nel 2010 per concorso in abuso d’ufficio. C’è poi il senatore Ludovico Vico, intercettato nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto, ma non indagato. Tra i democratici indagati ci sono Nicodemo Oliverio in Calabria, altro vincitore delle primarie, imputato per bancarotta fraudolenta, e Francantonio Genovese, Messina, indagato abuso d’ufficio, e non sono i soli. Guai pure dentro la Lega, dove Federico Bricolo, Roberto Calderoli e altri (non indagati) sono alle prese con l’inchiesta dei pm di Roma sulla gestione dei fondi al Senato, mentre nell’Udc il segretario Lorenzo Cesa è stato condannato in primo grado per corruzione aggravata, condanna annullata in appello per vizio di forma.
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