LA STORIA Dopo 114 anni nel 2010 Rfi ha messo a riposo la tratta Adesso il treno la percorre solo una volta al mese, ma è una gita nel sogno, da non perdere
LANCIANO Si arrampica fino in alta quota, lambendo dirupi e pendii. Poi ridiscende a valle, curvando ed infilandosi nella pancia della montagna, e all’uscita la vista riesplode su vette e vallate innevate. E’ un viaggio unico quello sulla ferrovia Sulmona-Isernia. Unico anche perché c’è un solo treno al mese che parte dal cuore del Molise e scalando la Majella attraversa l’Abruzzo dei parchi. Dopo 114 anni di onorato servizio, sfidando qualsiasi intemperie, due anni fa Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha messo a riposo la tratta. Una decisione contrastata da molti. LA STORIA. La ferrovia Sulmona-Isernia venne inaugurata nel 1897, cinque anni dopo l’apertura del primo tratto Sulmona-Cansano. Un discreto numero di treni merci e passeggeri solcavano la tratta che collega ventuno stazioni. La linea ferrata diventava indispensabile quando le copiose nevicate rendono pericolose e impraticabili le strade. Sono 129 chilometri di binari, venticinque dei quali corrono sotto le 58 gallerie; più di cento sono i viadotti e i ponti, capolavori d’ingegneria, che permettono alla linea di avere una pendenza massima del 28 per mille, malgrado i dislivelli che affronta. Nell’ottobre 2010 le corse sulla tratta da Castel di Sangro a Carpinone sono state sospese perché si erano resi necessari interventi di manutenzione. L’anno dopo le ultime due coppie di treni sono state soppresse definitivamente. La linea, tuttavia, è ancora formalmente aperta. IL VIAGGIO. Così due associazioni, la onlus Transita e Le rotaie Molise, si sono impegnate in prima linea a tenere in vita la tratta. Dall’anno scorso organizzano, in collaborazione con un tour operator sempre molisano, gite in treno una volta al mese. Il primo viaggio dell’anno è partito domenica scorsa. Fino alla fine il maltempo ha messo a rischio la gita. Sabato sera un locomotore di Rfi ha ripulito i binari sommersi dalla neve e personale addetto alla manutenzione ha rimosso a mano rami e arbusti spezzati dal vento e dalle nevicate. Domenica mattina quasi 250 treno- turisti salgono puntualmente a Isernia. La gita è stata ribattezzata “Treno dei sapori” e a bordo si degustano mozzarelle, salumi, creme tartufate, accompagnati da vini locali. A fare da sfondo, nella prima parte del tracciato, è la foresta della riserva Mab (istituita dall’Unesco), dove a dominare è il silenzio assoluto del bosco. Il treno sale gradualmente tra Carpinone, Sessano del Molise, Carovilli e Vastogirardi. Nelle carrozze gli Alberi Sonori, duo di musicanti di Larino, intrattiene i viaggiatori con canti e strumenti musicali di una volta. IL TRATTO ABRUZZESE. Superata la galleria del monte Pagano, la più lunga, al confine con l’Abruzzo, dopo mezzogiorno la carovana arriva alla stazione di Castel di Sangro. Da qui il treno, quattro automotrici diesel, comincia a salire di quota, guadagnandosi di diritto l’appellativo di Transiberiana d’Italia. A Roccaraso tra i passeggeri si scatena una guerra a palle di neve, fino a quando il capotreno Sabatino Mannello richiama tutti all’ordine e a bordo: «In carrozza, si parte». C’è ancora da salire, da raggiungere la vetta, che si trova a 1.268 metri sul livello del mare. E’ la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, la seconda più alta della rete ferroviaria italiana dopo quella del Brennero, come ricorda la targa che tutti immortalano in foto, per dire un giorno: «Io c’ero». Sicuramente è la tappa più gelida di questo bel viaggio. Le portiere si richiudono e la corsa prosegue. La vista, a poco a poco, si apre sull’altopiano delle Cinquemiglia, distesa immensa e ghiacciata che accompagna i vagoni sbuffanti fino alla sosta di Palena, alla scoperta del Parco nazionale della Majella. A Campo di Giove, come in altre stazioni, una rappresentanza di cittadini, con il gonfalone del Comune, saluta entusiasta il passaggio del treno. La Transiberiana si avvia verso l’ultimo tratto. Dalle vette di poco prima si passa a distese brulle e innevate, sovrastate dal monte Genzana, fino a quando nella vallata appare Pettorano sul Gizio, borgo tra i più belli d’Italia. Una breve fermata a Introdacqua, vicino allo stabilimento di confetti Pelino, e poi la carovana arriva a Sulmona. Stanca ma con gli occhi e il cuore sazi di tanta bellezza.