PESCARA Clima rovente nel centrodestra abruzzese. Non si placano le polemiche sulla composizione delle liste e in casa Pdl sono in tanti a sbattere i pugni sul tavolo. «È aberrante che invece di una sana autocritica e di un'onesta assunzione di responsabilità - dice l'assessore regionale Gianfranco Giuliane - si cerchi di alzare cortine fumogene, utilizzando vecchi rituali della politica, al fine di coprire lo scandaloso percorso relativo alla scelta delle candidature in Abruzzo». Giuliante entra nel dettaglio: «Sento dire che si è sbagliato, che si sono commessi errori, ma occorre rinunciare alla forma impersonale e ammettere che ha sbagliato Chiodi, confondendo il ruolo di presidente della Regione con quello di sindaco di Teramo, e che ha sbagliato l'oligarchia abruzzese, prima piagnucolante, poi destata da improvviso benessere grazie alla gestione degli avanzi». Avanzi che si tradurrebbero nelle candidature garantite a Teramo, a Chieti e alla Marsica. «Ecco sistemati Tancredi, Di Stefano e Piccone - rimarca l'assessore -. E che importa se sono stati esclusi importanti bacini di voti come Pescara e L'Aquila?». Giuliante conclude l'affondo con una velenosa metafora: «Si è applicata la Magna Charta, con Quagliariello che ha spiegato a Piccone come la libertà abbia la sua radice nella società feudale, che noi conosciamo sotto il nome di privilegio, e con Piccone che ha riunito i baroni e scelto il nuovo che è avanzato». Il versante pescarese è infiammato da Nazario Pagano. «Resteremo nel Pdl solo a determinate condizioni - avverte Pagano, parlando all'assemblea di AgorAbruzzo, che racchiude consiglieri regionali, amministratori locali e molti simpatizzanti del Pdl -. Il partito, a livello locale, deve essere commissariato e occorrono chiari segnali di rinnovamento della classe dirigente regionale. Se le nostre condizioni non saranno accettate - assicura il presidente del Consiglio abruzzese - ci sarà il nostro totale disimpegno già a partire dalla prossima campagna elettorale». Pagano, che un minuto dopo l'ufficializzazione delle liste ha annunciato di sostenere Masci al Senato, dimostra di fare sul serio prendendo parte alla presentazione dei candidati di Rialzati Abruzzo. Insieme a lui, nel palazzo della Provincia di Pescara, ci sono pezzi rilevanti del centrodestra abruzzese: da Tagliente all'ex sindaco Pace, passando per tre assessori del Comune di Pescara e diversi rappresentanti del Pdl. «La nostra lista incarna il vero voto utile per gli abruzzesi - osserva Masci, parlando soprattutto ai delusi del Pdl -. Proponiamo candidati d'origine controllata, che rappresentano tutto il territorio, a differenza dei candidati d'origine protetta presentati dal Pdl». Scintille a distanza con Gaetano Quagliariello, che aveva accusato «l'amico Masci di fare il gioco della sinistra», rimproverandolo di aver chiesto una candidatura blindata in cambio dell'apparentamento con il Pdl. «Sono le loro scelte a favorire la sinistra - ribatte il leader di Rialzati Abruzzo -. Contatti con il Pdl ci sono stati, da politico esperto sapevo bene che non potevano esserci candidature blindate e noi lavoriamo per portare un altro rappresentante del centrodestra in Parlamento». Clima molto più sereno nello schieramento opposto, con Sel che presenta i suoi candidati alla Camera e al Senato. «Una lista pulita, senza inquisiti, con tanti esponenti della società civile, del mondo sindacale e operaio, dei movimenti e delle realtà ambientaliste - mette in rilievo Gianni Melilla, capolista alla Camera -. In Abruzzo ci sono 420 aziende in crisi e la questione del lavoro è la nostra priorità, insieme all'ambiente e ad una grande attenzione al sociale». Resta la divaricazione, su molti temi, rispetto alle posizioni più sfumate del Pd. «La compattezza programmatica è maggiore di quella rappresentata - ribatte Roberto Natale, capolista nazionale al Senato -. Sul lavoro, ad esempio, Vendola e Bersani sono vicinissimi ed entrambi sono lontani da Monti». A sinistra della sinistra c'è il Partito comunista dei lavoratori, unica formazione a presentare la falce e martello sulla scheda elettorale. «L'Abruzzo è travolto da centinaia di vertenze - rimarca Martina Mancinelli, precaria di venticinque anni e capolista alla Camera -. Realtà produttive come Sixty, Golden Lady, Micron, AirOne, Santa Croce e Coca Cola hanno goduto di sostanziosi aiuti pubblici e adesso decidono di delocalizzare». La risposta del Pcl è drastica: «Esproprio senza indennizzo e proprietà dei lavoratori sulle loro aziende». Mancinelli ne ha per tutti: «Il Pdl candida Razzi, il Pd i soliti noti, Sel pesca nel giurassico con Melilla e ci chiediamo cosa c'entrino Costantini e Mascitelli con la sinistra».