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Pescara, 22/03/2026
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Data: 26/01/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Bersani e Vendola, nuovo asse con la Cgil. Presentato il Piano del lavoro della Confederazione. Il leader del Pd: soltanto l’austerità non basta

ROMA La Cgil lancia il Piano del lavoro e chiede che ad attuarlo sia un governo di svolta. Non certamente quello di Monti che, denuncia Susanna Camusso, con le sue scelte «ha aggravato la crisi e non ha posto le premesse per uscirne» attuando invece politiche di tagli. Bersani, candidato premier del centrosinistra, si dice d’accordo con la Cgil: «La priorità è il lavoro. L’austerità e il rigore sono la condizione delle politiche economiche, non possono esserne l’obiettivo». Alla conferenza programmatica del più grande sindacato italiano, Cgil e Pd firmano la pace, dopo essere stati a lungo divisi sulle politiche e gli obiettivi del governo Monti che i democratici hanno appoggiato durante l’ultimo anno. Per la confederazione «non si aprirà una nuova stagione di crescita e sviluppo se non si riparte dal lavoro e dalla creazione di lavoro». Un lavoro, si badi bene, che sia «dignitoso, contrattualizzato, retribuito, qualificato nelle tutele universali e dalla formazione». Il Piano della Cgil punta in cinque anni a tamponare l’emergenza e a fare riforme necessarie. Le risorse movimentate ammonterebbero a 50 miliardi nel triennio prossimo, recuperate attraverso la riforma organica del fisco, l’allargamento delle basi imponibili, una maggiore progressività nell’imposizione tributaria, il taglio dei costi della politica. L’attivazione del piano potrebbe generare una crescita del pil del 3,1% e un incremento di poco meno di tre punti dell’occupazione. Monti ha sbagliato tutto, ha denunciato Susanna Camusso dal palco: la traduzione italiana delle scelte europee «ha aggravato la crisi» con premesse «sbagliate«. A partire dal «rigore e dall’ossessione del debito pubblico». La Cgil propone invece un forte utilizzo dell’intervento pubblico. Bersani e Vendola, ospiti della Cgil, sono d’accordo con il sindacato. Il leader di Sel denuncia «l’escaltion del populismo» che ha nell’attacco ai sindacati «un punto inquietante della battaglia politica». Le «elites attuali che chiedono lo scalpo della Cgil » vogliono «abolire un punto di vista che vuol fare il mondo del lavoro un punto di osservazione della sofferenza della gente». Bersani rilancia anche lui l’attacco a Monti che non capisce il nesso «tra coesione e cambiamento». E apre alle proposte della Cgil: è un errore pensare che il sindacato «sia un impaccio» così come «dividere tra buoni e cattivi». Per il candidato del centro sinistra «le forze sociali non sono controparte di un governo né quando governa né quando fa campagna elettorale» e pensare così «vuol dire non aver capito che per far girare bene le cose» serve un confronto che spinto «fino in fondo è quello che ti fa sbagliare di meno». Come prima proposta ha proposto «l’immediata rivisitazione del patto di stabilità per un grande piano di piccole opere sul tema delle scuole da sistemare, dell’ambiente, della mobilità urbana con progetti visti localmente» per dare lavoro. Il leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia, non è stato invitato alla conferenza programmatica della Cgil. E ha inviato una lettera aperta agli iscritti per ricordare tra l’altro che il Pd votò la modifica dell’articolo 18 voluto da Monti e Fornero «senza battere ciglio».

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