«Non abbiamo nulla in comune con la coalizione di sinistra. Bersani ha fatto esperienze
di governo, magari non internazionali, ma se toccherà a lui saprà assumersi le responsabilità»
ROMA Presidente Monti, le Cancellerie internazionali pressano perché l’Italia vada avanti con le riforme avviate dal suo governo. Quante probabilità ci sono di vedere una maggioranza Bersani-Monti-Vendola, anche se lei ha detto che non avete nulla in comune?
«Non mi sento condannato a governare con loro. Ripeto: non abbiamo nulla in comune con la coalizione di sinistra, così come non abbiamo niente in comune con la destra. Siamo nati per far progredire l’Italia rispetto a un bipolarismo in cui non ci riconosciamo e che non ha portato nulla di buono. Il nostro intento è di far lavorare insieme coloro che hanno voglia, capacità e forza per fare le riforme. Dunque per superare le resistenze che vengono dalle lobby e dai gruppi di interesse. Nessuno ci costringerà a governare, ma chi vorrà venire a lavorare con noi troverà porte aperte. Però non collaboreremo mai a un governo che non fosse fortemente orientato alle riforme».
In caso di pareggio al Senato e di vittoria del centrosinistra alla Camera, l’incarico dovrà andare a Bersani o a una personalità super partes?
«Diremo la nostra opinione in base ai numeri, poi sarà il capo dello Stato a decidere. Mi auguro nell’interesse del Paese che dalle urne esca una situazione di governabilità e naturalmente mi auguro che questa governabilità non sia pur che sia, ma per andare avanti. In ogni caso il Paese è più governabile di quanto si creda, per esempio nel novembre del 2011 sembrava ingovernabile, invece è stato governato. E bene, credo».
Pensa che Bersani abbia l’esperienza sufficiente per guidare il Paese nei marosi della crisi economica?
«Bersani ha fatto esperienze di governo, magari non molte esperienze internazionali finora. Ma, se toccherà a lui, saprà assumersi le sue responsabilità. Oggi però governare l’Italia non significa governare a Roma, significa prendere decisioni a Roma e avere influenza a Bruxelles in sede di Unione europea».
Lei propone di abbassare l’Imu. Si può tagliare davvero senza compromettere i conti pubblici?
«Sì, si può. Ora il Paese, grazie ai sacrifici di tutti gli italiani, ha un bilancio pubblico tra i più solidi in Europa e ha raggiunto il pareggio strutturale. Dunque, partendo da una situazione stabile e non da orlo di burrone com’era un anno fa, si può ragionare su una diminuzione progressiva di tutte le tasse in modo responsabile. In particolare l’Imu sulla prima casa può essere ridotta e noi proponiamo che ciò avvenga con l’aumento delle detrazioni per ogni figlio a carico».
Dica la verità, si è pentito di avere introdotto l’Imu sulla prima casa?
«Assolutamente no. Dall’Imu arrivano 20-22 miliardi e non ce l’avremmo fatta senza queste risorse. Tutte le cose che abbiamo fatto erano impopolari. Penso alla riforma delle pensioni, ad esempio. Ma dovevamo salvare il Paese e l’abbiamo fatto. E lo rifarei».
Le presidenze di Camera e Senato devono essere appannaggio dello schieramento vincente, oppure si dovrebbe tornare all’antico e dunque affidarle a esponenti dell’opposizione?
«Non sono un consumato politico e quindi ragiono solo in base alla logica. Ebbene, ho sempre avuto la visione che per risolvere i gravissimi problemi dell’Italia serva un consenso piuttosto largo. Per questo mi sono dichiarato spesso a favore di grandi coalizioni, anche quando era quasi una bestemmia dirlo. Credo perciò che uno spirito di larga condivisione di un progetto-Paese sia una cosa giusta ed efficace e può darsi che condividere alcune importanti cariche istituzionali giovi da questo punto di vista».
A breve si voterà anche per il nuovo capo dello Stato, cosa ne pensa della candidatura di Romano Prodi?
«Prodi è una persona che ha tantissimi titoli per poter aspirare a quella carica. Ma mi piace molto l’idea di avere una presidente donna di cui si parla da anni. Nomi? Non ne faccio».
Il movimento di Grillo sembra destinato a essere la seconda forza del nuovo Parlamento. Crede che quei voti saranno spendibili, o pensa che con Grillo non sia possibile alcun percorso riformista?
«Difficile rispondere, non sappiamo chi porterà in Parlamento Grillo. Provo molta simpatia per gli elettori di Grillo, un grossissimo punto di domanda sugli eletti di Grillo e sul loro capofila. C’è moltissimo in comune tra il movente di chi voterà per il Movimento5Stelle e il movente di chi sceglierà noi. La cosa comune è una profonda insoddisfazione per la performance della politica per come l’abbiamo vista all’opera. Il movimento di Grillo è rabbia e protesta. Noi siamo protesta più proposta».
Dove collocherebbe Grillo in Parlamento? A destra o a sinistra?
«E’ un’interessante domanda. Non lo so. Ma questo quesito sottolinea quanto sia obsoleta la vecchia divisione tra sinistra e destra. Noi forse saremo messi al centro, ma noi siamo un polo su un asse diverso, quello tra riformatori e conservatori. Noi siamo i rivoluzionari, proponiamo le riforme mai fatte per i giovani dai partiti tradizionali: maggiore flessibilità nel mercato del lavoro, accompagnata da nuove forme di sicurezza, e maggiori liberalizzazioni per evitare che in ogni professione ci sia la chiusura a riccio di chi è dentro a danno dei giovani senza lavoro».
Perché non ha voluto partecipare a iniziative comuni con Casini e Fini?
«Ho partecipato a varie iniziative di Scelta civica con l’Udc e il Fli. E non riesco ad avvertire il disagio della mancanza di una foto insieme a Casini e Fini: sono due politici in piena regola come tanti altri, ma prima di altri hanno visto il disastro di questo bipolarismo e sono stati tra i primi a proporre una grande coalizione per salvare il Paese».
Facciamo un gioco ormai collaudato: cosa farà, in caso di vittoria, nel suo primo Consiglio dei ministri?
«Un disegno di legge costituzionale per ridurre della metà il numero dei parlamentari, un decreto per ridurre il carico fiscale sui lavoratori e sulle imprese. Più una cosa che annuncerò nelle prossime ore».
Ritiene accettabili i vincoli europei, oppure ritiene che alcuni andrebbero rinegoziati?
«Importante è avere un governo che sappia muoversi bene dentro i vincoli esistenti e poi col tempo si possono modificare le norme europee a favore degli investimenti pubblici che generano crescita».
Continua a escludere una manovra correttiva?
«La escludo, non sarà necessaria».