Promette la riduzione dell’Imu nel 2013 ma anche meno Irap e meno Irpef nel 2014. Annuncia un piano di diminuzione delle tasse per quasi 30 miliardi di euro, rilancia l’idea di una grande coalizione per le riforme e fa capire che il rischio di una nuova manovra economica «dipenderà dal voto degli italiani...». In piena campagna elettorale, Mario Monti prova scrollarsi l’immagine dell’austero Professore tutto tasse e rigore e, davanti alle telecamere di Omnibus, assicura che il piano fiscale della sua Scelta Civica non è uno specchietto per le allodole. «Presenteremo presto un piano per ridurre il gettito di Imu, Irap e Irpef, da finanziare con una riduzione di spesa pubblica sul Pil pari al 4,5% in cinque anni. Non vogliamo fare promesse ma prendere impegni seri» dice il premier uscente, che in serata punzecchia i suoi ex alleati del Pd e del Pdl: «I partiti sono molto legati ad apparati, ad interessi costituiti. Non hanno quella freschezza che noi abbiamo perché noi siamo sgombri da queste eredià di partiti pluridecennali». Gli italiani rischiano di dover sopportare il peso di una nuova manovra correttiva? La sola ipotesi fa infuriare Pier Luigi Bersani, che non vuole neppure sentir parlare di grande coalizione («Per l’amor di Dio...»), e invita Monti a scendere dalla cattedra. «Io, come tutti gli Italiani, sono stanco delle manovre. Non si può andare avanti in questo modo. Mi pare di aver capito che la manovra non si fa se c’è lui. Un po’ di modestia sarebbe consigliabile» taglia corto il segretario del Pd, per il quale nel 2013 bisogna certo pensare «ad un abbassamento del carico fiscale a vantaggio di lavoratori, pensionati e chi investe per dare lavoro» ma non solo. «Credo che serva subito rileggere il patto di stabilità e mettere in moto un piano per le piccole opere per dare un po’ di lavoro» spiega Bersani, che non teme il confronto in Tv con tutti i candidati premier e ironizza sull’eterno balletto tra Berlusconi e Alfano: «Il confronto si deve fare fra tutti i candidati, nessuno escluso. Possiamo anche fare un 6+1...». Ma a picchiare duro è anche e soprattutto Susanna Camusso. «Monti deve farci sapere a che punto lascia i conti del Paese e non può sostenere che la manovra ci può essere o no a seconda di chi vince, anche perché appare come una minaccia agli elettori» affonda la leader della Cgil. Contro Monti si scagliano anche Anna Finocchiaro («Abbassare le tasse è necessario ma Monti e Berlusconi sono poco seri») e Massimo D’Alema: «Se non c’è crescita economica non si possono ridurre le tasse. Chi promette di farlo, mente. E’ un fatto matematico». Per quanto riguarda l’Imu, il piano messo a punto dal Professore prevede una riduzione dell’imposta dal 2013 grazie all’aumento delle detrazioni sulla prima casa, da 200 a 400 euro, e al raddoppio delle detrazioni per i figli a carico (da 50 a 100 euro) e per gli anziani “soli” fino ad un massimo di 800 euro. Il costo stimato è 2,5 miliardi. L’Irap sarà ridotta attraverso l’eliminazione del «monte salari dalla base imponibile dell’Irap». Il costo della riduzione sarà pari al «dimezzamento dell’attuale carico fiscale sul settore privato» che si tramuta in 11,5 miliardi di imposta in meno in 5 anni sulle imprese. La riduzione dell’Irpef partirà dai redditi «medio-bassi» attraverso l’aumento delle detrazioni per i carichi familiari e la riduzione delle aliquote più basse. Obiettivo: ridurre complessivamente, nell’arco della legislatura, il gettito Irpef di 15,5 miliardi, ossia 2 punti di Pil.