MILANO Legatissimi, fino a qualche settimana fa. Ora invece si guardano in cagnesco: «Se dico io certe cose su Formigoni lo metto a terra» ringhia Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano e ora candidato alla Regione Lombardia sospinto dalle liste dell’area Monti. Tutti a chiedersi quale scabroso segreto custodisca. «E’ un linguaggio da gente che porta la Coppola» chiosa Salvini della Lega. Il Pd regionale spinge: «Albertini dica tutto quello che sa». Così lui, dopo un giorno rovente, è costretto a precisare: «Niente di penale, solo questioni politiche».
VECCHIE RUGGINI
Il conflitto fra i due ex colleghi di partito è lo schermo dietro cui si nasconde l’asprezza dello scontro fra chi è uscito dal Pdl e chi è rimasto col Cavaliere, scontro che in Lombardia si consuma quasi esclusivamente sul tema dell’alleanza con la Lega Nord. Ma oltre alla questione politica, fra Albertini e Formigoni c’è anche di mezzo una questione personale, una reciproca diffidenza che risale agli anni andati, che pareva sopita, e che è tornata a divampare in modo ancora più vistoso.
Il Celeste, disarcionato dalla guida della Regione, a fine autunno s’era fatto gran cerimoniere della candidatura Albertini: «E’ l’uomo ideale per la Lombardia». Aveva esortato il Pdl a sostenerlo senza ambiguità, aveva sfidato Berlusconi bocciando a priori un eventuale sostegno a un uomo della Lega: «Sarebbe un errore capitale per il mio partito». Il Cavaliere non gli aveva dato retta, battezzando la candidatura Maroni e provando persino a sfilare Albertini dalla contesa promettendogli in cambio un posto di capolista al Senato per il Pdl.
L’IMBARAZZO DEL CELESTE
Com’è finita è cosa nota: l’ex sindaco ha resistito alle sirene di Arcore e ha fatto trasloco nell’area Monti portandosi appresso un grande amico di Formigoni come l’eurodeputato Mario Mauro, mentre il Celeste dopo un lungo silenzio imbarazzato ha abbandonato «l’uomo ideale per la Lombardia» al proprio destino ed è tornato all’ovile, pure lui a sostegno dell’arcinemico Maroni. In cambio di cosa? «Penso che gli toccherà la triste sorte di accettare ciò che io ho rifiutato» maligna Albertini alludendo al posto di capoista per il Senato.
All’annuncio del dietro front sembrava che fra i due potesse sopravvivere un certo fair-play: «Quella di Formigoni è una scelta che non condivido, ma rispetto». Poi sono arrivate le punzecchiature. Quella di Albertini: «Il Celeste è un politico di professione, per questo ha deciso come ha deciso». Quella dell’ex governatore: «Taccia lui sui politici di professione: è europarlamentare, si candida alla Regione e insieme al Senato». Fino alla replica velenosa e minacciosa: «Formigoni non mi inquieti perché se dico quello che so lo metto a terra».
SONDAGGI PRO MARONI
Quello che sa, fa capire, è frutto dei colloqui avuti fra i due nelle settimane in cui il politico ciellino lavorava alacremente per la candidatura di quello che oggi è un avversario. In quei colloqui il Celeste parlava anche del suo futuro, del suo destino politico, delle sue aspirazioni. Albertini annotava e oggi sostiene di poterle renderle pubbliche se la contesa non si placa. Il tutto nello stesso giorno in cui i sondaggi dicono che per ora Maroni è avanti nei sondaggi sul candidato di centrosinistra Ambrosoli (41 per cento a 38) e Albertini solo terzo intorno all’11 per cento.