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Data: 27/01/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Per Teramo Lavoro bufera sulla Provincia. Una «bomba» nel mondo politico e sindacale

Sulla società in house sospesa della Provincia, Teramo Lavoro, piomba un provvedimento chiesto dalla magistratura teramana del quale, in realtà, da giorni giravano voci nei corridoi di via Milli. Il gip Giovanni De Rensis ha disposto il divieto di dimora a Teramo nei confronti di Venanzio Cretarola, amministratore delegato di Teramo Lavoro, la società in house della Provincia che impiega 110 lavoratori, di recente nell'occhio del ciclone per la sospensione dell'attività decisa dall'ente per mancanza di fondi. Il Gip ha accolto la richiesta del Pm Giovagnoni che da oltre un anno coordina un'inchiesta sull'utilizzo del Fondo sociale europeo.
In realtà dalla Procura era partita una richiesta di arresti domiciliari per l'amministratore, motivandoli con la necessità di evitare la reiterazione del reato, in subordine il divieto di dimora. A Cretarola viene contestato il reato di abuso d'ufficio, in concorso con il presidente della Provincia, Valter Catarra, ed un terzo indagato, dirigente di Teramo Lavoro, per la sua nomina all'interno della società avvenuta secondo la pubblica accusa con modalità irrituali e irregolari per una pubblica amministrazione, ovvero senza una selezione pubblica. Cretarola è inoltre accusato di falso (per aver attestato successivamente alla richiesta da parte dell'organo inquirente la sua attività lavorativa nel ruolo di coordinatore che al contrario due dirigenti della Provincia sostengono che non ha mai svolto); truffa ai danni della Regione e dell'Ue (per aver beneficiato di una retribuzione di 40mila non dovuta per un ruolo non svolto) e peculato (per una ulteriore somma di 11mila euro destinata alle casse della società e transitate temporaneamente sul suo conto e non giustificata).
Al momento l'amministratore, che ad oggi non è mai stato sentito in Procura, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Ma fa sapere, attraverso il proprio legale, che presto parlerà in una conferenza stampa. La lunga inchiesta della magistratura non è ancora conclusa. Il presidente della Provincia, Catarra, che qualche giorno fa aveva ammesso di sapere di essere indagato, oggi dice: «Non ho ancora ricevuto niente. Sul piano personale sono estremamente colpito perché conosco la mia totale buona fede e la buona fede delle mie intenzioni: trovare una soluzione per i servizi e per mantenere i livelli occupazionali- aggiunge, poi, in un comunicato stampa-. Un obiettivo peraltro raggiunto prima che ci sospendessero i finanziamenti del Fondo sociale europeo. Pensare che sono accusato di aver messo in piedi una operazione tanto complessa per procurare un indebito arricchimento, un compenso professionale, ad una persona, a Cretarola, mi lascia senza parole: mi sarei giocato l'onorabilità personale e politica per cosa?. L'unico pensiero che mi conforta - continua il comunicato - è che adesso inizia una fase nella quale ognuno per la sua parte potrà produrre la sua versione e i suoi documenti».

Una «bomba» nel mondo politico e sindacale

Come ha reagito il mondo politico e sindacale all’inchiesta giudiziaria dalla Procura di Teramo che ha investito i vertici della società in house della Provincia di Teramo e lo stesso presidente Catarra? Il Pdl, per bocca del suo segretario provinciale Paolo Tancredi, fa sapere che in questi momenti è meglio non rilasciare dichiarazioni, anche perché in via Carlo Forti devono prima approfondire l’argomento. Dall’altra parte della barricata, il coordinatore provinciale del Pd Robert Verrocchio chiede le dimissioni immediate di Cretarola. «Da quello che possiamo apprendere- afferma il pinetese- tutta la vicenda è segnata quantomeno da una faciloneria impressionante, ed eventualmente se si configurano altre cose sarà compito dei magistrati approfondire, che rischia di lasciare senza lavoro i 110 dipendenti della società». Verrocchio, inoltre, non riesce a spiegarsi la strenua difesa di Catarra nei confronti di Cretarola «che dovrebbe essere dimesso senza indugi, visto che ormai si è capito che non ha alcuna intenzione la lasciare la sua poltrona».
In subbuglio anche il mondo dei sindacati. Per la Uil è il giorno della resa dei conti e, tanto per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, attacca Cgil e Cisl. «Per ignoti ed incomprensibili motivi- sostiene Alfiero Di Giammartino- le due sigle sindacali hanno sin qui preferito adottare soluzioni sindacali più vicine ed organiche a quelle desiderate ed espresse dalla parte datoriale: evidentemente, si sono lasciati incantare dal richiamo di improbabili sirene; rimane la considerazione che, poi, alla luce dei fatti, le scelte operate si sono rilevate dannose soprattutto per i lavoratori precari che si sono visti ancora una volta, vilipesi, umiliati, usati e licenziati».
Il segretario provinciale Uil, Gianluca Di Girolamo, esprime «rammarico per i lavoratori perché oggetto si strumentalizzazione su una situazione oggi chiara rispetto alla gestione, che noi come Uil, in tempi non sospetti, abbiamo denunciato. In questo modo si è voluto scaricare la responsabilità degli amministratori di questa società sulla richiesta di trasparenza della Uil, la risposta è negli attuali atti giudiziari». Per Amedeo Marcattili della Fp Cgil riporta che «il nostro giudizio su Cretarola lo abbiamo già espresso via megafono tre anni fa quando manifestammo davanti alla sede della Provincia: se c’è qualcuno che sbaglia è giusto che paghi e non sia sempre i dipendenti della società a farlo».

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