Quasi perfetti i conducenti dei bus della capitale. Peccato che non sappiano rinunciare a un vizietto diffuso: parlare al cellulare durante la guida, malcostume che agli automobilisti pizzicati dai vigili costa una multa e la sottrazione di alcuni punti dalla patente. Secondo l'ultimo monitoraggio dell'Authority dei servizi pubblici, la percentuale di autisti che usano il telefonino mentre sono impegnati al volante è passata dal 2,9% del trimestre giugno-settembre al 5,1% del periodo settembre-dicembre. Aumenta anche il numero di chi durante le soste della vettura in mezzo al traffico da una sbirciatina al giornale:dal2,3%al 3,9%.
Dopo 300 rilevazioni alle fermate, 2.185 passaggi di mezzi osservati e 238 vetture esaminate salendo a bordo, i tecnici dell'Authority e del movimento Cittadinanza attiva hanno concluso che i mali del trasporto urbano di superficie sono rimasti più o meno gli stessi del trimestre precedente, con punte di criticità in aumento. Dunque, una corsa su due non è regolare, il 36,7% delle fermate è occupato da veicoli in sosta selvaggia, a bordo delle vetture rifiuti sul pavimento in una percentuale del 27%, scritte sul 52,6% dei bus osservati e danneggiamenti alle strutture di bordo sul 24,2% dei mezzi. Come spiega il presidente dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi Bernardo Pizzetti, «i rilevatori alla fermata hanno verificato un numero di corse inferiori alla frequenza programmata che raggiunge il 38% dei casi, rispetto al 29,7% del precedente monitoraggio. I passaggi inoltre sono o troppo ravvicinati, nel 26% delle rilevazioni, o troppo distanti, nel 23%».
Sfatato anche in questo monitoraggio il mito del sovraffollamento dei mezzi pubblici. Anzi, il 75% delle vetture osservate viaggia con posti a sedere liberi e solo nel 4% dei casi si è registrata difficoltà a muoversi sul bus. I romani dunque usano poco i mezzi di superficie? «Sicuramente non si incontrano domanda e offerta -risponde Pizzetti-la concorrenza dell'auto privata è ancora troppo alta, la programmazione è da rivedere. Infine, il tipo di contratto di servizio, finalizzato alla riduzione dei costi, non incentiva il gestore Trambus, che non ha alcuna parte nei ricavi. Bisogna passare al tipo di contratto, già applicato a Milano e a Bologna, che prevede una partecipazione dell'azienda ai guadagni.
«Siamo soddisfatti per il buon livello dei nostri autisti - commenta l'amministratore delegato di Trambus Filippo Allegra - Prendiamo atto, invece, e con dispiacere, del peggioramento delle condizioni di pulizia delle vetture. Non possiamo che scusarci e assicurare che aumenteremo i nostri sforzi immediatamente». «Gran parte dei risultati raggiunti è da attribuire all'impegno di 12 mila lavoratori, 9.000 della Trambus e 3.000 divisi tra Tevere Tpl e Atac», aggiunge Fulvio Vento, presidente di Atac.