"Abbiamo appreso solo dal web della nostra candidatura", dicono. E in una nota diffidano dall'utilizzo dei loro nomi. Mentre esplode la protesta dell'Udc regionale: tutti autosospesi contro i "paracadutati" e la scelta come capolista della Binetti
ROMA - Ore febbrili per i politici italiani a caccia di un posto in lista. Di segno opposto l'esperienza vissuta da due esponenti abruzzesi di Fli che denunciano di essere stati candidati a loro insaputa. Sono Berardo Rabuffo, capogruppo in consiglio regionale, e Maurizio Teodoro, ex consigliere regionale di Margherita e Pdl. "Siamo finiti nella lista Con Monti per l'Italia al Senato senza saperne nulla", denunciano. Con una nota i due diffidano "dall'utilizzo dei loro nominativi", sottolineando che "hanno appreso soltanto dal web e dalla stampa della propria presenza in lista". "La notizia - avvertono è priva di fondamento in quanto i nostri nomi sono stati utilizzati arbitrariamente ed inseriti in un elenco mai concordato e comunicato agli interessati". "Evidentemente, nell'arrembaggio e nella frenesia generata dal 'porcellum' - continuano - i criteri usati non sono quelli che valutano le scelte corrette rispetto ai tempi, alle appartenenze ed ai territori".
In rivolta anche gli esponenti abruzzesi dell'Udc, che si sono tutti autospesi. Criticano soprattutto la scelta di mettere in lista candidati non iscritti al partito. Ma attaccano anche la decisione, arrivata in serata, di mettere come capolista regionale Paola Binetti. "E' poco radicata sul territorio", lamentano i centristi locali. Lei "è nata a Roma, cosa ha a che fare con la nostra regione?". Durissimo il capogruppo in consiglio regionale dell'Udc, Antonio Menna: "Vogliamo essere ricevuti da Cesa e Buttiglione - ha detto - per evitare che il leader nazionale Casini ci dica che lui non conta niente e che invece decidono i vertici politici. Al termine dell'incontro, a seconda dell'esito, assumeremo altre decisioni, anticipo, anche eclatanti".