PESCARA «Sono le scelte fatte dal Pdl, quelle imposte da Roma, a favorire la sinistra. Non la mia». Carlo Masci indossa l'elmetto e va alla guerra con la sua Rialzati Abruzzo, stavolta affiancato da un nome importante della politica aquilana come Enzo Lombardi. Torna la lista civica con cui alle regionali del 2008 Masci contribuì alla vittoria di Gianni Chiodi portando a casa più di 40mila preferenze. Fu sfida vera già allora, ma oggi si parla di impresa quasi al limite dell'impossibile: strappare un seggio al Senato con una lista civica che dovrà superare lo sbarramento regionale dell'8% per raggiunge lo scranno. Ma ci crede, l'assessore regionale al Bilancio che ha messo in ordine i conti della sanità e che ora spera di regolare quelli con il Pdl: «Sono loro a non avere accettato l'apparentamento con Rialzati Abruzzo. Ma la nostra è soprattutto una scelta contro una legge elettorale che non dà voce al territorio».
Già, lo strappo con Roma e con la direzione regionale del Pdl, accusati di non avere tutelato il buon nome di Pescara, per la prima volta senza rappresentanti del centrodestra in Parlamento. Così come il Pdl ha ignorato L’Aquila, che Lombardi rappresenta in Rialzati Abruzzo. E ieri Masci, mentre la Sala dei Marmi della Provincia di Pescara continuava a riempirsi di amici e amministratori arrivati da centri vicini e lontani, ha avuto qualcosa da dire anche al suo ex referente romano Gaetano Quagliariello, paracadutato in Abruzzo come capolista Pdl al Senato, che lo aveva accusato di fare il gioco della sinistra: «Il vero voto utile è il nostro, quello doc, quello espresso dal territorio. Andiamo a coprire il vuoto che si è creato con le scelte fatte altrove, con una legge elettorale che non piace a nessuno. Oggi tutti protestano, ma nessuno ha saputo liberare l'Abruzzo dai condizionamenti romani».
LA LEGGE VERGOGNA
Battaglia di civiltà contro la «legge vergogna». La chiama così Masci, mentre il presidente della Provincia pescarese Guerino Testa entra in sala per abbracciarlo («In bocca al lupo») seguito dal presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, il primo esponente del Pdl a dire «io sto con Masci» quando il partito di Berlusconi e Alfano mise sul tavolo la lista dei candidati abruzzesi con la casella di Pescara coperta dall'ormai famoso Antonio Razzi. Masci continua a battere il ferro proprio lì: «Dopo settant'anni registriamo l'assenza di una candidato di Pescara per il Parlamento, ed è un disagio che riguarda anche L'Aquila e altre zone del territorio regionale».
Ora la scommessa del leader di Rialzati Abruzzo è proprio questa: convincere pezzi importanti del centrodestra delle altre province a convergere sulla sua lista nella sfida per il Senato, perché fare il pieno a Pescara potrebbe non bastare, anzi non basterà senz'altro per superare la soglia dell'8%. Paradossalmente, la vera competizione di Masci non è soltanto con il Pdl ma con il collega di giunta Paolo Gatti, l'assessore regionale al Welfare che guida la lista di Fratelli d'Italia per la Camera ma che punta a rastrellare consensi anche al Senato: la caccia ai voti di Pescara e L’Aquila tradite è appena cominciata.