No ai populisti, Silvio un ostacolo alle riforme»
Casini presenta i candidati alle Regionali
del Lazio: noi e Mario abbiamo salvato il Paese
MILANO La soluzione non è nè un’alleanza con Pdl e Lega, nè un accordo «con l’estrema sinistra». Perché, dice il premier Mario Monti, «solo i centristi possono garantire un futuro di riforme al Paese». Da Milano, dove presenta i candidati di Scelta civica, il professore marca le distanze. «Siamo elettoralmente avversari della sinistra, a maggior ragione della sinistra di Vendola, e ci preoccupa l'influenza della Cgil su Bersani», è il messaggio ai leader di Pd e Sel. Ma chiude anche a possibili intese con il Cavaliere. «La presenza autorevolissima di Berlusconi alla testa del Pdl non favorisce l’emergere di voci riformiste».
FEDERAZIONE
Se l’Italia ha evitato il crack finanziario, spiega Monti, non per questo può dirsi salva: «Siamo nel bel mezzo dell’emergenza economica, sociale e per certi versi civile». Motivo per cui è necessario proseguire sulla strada delle riforme. «Mi dispiacerebbe che i sacrifici fatti dagli italiani per uscire da una situazione di derisione venissero vanificati e si lasciassero irrealizzati i potenziali di crescita». Da qui la sua decisione di «salire» in politica. «Ho visto il Pdl ricomporre un polo di destra con la Lega - rileva il presidente del consiglio - il Pd con l’estrema sinistra e nessuno dei due poli così ricostituiti dà la garanzia di volere o di riuscire ad andare avanti con le riforme che servono per scrostare dall’Italia gli interessi corporativi». L’apertura di due giorni fa al Polo delle libertà, assicura, «non è un disegno di alleanza, non vorremmo partecipare a un governo nel quale fossero presenti o influenti forze con intonazione populista o antieuropea». Nessun asse tra partiti, insomma, l’obiettivo di Monti è «unire e federare i riformisti» sia nel centrodestra sia nel centrosinistra. Un’alleanza trasversale per completare l’agenda lasciata a metà. «Il mio orgoglio professionale e umano è ferito quando chi quattordici mesi fa mi ha lasciato il posto dice che l’economia andava bene e ora è un disastro», è la replica del premier a Berlusconi. «Cerco di non attaccare, ma a volte vengo un po’ provocato».
«ORA IL RILANCIO»
A sostenere il professore c’è l’alleato Pier Ferdinando Casini: «Mario Monti è il migliore, ha salvato l’Italia, senza di lui saremmo finiti nel baratro», afferma alla presentazione della lista Udc per il Lazio. Ma mette in chiaro: «Senza l’Udc non ci sarebbe stato il suo governo e la svolta di questi mesi». E attacca: «E’ in atto una gigantesca mistificazione. Qualcuno attribuisce a Monti la responsabilità del disastro che invece è di chi ha governato negli ultimi vent’anni». Adesso però, dopo il rigore e i sacrifici necessari «per coprire i buchi lasciati da altri, è il momento della crescita e del rilancio dell’occupazione, pensando ai giovani». E senza smanie di comando. «Pateracchi non sono in vista. La lista Monti può vincere le elezioni, creare una coalizione riformista oppure stare all’opposizione. Non possiamo vendere l’anima per andare al governo», assicura Casini. Che tiene a rimarcare la sua sintonia con il professore. «Noi non siamo due entità diverse come Vendola e il Pd, o la Lega e il Pdl. Faremo gruppi parlamentari unici, abbiamo lo stesso disegno politico». Quanto alla possibilità che si arrivi a un partito unico, Casini non si sbilancia. «Ora siamo impegnati su questo. Vedremo in futuro, valuteremo insieme».
A MPS «UN PRESTITO»
Nel pomeriggio Monti, la moglie Elsa e la figlia Federica si concedono una passeggiata in corso Buenos Aires. Un bagno di popolarità, quasi a smentire nei fatti la battuta di Maurizio Crozza: «Il più povero candidato di Scelta civica possiede la Kamchatka». Il professore ribatte: «Crozza mi piace moltissimo, ma ha detto una buffonata». E allora via con le strette di mano, foto, caffè e chinotto al bar, applausi e qualche contestazione. «Alla larga da Berlusconi», grida un ragazzo. E il premier: «Beh, questa non la considero una critica». Una signora avverte: «Io la voto, ma attenzione ai rapporti con le banche». Monti torna sul caso Mps: «Le commistioni tra banche e politica sono pericolose e il Pd ha sempre avuto molta influenza su Siena e sulla fondazione». E a chi fa notare che i 3,9 miliardi ammontano al gettito Imu spiega: «Sarà un prestito, mentre l’Imu mi spiace ricordarlo è una tassa e non torna indietro».