| |
|
| |
Pescara, 22/03/2026
Visitatore n. 752.483
|
|
|
|
|
|
|
29/01/2013
Il Messaggero
|
Verso il voto del 24 febbraio - Fisco Meno Imu, Irpef e Irap: la ricetta del Prof e gli ostacoli. Dall’«impossibile togliere le imposte sulle case» all’annuncio tv di ieri: tagli per 29,5 miliardi. |
|
Nel progetto del prof più detrazioni sull’abitazione per i figli conviventi e per anziani soli fino a 800 euro ROMA Fa un certo effetto constatare che l’uomo che oggi promette un taglio alle tasse da 30 miliardi di euro nell’arco di 5 anni sia lo stesso che un mese fa negava la possibilità di ridurre l’Imu. «In quel caso, il governo che verrà – ammoniva severo Mario Monti – dovrebbe mettere un’imposta doppia per coprire il buco». Il professore, evidentemente, si è convinto del contrario tanto da garantire una raffica di sgravi proprio su Imu, Irpef e Irap. Anche se in queste ore la sola copertura alla quale ha accennato esplicitamente è costituita dai 2,5 miliardi di taglio alla spesa corrente primaria. Soldi necessari per alleggerire almeno l’imposta sulla casa. INCOGNITA RISORSE
E il resto? Ecco, quello è più difficile da immaginare in una fase di crisi piena e coi conti pubblici sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles. Per trovare risorse diverse e aggiuntive al taglio della spesa (ma l’esperienza degli ultimi 15 anni parla di trend in crescita però), Monti può puntare su due elementi: il potenziamento della lotta all'evasione e la riduzione degli oneri della spesa per interessi. La lotta all’evasione fiscale ha fatto progressi (12,7 miliardi nel 2012 ) ma nella legge di Stabilità quei soldi sono stati utilizzati per ridurre il deficit. E anche per il 2013 (obiettivo 13 miliardi ), più del 70% dei proventi sono già impegnati in chiave di controllo dei conti pubblici. Occorre ricordare che quest’anno il Pil scenderà dell'1%, contro lo 0,2% previsto dal governo nella nota di aggiornamento al Def di settembre. E l’Italia deve rispettare l'impegno al pareggio di bilancio mantenendo al tempo stesso un avanzo primario nei dintorni del 5% del Pil, condizione indispensabile per avviare la riduzione del debito pubblico. Inoltre Monti è consapevole che occorrerà far fronte a diverse spese da finanziare (l’incremento degli stanziamenti la cassa integrazione, quelli per gli esodati e per le missioni internazionali, il cui costo è coperto fino a settembre). Insomma i margini di manovra sono piuttosto stretti. LA SPESA PER INTERESSI
C’è poi il capitolo della spesa per interessi. L’anno scorso il Tesoro ha pagato interessi per 84,5 miliardi e nel 2013 è previsto un esborso di 87. Tuttavia una discesa dello spread verso i 200 punti base permetterebbe all’Italia, nei prossimi due anni, di risparmiare una cifra complessiva tra compresa tra 8 e 10 miliardi di euro. L’idea di utilizzare i risparmi della spesa per interessi sul debito pubblico per finanziare sgravi fiscali, peraltro, è abbozzata nella Legge di Stabilità. E dunque lo strumento legislativo a disposizione di Mario Monti sarebbe già pronto. Tra le incognite del progetto del premier ci sono gli 11,5 miliardi di tagli Irap. LE PROMESSE DEL CAVALIERE
Un’imposta da 37 miliardi di gettito che finanzia, almeno in parte, la sanità attraverso trasferimenti alle regioni. Non sarebbe affatto facile scardinare il sistema. La filosofia di massima dei tagli fiscali promessi da Silvio Berlusconi sono contenuti nel punto 8 del programma del Pdl intitolato «dalla parte delle imprese, dei lavoratori, delle professioni fino alle riforme per il rilancio produttivo del Paese». Ma senza dubbio, fra tutte le proposte, è l’Irpef la scommessa delle scommesse del Cavaliere. O meglio il progetto (antico ormai 12 anni e indicato già nel celebre Contratto con gli italiani) di ridurre le aliquote dell’imposta sui redditi dalle cinque attuali a due (23 e 33%). I calcoli sui soldi che occorrerebbero per un progetto destinato a demolire la struttura progressiva del fisco italiano non sono semplici. Ma fonti della ragioneria dello Stato ipotizzano una copertura necessaria di 25-30 miliardi di euro. Tanto più che Berlusconi, rispetto al progetto di un tempo, ha indicato una linea di confine fissata sui 40 mila euro di reddito. Considerando che oltre il 90% dei contribuenti si trova sotto questa soglia, l’impatto negativo sul gettito sarebbe enorme. E occorrerebbero dei meccanismi correttivi profondi per modificare il sistema delle detrazioni e delle deduzioni per evitare distorsioni. Secondo uno schema della Cgia di Mestre, ad esempio, per le fasce sociali basse (che dichiarano fino a 15 mila euro) il beneficio fiscale sarebbe nullo, mentre per le fasce sociali medio-basse (quelle comprese dai 15 ai 28 mila euro) cambierebbe ben poco, beneficiando di una minima riduzione dell'aliquota (dal 27% al 23%). Fortissimi gli sgravi per lo 0,6% degli italiani che dichiarano oltre 100 mila euro e che disporrebbero in media (ma il vantaggio di allarga esponenzialmente col crescere del reddito ) di ben 14.170 euro di sconto fiscale.
|
|
|
|
|