PESCARA Nonostante il terremoto sulla composizione delle liste, il Pdl abruzzese arretra ma non crolla. Secondo l'ultimo sondaggio realizzato dall'Istituto Piepoli, nella regione il centrosinistra è in vantaggio di cinque punti. Un buon bottino, anche se a livello nazionale il divario risulta molto più ampio (vicino al 12%). Con Bersani che ha già in tasca la Camera, la vera partita si gioca a Palazzo Madama, dove gli equilibri sono molto più incerti. L'Abruzzo eleggerà sette senatori e lo studio dell'Istituto Piepoli fornisce una prima proiezione: il centrosinistra dovrebbe conquistare quattro senatori (3 del Pd e uno di Sel), il Pdl dovrebbe assicurarsene 2 e un altro dovrebbe andare alla lista unica per Monti. Se le previsioni risultassero fondate, la truppa abruzzese in Senato risulterebbe composta da Stefania Pezzopane, Franco Marini, Paola Concia, Anna Suriani, Gatano Quagliariello, Paola Pelino e Nicoletta Verì. Inevitabile rilevare come almeno la metà degli eletti (ed ogni riferimento a Marini, Concia e Quagliariello è assolutamente voluto) risulterebbe legata più alle dinamiche romane che alle istanze del territorio. L'elenco dei paracadutati potrebbe addirittura allungarsi, se Silvio Berlusconi accogliesse l'appello lanciato dal consigliere regionale Federica Chiavaroli, che ha invitato l'ex premier a scegliere il seggio abruzzese per la sua elezione al Senato. Una vera e propria dichiarazione di guerra nei confronti della sulmonese Paola Pelino, che in tal caso avrebbe ottime probabilità di restare a casa. Un ulteriore segnale del clima di guerra aperta che si respira nel centrodestra abruzzese. A Pescara, in particolare, non si placano le polemiche per la mancata rappresentatività del territorio nelle liste e sottotraccia crescono i dissensi e i malumori, con decine di dirigenti, amministratori e militanti del Pdl che fanno sapere di essere pronti ad incanalare i propri consensi verso Rialzati Abruzzo, Fratelli d'Italia e La Destra. A Gaetano Quagliariello, con la sponda di Gianni Chiodi, spetta l'arduo compito di provare a ricucire. Tensione alle stelle anche al centro, dove crescono i mal di pancia per la candidatura di Giorgio De Matteis, al secondo posto sulla lista per la Camera. Una decisione imposta dai tavoli romani e in particolare dal leader nazionale Pier Ferdinando Casini, che ha suscitato le ire di una parte del partito e soprattutto del fronte chietino capitanato dal consigliere regionale Antonio Menna e dal presidente della Provincia, Enrico Di Giuseppantonio. Menna, parlando a nome di un folto gruppo di dirigenti abruzzesi, fa sapere al segretario nazionale Lorenzo Cesa che una parte rilevante del partito non prenderà parte alla campagna elettorale. Lo stesso Menna, però, detta le condizioni per la retromarcia: Giorgio De Matteis deve immediatamente dimettersi dall'Mpa, uscire dalla maggioranza in Regione e passare all'opposizione, dichiarare la fine degli accordi di governo sottoscritti con la giunta Chiodi e infine rinunciare ai benefici legati alla sua carica e in particolare all'utilizzo dell'auto blu.