Il segretario alla kermesse sul programma con Amato, Barca, Vendola e Tabacci. Il governatore ironizza: Mario guarda
a destra? Ormai è un Grillo con il loden
ROMA Giù le mani dalla Cgil, fa scudo Pier Luigi Bersani, che in questo trova alleati in Giuliano Amato e Bruno Tabacci, giunti al Palalottomatica assieme al ministro Fabrizio Barca e a Nichi Vendola per intervenire alla conferenza programmatica Cgil. Ma se il leader del Pd difende il sindacato di Susanna Camusso dagli attacchi e dagli strali di Mario Monti, non per questo ne sposa le proposte o, come accusano da fuori i suoi avversari, si sdraia sul sindacato rosso. Tutt’altro. Bersani ammette di «riconoscersi nelle analisi di Camusso», conviene che la concertazione è il metodo migliore per prendere le decisioni importanti, ma si guarda bene dal solo pronunciare la parola «patrimoniale» più volte evocata dalla leader sindacale, e men che meno riprende la proposta clou del Piano del lavoro Cgil di trovare 50-60 miliardi fino al 2015 per nuova occupazione, una proposta subito tacciata, sempre da fuori, di statalismo, di pesare sui conti pubblici oltre che essere inattuabile.
DIVISI SULLA PATRIMONIALE
E dunque: se Camusso invoca una patrimoniale sulle grandi ricchezze, Bersani più che girare alla larga fa capire che il Pd ha altre idee da mettere in campo, tipo rivedere il patto di stabilità con i comuni; se Camusso si mostra negativa sul salario minimo, Bersani invece proprio qualche giorno prima ne aveva parlato come di cosa auspicabile. Come se non bastasse, anche il ministro Barca, che sta ancora al governo con Monti ma il cui cuore batte a sinistra, si è messo a sollevare obiezioni alle proposte del primo sindacato italiano, perorando la valorizzazione delle professioni e del mondo della scuola, e portando a esempio la Puglia di Vendola (seduto accanto al ministro) che è riuscito a creare 22 mila nuovi posti di lavoro.
IL RIFORMISMO
Circondati e avvolti dal color rosso che promana ovunque, la Cgil ha ospitato il Gotha del personale politico che i sondaggi indicano come i più probabili candidati al governo. E non solo al governo. Molto applaudito Giuliano Amato, che ha svolto un intervento da riformistone socialista, di fatto polemizzando con Monti pur senza citarlo: «Mi pare opinabile che, quando la situazione si fa difficile, tutti gli occhi si puntino sul sindacato e gli si dica ”devi cambiare”». Per l’ex premier, il problema è che «stiamo vivendo un colossale cambiamento del rapporto tra economia e finanza che ha sconnesso la possibilità di fare soldi dalla necessità di lavorare». Altro che arretratezza del sindacato, sembra dire Amato, «il problema è riportare la finanza verso l’economia reale». Molto applaudito anche Vendola che si è mosso a suo agio come fosse a casa, propinando una serie di fendenti all’indirizzo di Monti, «un Grillo con il loden». «Il premier dice che vuole andare a destra?», ha chiesto ironico Nichi il rosso, «vuol dire che va dove lo porta il cuore», cercando di esorcizzare quel patto post elettorale tra progressisti e moderati che non lo vedrebbe certo tra i protagonisti. Stoccate a Monti anche da Tabacci, secondo il quale «il vero discrimine tra conservatori e progressisti non si misura sui dati del Pil o sul profitto, né facendo solo gli interessi di alcuni blocchi sociali».