L’ex direttore finanziario Nicola Scocca sentito quattro volte. Saranno interrogati anche Gotti Tedeschi e Lamberto Cardia
SIENA Una memoria di otto pagine e un’agenda. Due nomi eccellenti e poi un terzo, semisconosciuto. Il grande affare Mps-Antonveneta poggia su questi pochi elementi; ma ai pm senesi sembrano essere sufficienti per scrivere la vera storia dell’acquisizione bancaria più svantaggiosa degli ultimi decenni. Utilizzando le dichiarazioni dell’ex numero uno dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, di Lamberto Cardia, al vertice della Consob fino al 2010, e di Nicola Scocca, il manager che per primo aveva intuito tutto.
GOLA PROFONDA
Le otto pagine in mano ai magistrati sono firmate proprio da quest’ultimo, Nicola Scocca. Che dopo averle inviate in procura è stato sentito quattro volte. È l’ex direttore finanziario della Fondazione Mps, il polmone economico del Montepaschi. Lo hanno cacciato alla vigilia dell’operazione Antonveneta, perché si era accorto che qualcosa non andava e lo aveva messo nero su bianco: «la Fondazione Mps nell’arco temporale dal 2001 al 2005 si stava comportando come una famiglia che spendeva più di quanto si fosse posto come obiettivo di guadagno nel medio-lungo termine, in altre parole stava erogando non guadagni bensì patrimonio.. La voce contabile che distorceva in maniera netta tale calcolo di rendimento era rappresentata dalla partecipazione in Banca Mps che negli anni passati era contabilizzata a euro 1,08, livello molto inferiore ai corsi di mercato». E ancora oggi, sospettano i pm, il titolo Mps sarebbe gonfiato da speculazioni irregolari, che sarebbero andate avanti fino allo scorso 2012.
BUCO NERO
È grazie alle sue ricostruzioni che i magistrati adesso sanno come il patrimonio della Fondazione Mps sia passato dai 13 miliardi che c’erano nel 2005, al miliardo e mezzo di oggi. Scocca ha descritto nei dettagli quello che in procura viene definito un sistema clientelare, che prevedeva l’erogazione di capitali ad amici, a politici e imprenditori.
LETTERA SEGRETA
È anche grazie alle indicazioni di Scocca che i magistrati hanno saputo decifrare la lettera riservata con cui fu organizzata la cosiddetta operazione Fresh 1, con la quale Mps ricevette un miliardo di euro da Jp Morgan dissimulando questo prestito e facendolo passare per un aumento di capitale. L’anno è il 2007, e il Montepaschi di Giuseppe Mussari ha le necessità di esibire quel denaro per avere il via libera da Bankitalia per l’acquisto di Antonveneta.
L’AGENDA DI MUSSARI
Il ruolino di marcia dell’operazione è scandito dalla elegante agenda Pineider di Giuseppe Mussari e dagli appuntamenti che si susseguono. Al 30 maggio, è segnato un appuntamento a Roma, di prima mattina, con Ettore Gotti Tedeschi, il banchiere che cura gli interessi del Banco Santander in Italia. È lui il venditore di Antonveneta; e secondo i magistrati in quell’occasione Mussari mette a punto i dettagli dell’operazione dopo aver avuto un incontro la sera prima con il suo direttore generale Antonio Vigni. Lo stesso che finirà indagato per aver nascosto a Bankitalia la reale natura di quell’operazione Fresh 1, che poi consentirà di acquisire Antonveneta all’incredibile prezzo di oltre dieci miliardi. E che potrebbe essere lievitato a diciotto.
FARO CONSOB
Il titolo Antonveneta era stato gonfiato ad arte, e i pm sentiranno anche Lamberto Cardia, ex numero uno Consob. Perché suo figlio Marco era consulente della stessa Mps.