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Data: 26/01/2013
Testata giornalistica: Rassegna.it
La proposta Cgil per il lavoro - Cgil, un dibattito sul lavoro (La relazione integrale) - (La sintesi delle proposte)

La conferenza di programma del sindacato: una due giorni per presentare e discutere il Piano del lavoro elaborato dalla confederazione. La relazione di Camusso. Poi gli interventi. Bersani: Italia ha energie per uscire dalla crisi

“Un piano per prendersi cura del lavoro e del Paese”. Con queste parole il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha aperto la Conferenza di programma del sindacato (leggi qui la relazione integrale). “Il Piano del Lavoro è la nostra proposta per uscire dalla crisi – ha aggiunto -, l'idea di un nuovo modello di sviluppo che generi benessere. L'Italia può uscire dalla crisi solo se è tutta insieme. Altrimenti a pezzi si aggrava la crisi. La prima grande necessità si chiama equità fiscale, progressività della tassazione, tassa su grandi ricchezze. Senza Europa – inoltre - non c'è neanche l'Italia. Bisogna rilanciare con forza l'idea degli Stati Uniti d'Europa”.

La Cgil ha presentato il suo Piano del lavoro , chiamando a interloquire il mondo della politica e mettendolo in relazione con il dibattito interno al sindacato. La richiesta è quella di un Piano di legislatura che le forze di sinistra e centrosinistra facciano proprio, se vinceranno le elezioni, per rimettere al centro il lavoro nei prossimi cinque anni.

Bersani: uguaglianza, lavoro, diritti, onestà, i valori che porteremo al governo
Tra gli ospiti della giornata, il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, che ha definito la Conferenza “un’iniziativa utile per uscire da cabarettismi da campagna elettorale”. “Il Pd – ha aggiunto Bersani - ci sta mettendo coerenza, coraggio e partecipazione, per contribuire alla civilizzazione della politica". Secondo il candidato del Pd alla guida del governo, “una delle primissime cose da fare [nella nuova legislatura, ndr] è una rivisitazione del patto di stabilità nei piccoli Comuni per avviare un piano di piccole opere.

“Le politiche di green economy furono inventate dal centrosinistra e poi abbandonate dai governi di destra, ora vanno riprese”, ha aggiunto Bersani, secondo il quale “dobbiamo dare una scossa civica al Paese, con norme contro la corruzione, il conflitti d'interessi, contro le mafie e sui costi della politica”. Secondo il segretario Pd “l'Italia ha le energie per uscire dalla crisi. Concentriamo la legislatura sul tema della base produttiva, che va”. E poi, “lavoriamo sulla spesa corrente, per eliminare gli sprechi e la corruzione e rafforzare welfare e scuola”. Inoltre, bisogna “potenziare la progressività delle imposte esistenti, a iniziare dall'Imu”.

Vendola, senza sindacato la democrazia è sconfitta
"Chi chiede lo scalpo della Cgil vuole abolire il mondo del lavoro. Senza i sindacati non si irrobustisce la voce dei lavoratori, ma anzi si segna il declino e la morte dei lavoratori. L'assalto al lavoro è il punto inquietante della battaglia politica che si sta determinando. Il sindacato è il presidio dei diritti dei lavoratori e i lavoratori già oggi sono penalizzati e in ginocchio. Senza sindacato non avrebbero diritto di negoziazione. Le elite che vogliono lo scalpo della Cgil lo fanno non per antipatia verso il massimalismo ma per abolire quel punto di vista che fa del mondo del lavoro l'osservatorio sulle sofferenze della gente. Il nodo lavoro-democrazia è insuperabile. Se non si offre buona occupazione, la democrazia è sconfitta”. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, intervenendo alla Conferenza di programma.

“Vediamo, per esempio, Monti che dice che i guai dell'Italia di questo ultimo ventennio sono da addebitare alla destra e alla sinistra. Monti vuol fare il Beppe Grillo con il loden: la verità è che la destra ha governato ed ha avuto l'egemonia culturale per un ventennio in questo Paese. Quell'egemonia è colpa anche della sinistra che ha perso ogni contatto con la civiltà del lavoro. Ecco perché, io credo, che il centrosinistra debba assolutamente recuperare il rapporto col mondo del lavoro, partendo da una legge sulla rappresentanza sindacale, che non è più rinviabile".

Barca, ricostruire un'idea condivisibile di crescita
"Il Piano del lavoro e la forte e puntuale relazione di Susanna Camusso dicono cose molto forti sull'idea di ricostruire una visione condivisibile di sviluppo, mentre da almeno 20 anni si assistono a tentativi senza esito di riforme su produttività e coesione sociale", così il ministro della Coesione sociale, Fabrizio Barca, nel corso del suo intervento al Palalottomatica. In particolare l'esponente del Pd ha apprezzato l'enfasi posa su un'idea di lavoro "vivo", come espressione di libertà dell'individuo nel produrre reddito e realizzare se stesso; due dimensioni, ha detto Barca, entrambe mortificate dalla crisi in atto. Ma la crisi ha messo in forte discussione anche "il lavoro vivo come fonte di innovazione per la produzione di beni e servizi per la collettività e le persone" e pure quello che si nasconde nei nostri "beni paesaggistici, archeologici, culturali, lavoro reso sterile e improduttivo perché in mano a nuovi rentier pubblici e privati". Le idee forti nel piano per rilanciare il lavoro "vivo", per Barca, riguardano "le attività di messa in sicurezza del territorio, degli edifici scolastici - con il ruolo decisivo della Cassa depositi e prestiti; il rilancio e il rinnovamento del welfare; il tema del rilancio dell'economia della conoscenza, con la proposta non più rinviabile dell'elevamento dell'obbligo scolastico a 18 anni.

"Nelle indicazioni relative alle manovre da realizzare, dubito che dalla riforma fiscale possano venire i 40 miliardi prefigurati nel Piano del lavoro della Cgil". Così Fabrizio Barca, ministro della Coesione territoriale, nel suo intervento nel corso della Conferenza di programma della Cgil a Roma. Qualche dubbio il ministro lo ha espresso anche rispetto all'incidenza, delineate nel Piano, della creazione diretta di lavoro, perché "c'è il rischio che si possa prefigurare una nuova stagione di lavori socialmente utili. Difficile in pochi mesi mettere in piedi, per il prossimo governo, una creazione di genuini beni e servizi utili davero per la collettività". Più enfasi, nota Barca, andrebbe invece messa nella creazione di lavoro legata al welfare.

Landini (Fiom), serve legge sulla rappresentanza
“L'iniziativa di oggi si colloca in una fase molto delicata del Paese e vita delle persone che rappresentiamo. Rimettere al centro il lavoro è un fatto decisivo”. Lo spiega il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. Invita a partire dall'analisi della reale condizione di vita e di lavoro delle persone e chiede di fare attenzione all'idea che si sta diffondendo nel nostro Paese che, pur di lavorare, vada bene qualsiasi condizione. “Il lavoro – spiega –, o ha diritti, o non è lavoro. Ma mai come in questo momento, i diritti individuali e collettivi sono sotto attacco”.

Quando Di Vittorio lanciò il piano del lavoro, ricorda il leader della Fiom, lanciò anche l'idea della conquista dello Statuto dei Lavoratori”. Oggi, invece, “si usa la crisi per scardinare il sistema dei diritti, si tenta di limitare la libertà a contrattare collettivamente la propria condizione per andare a un'idea corporativa e aziendalista della contrattazione, fino a riportare ogni aspetto della prestazione del lavoro ad una condizione individuale”. A suo giudizio, dunque, “serve una legge sulla rappresentanza, non per garantire questa o quella organizzazione sindacale, ma per garantire il diritto delle persone a decidere degli accordi che li riguardano e a scegliere il sindacato che le rappresenti”. Per Landini si tratta del punto centrale in questa fase e dell'unica possibilità per superare le divisioni sindacali. Il ragionamento torna poi sulla necessità di dare alla contrattazione una dimensione europea, per evitare la competizione tra lavoratori dei vari Paesi, rischio che corriamo anche in Italia. “Se non offriamo noi un terreno per la riunificazione delle proteste, rischiamo una guerra tra poveri e l'arretramento sociale del Paese. La Cgil – conclude – è l'unica organizzazione che può farlo”.

Tabacci, il Piano del Lavoro è l'approccio giusto
“Il Piano del Lavoro ci interessa molto, anche se alcuni compiti competono al sindacato e altri al governo”. Così Bruno Tabacci, leader del Centro Democratico. “E' già molto immaginare che una forza sindacale abbia una visione complessiva, è questo l'approccio giusto – ha aggiunto -. Sulla riforma del fisco, c'è da affrontare il sommerso, la corruzione e l'evasione di sistema. Le stime Istat dicono che il 17% dell'economia italiana è irregolare, a cui va aggiunta l'economia mafiosa e quella informale. C'è una colossale evasione sistematica che determina la caduta del diritto di cittadinanza. Sul fronte delle tasse, si può lavorare per rendere l'Imu progressiva”.

Amato, finanza ha sopraffatto economia reale
Quando Di Vittorio lanciò il Piano del lavoro, sessant’anni fa, disse che se il progetto si fosse avviato i lavoratori avrebbero fatto la loro parte di sacrifici. Si potrà anche discutere dei sacrifici di cui la Cgil dovrebbe farsi carico oggi. “Ma quello che mi pare opinabile, quando la situazione si fa davvero difficile, è che gli occhi vengano puntati sul sindacato, e che ci si metta a discutere di mercato del lavoro”. Ha iniziato così, oggi pomeriggio, Giuliano Amato, attaccando un luogo comune – un luogo comune che ha avuto poi conseguenze pesanti per i lavoratori –, il suo intervent. "Come se l’assenza di lavoro che caratterizza l’Italia di oggi – ha proseguito –, fosse figlia delle regole del mercato del lavoro. Le possiamo cambiare tutte da cima a fondo, non cambierebbe nulla”.

La realtà, la ragione vera del dramma che in questi anni stiamo vivendo, è un’altra: il gigantesco cambiamento del rapporto tra economia reale e finanza, la scoperta che può essere più conveniente investire nella seconda che nella prima. È un rovesciamento che ha prodotto e produce distruzione di lavoro, e conseguenze, sotto il profilo etico, civile, molto pericolose. È il ritorno del Gatto e la Volpe, che nel Pinocchio di Collodi per far soldi seminano soldi. Un fare negativo: per essere buoni cittadino bisogna andare a scuola e poi lavorare, questo voleva dirci Collodi. Non è più così: la realtà è la finanza che genera finanza, un demone che divora le prospettive di lavoro e si abbatte come uno tsunami sull’economia reale: 600 trilioni di dollari di derivati, una gigantesca ricchezza crescita su un castello di carta, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti".

Andriani: uscire dalla crisi non sarà semplice
Nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil il professor Silvano Andriani ha innanzitutto ricordato la sequela di previsioni non ottimistiche per il futuro dell’Italia. “Quel che vedo è che tra chi fa previsioni nessuno dice da cosa trarrebbe origine la ripresa economica”, ha ricordato Andriani. “Negli anni 30 si uscì dalla profonda crisi solo con enormi cambiamenti e dopo oltre un decennio, con un gigantesco intervento pubblico necessario per tutti i paesi che parteciparono all’intervento bellico. Oggi la crisi in atto è assai simile a quella e uscirne non sarà facile per nessuno. Si susseguono appelli e proposte e in Italia qualcuno pensa che ad essere pessimisti è solo la Cgil di Susanna Camusso”.

La questione del debito pubblico nei paesi capitalizzati ha raggiunto livelli record, ha sottolineato ancora il professore, e dopo cinque anni di crisi il livello del debito non è diminuito, anzi, è addirittura aumentato. Il debito continua ad aumentare per tutti. Dopodiché si fa appello alle nuove generazioni, ma è esattamente il debito accumulato sinora che peserà in modo particolare sulle nuove generazioni. “Da una parte, ha detto ancora Andriani, c’è chi pensa che il mercato risolverà ogni cosa. Ma non ci si accorge che la crisi è nata proprio dal mercato, per la precisione nel cuore dei mercati finanziari del mondo. Viceversa, c’è chi pensa che solo con il recupero della politica sul potere finanziario si potrà risolvere la crisi”.

Schulz, da Cgil contributo importante per cambiamento di rotta
“Il Piano per il lavoro che presentate oggi è un contributo importante da parte di uno dei sindacati più rappresentativi d'Europa, a favore di un cambiamento di rotta, cambiamento indispensabile per il nostro continente. Un cambiamento di rotta che l'istituzione che rappresento, il Parlamento europeo, chiede da molto tempo”. Inizia così, infine, il video messaggio inviato dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, alla conferenza di programma della Cgil, “un'iniziativa che si svolge in un momento chiave per l'Italia e per tutta l'Europa”.

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