PESCARA I malumori del Pdl pescarese mettono di malumore Filippo Piccone, il coordinatore del partito, marsicano di Celano, grande amico di Gaetano Quagliariello (a Celano ha ospitato le ultime edizioni della Summer school di Magna Carta), timoniere esperto sulla rotta L’Aquila-Palazzo Grazioli. Piccone tutto farebbe tranne che tenere aperto il fronte delle liste dopo la faticosa chiusura di lunedì scorso. Ma di mezzo c’è la richiesta del presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano di un azzeramento dei vertici del partito pescarese (e non solo) con commissariamento e avvio di una pubblica discussione sulla retrocessione di Pescara a portatrice di voti e non di candidature. «Io non vorrei dire niente», si schermisce Piccone, «è una polemica che non mi piace, queste sono cose di cui si dovrà parlare all’interno del partito. Quello che voglio dire è che questa discussione bisognava farla prima di comporre le liste, non dopo. Oggi questa polemica non ci fa bene, perché, come è sempre accaduto, una volta chiuse le liste si dovrebbe lavorare tutti insieme per vincere le elezioni». Vincere? Piccone ci crede. Per esempio al Senato. «Siamo la Regione con i migliori sondaggi in Italia. Nel 2006 quando perdemmo fu per una manciata di voti. Questa volta ce la giochiamo». Per esempio sul secondo senatore Piccone si dice «certo», «ma noi vogliamo fare meglio». Peccato per la lista Rialzati Abruzzo di Carlo Masci, «perché sostanzialmente quella lista fa il gioco della sinistra, anche se non era quella l'intenzione». La partita aperta da Pagano sarà dunque rimandata a dopo il voto. Che cosa ha detto il presidente del Consiglio regionale? «Pescara e la sua provincia», ha detto aprendo sabato i lavori della sua associazione AgorAbruzzo «sono state private di una rappresentanza parlamentare e le responsabilità sono di chi, oggi, ha gestito male il partito a livello locale. Nelle liste non c’è stato un solo segnale di rinnovamento, salvo qualche foglia di fico messa in posizione non eleggibile. Siamo pronti a rimanere nel Pdl soltanto se ci saranno proposte condizioni chiare: commissariamento del partito locale e soprattutto promozione di un forte rinnovamento della classe dirigente regionale che in questi anni ha gestito male il partito. Solo così potremmo trovare le giuste motivazioni». L’obiettivo polemico di Pagano è soprattutto il coordinatore provinciale Lorenzo Sospiri, con il quale Pagano si era già scontrato nel corso del congresso provinciale vinto da Sospiri (con l’appoggio di Masci) proprio contro Pagano. Piccone è comunque fiducioso che il quadro all’interno del suo partito in qualche modo finirà col ricomporsi, anche e soprattutto in previsione delle elezioni regionali: «Ma sì, non c’è dubbio. Come sempre in politica esistono correttivi, compensazioni, equilibri che si possono ritrovare».