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Pescara, 22/03/2026
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Data: 28/01/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso il voto (Abruzzo) - Diaspora Pdl una settimana ad alta tensione

PESCARA E’ stata una settimana pesante, per il Pdl abruzzese. Una settimana inaugurata dall’ufficializzazione delle contestatissime liste per la Camera e il Senato e proseguita poi, sul filo dei nervi, con la ribellione di Pescara e L’Aquila resa subito esplicita dal sostegno annunciato dal presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano alla lista al Senato di Rialzati Abruzzo guidata da Carlo Masci ed Enzo Lombardi, e in finale di settimana con il nuovo affondo di Pagano e dell’assessore regionale Gianfranco Giuliante. Pagano ha chiesto il commissariamento del partito, rafforzando il suo endorsement pro-Masci presentandosi alla conferenza stampa di Rialzati Abruzzo, Giuliante ha sollecitato la convocazione urgente di una riunione della segreteria regionale.
DI TRAVERSO
Pagano e Giuliante sono politici di rilievo e di solida dote elettorale. Se si mettono di traverso, e il primo dei due ha già chiarito come sia questa la sua intenzione fin d’ora, i conti a elezioni concluse potrebbero essere amari per il Pdl. La fronda pescarese-aquilana soffia vento nelle vele di Masci, cui una moderata affluenza alle urne potrebbe regalare un seggio al Senato addirittura con 50-55mila voti. E la moderata affluenza può essere un altro veicolo di protesta dell’elettorato pidiellino deluso: non voto contro ma non vado comunque a votare, così si abbassa la quota e faccio il gioco di Masci. Non solo: in campo contro il Pdl c’è anche uno dei suoi campioni di consensi, mister-diecimila-voti Paolo Gatti oggi fratello d’Italia. E la diaspora Pdl fa sì che dalla giunta di Gianni Chiodi chieda voti anche Giandonato Morra, ora con La Destra.
L’immagine simbolo del berlusconismo abruzzese che si sfalda è la solitudine del numero due (della lista al Senato) Gaetano Quagliariello, lasciato senza compagnia alcuna a Pescara nel giorno della presentazione della lista. La scelta di Chiodi e del trio Filippo Piccone-Paolo Tancredi-Fabrizio Di Stefano di salvare le poltrone romane dei leader uscenti ai danni delle maggiori città rischia di rivelarsi un clamoroso autogol.

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