PESCARA Aria sempre più tesa nel Pdl abruzzese dopo l’ufficializzazione delle liste con i candidati alla Camera e al Senato. Due esponenti di primo piano del centrodestra come il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano e l’assessore Gianfranco Giuliante, un pescarese e un aquilano, sparano bordate pesantissime in direzione della dirigenza del partito.
Ecco Pagano: «Rimarremo nel Pdl soltanto se ci saranno proposte condizioni chiare: commissariamento del partito locale e soprattutto promozione di un forte rinnovamento della classe dirigente regionale che in questi anni ha gestito male il partito. Solo così potremmo trovare le giuste motivazioni per celebrare la prossima campagna elettorale». Pagano ha parlato ieri a Pescara nell’assemblea di AgorAbruzzo, il movimento politico che conta su consiglieri regionali, amministratori locali e molti simpatizzanti del Pdl. Ancora Pagano: «Pescara e la sua provincia sono state private di una rappresentanza parlamentare e le responsabilità sono di chi ha gestito male il partito a livello locale. Nelle liste non c’è stato un solo segnale di rinnovamento, salvo qualche foglia di fico messa in posizione non eleggibile. Il prossimo anno abbiamo in programma elezioni importanti, come le regionali, le provinciali e il rinnovo dei consigli comunali, in particolare quello di Pescara. Se le nostre condizioni non saranno accettate ci sarà il nostro totale disimpegno, anche se rimarremo sempre antagonisti alle forze politiche di sinistra».
Per Giuliante è «aberrante che invece di una sana autocritica e di una onesta assunzione di reponsabilità, si cerchi, utilizzando vecchi rituali della politica, di alzare cortine fumogene al fine di coprire lo scandaloso percorso delle scelte delle candidature in Abruzzo. La scelta in due tempi dei candidati ha fotografato il sovrapporsi di due oligarchie. Alla prima è toccato il menù, allla seconda gli avanzi! La proposta complessiva è indigeribile».
Poi l’assessore regionale ironizza sul linguaggio adoprato dai dirigenti Pdl per giustificare le scelte elettorali: «La cortina fumogena prevede l'utilizzo dell'impersonale: si è sbagliato...sono stati commessi degli errori...si doveva e poteva fare diversamente...si riparerà!. Rinunciamo all'impersonale: ha sbagliato Chiodi, dando l'impressione di aver confuso il ruolo di presidente della Regione con quello di sindaco di Teramo. Ha sbagliato personalizzando attacchi e bersagli e sinanco motivazioni. Ha sbagliato l'oligarchia Abruzzese, fino a dodici ore prima piagnucolante, e che ricolpita da improvviso benessere ha approfittato del ruolo di caporale di giornata e nella gestione degli avanzi si è fatta prendere la mano. Due a Teramo, due a Chieti, due in Marsica! Servono i nomi? Tancredi, Di Stefano, Piccone. Si lasciano ampie zone scoperte? Non fa niente. Perchè due di Teramo città e nessuno della provincia? Perchè si è pensato che, dopo aver scientemente escluso L'Aquila, l'intera Marsica potesse essere rappresentata da Piccone e la sua controfigura? Perchè l'incomprensibile esclusione di un importante bacino di voti come Pescara? La spiegazione c'è! Si è applicata la Magna Charta, documento importante da iscriversi nel quadro della giurisprudenza feudale, come Gaetano Quagliariello mutuando De Ruggiero ha spiegato a Piccone. E Piccone non ha capito bene proprio tutto, ma quel tanto che basta. Ha riunito i baroni e ha scelto il nuovo che è avanzato».
Giuliante chiede la convocazione di «un’immediata segreteria regionale da tenersi a Pescara, a meno che Piccone non intenda sostituirla attuando una delle previsioni della Magna Charta: l'istituzione di una commissione di venticinque baroni scegliendo come sede istituzionale il castello di Celano».