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Pescara, 22/03/2026
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Data: 29/01/2013
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Bufera Pdl. Piccone fa il pompiere «Riusciremo a rappresentare gli interessi dei territori delusi» Ma gli scontenti costituiscono l’intergruppo «L’Abruzzo agli abruzzesi»

PESCARA Nei giorni scorsi è stato al centro di duri attacchi. Dopo l'ufficializzazione delle liste del Pdl, pezzi importanti del partito hanno chiesto la sua testa. Il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, sa bene di muoversi su un terreno minato: «Le frizioni sono in parte fisiologiche, ma ci stiamo confrontando per ricucire ogni strappo». Piccone prova a gettare acqua sul fuoco e afferma che «il partito riuscirà a rappresentare gli interessi dei territori delusi, cercando di riequilibrare le rappresentanze e le forze in campo». Parole che sembrano schiudere le porte a negoziati per individuare forme di compensazione, magari tirando in ballo l'imminente partita per le regionali. Il coordinatore si mostra fiducioso: «Il partito alla fine sarà compatto». Diversi segnali, però, suggerirebbero il contrario. Oggi, in Consiglio regionale, tre uomini del Pdl, Gianfranco Giuliante, Angelo Di Paolo e Riccardo Chiavaroli, costituiranno l'intergruppo «Presenza Popolare per l'Abruzzo agli abruzzesi», insieme al capogruppo dell'Udc, Antonio Menna. Pescaresi e aquilani, intanto, continuano a battere i pugni sul tavolo e dopo i violenti attacchi a Piccone, sferrati da Pagano su un versante e Giuliante sull'altro, è il coordinatore provinciale dell'Aquila, Alfonso Magliocco, a rincarare la dose: «Dopo uno scempio simile, pretendere che si lavori tutti insieme per vincere e che si faccia finta di nulla, la dice lunga sulla malafede di chi è responsabile di queste candidature». Quindi la richiesta di dimissioni. «Piccone deve andarsene - tuona Magliocco - sia per quello che ha fatto oggi che per quello che ha fatto ieri». La base è smarrita, esponenti di partito, amministratori e semplici militanti fanno sapere di essere pronti a incanalare i propri consensi verso Rialzati Abruzzo, Fratelli d'Italia e La Destra. Piccone, però, tira dritto per la sua strada: «In Abruzzo abbiamo numeri superiori alla media nazionale». Un sondaggio diffuso da Sky, in realtà, assegna al centrosinistra abruzzese un vantaggio di 11 punti. Il voto dei delusi, in sostanza, non verrebbe trattenuto dalle altre forze della coalizione: né La Destra né Fratelli d'Italia sembrano in grado di porre un argine. E neanche Intesa Popolare e Grande Sud, che ieri hanno presentato i propri candidati. Intesa Popolare in Abruzzo è capitanata da Giampiero Catone, transitato per Ccd, Dc, Forza Italia e Fli, e finito al centro di diversi procedimenti giudiziari terminati con la prescrizione. «C'è bisogno di un riequilibrio sociale - rimarca Catone -. Occorre allentare i livelli di tassazione sui redditi produttivi e accrescere quelli sulle transazioni finanziarie». Capolista alla Camera è l'ex vicesindaco di Chieti, Bruno Di Paolo, che insieme a Benigno D'Orazio, numero uno al Senato, firma un «patto per l'Abruzzo» di berlusconiana memoria: crescita occupazionale, Regione verde d'Europa 2.0, rilancio del capoluogo aquilano, area metropolitana di Pescara, difesa delle concessioni balneari contro la direttiva Bolkenstein. «E' la dimostrazione che siamo una forza ancorata al territorio - osserva D'Orazio -. A differenza del Pdl non abbiamo paracadutati». Di Paolo aggiunge: «Affondiamo le radici nella cultura cattolica e democristiana». Nella stessa coalizione corre anche Grande Sud-Mpa, che ha in Miccichè e Lombardo i suoi referenti nazionali. Singolare che la coordinatrice abruzzese dell'anti-Lega, numero uno sulla lista per la Camera, sia proprio un'imprenditrice lombarda. «Dopo aver conosciuto questa terra me ne sono innamorata - dice Barbara Mazzali -. La Lega, con percentuali di consenso contenute, è riuscita a veicolare ingenti risorse verso il Nord e noi intendiamo fare altrettanto a favore dell'Abruzzo». Sulla fedeltà al centrodestra Mazzali è chiara: «Siamo in questa coalizione perché è l'unica ad avere nel suo programma un piano per il Mezzogiorno, ma se le nostre proposte trovassero ascolto potremmo anche appoggiare la nascita di governi composti da altre forze».

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