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Pescara, 22/03/2026
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19/02/2013
Il Centro
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Tasse e lavoro, i temi dell’ultimo sprint. Cinque giorni per convincere gli indecisi, Lombardia e Sicilia regioni chiave per il risultato al Senato. Il rischio-pareggio |
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ROMA Rush finale in vista delle elezioni di domenica e lunedì con gli occhi puntati sulle due regioni in bilico e cruciali di Lombardia e Sicilia. Dopo una settimana in sordina, a causa di eventi che hanno oscurato in parte la campagna elettorale come le dimissioni del Papa e il festival di Sanremo, le luci sono di nuovo tutte per la campagna elettorale. I temi e i programmi E' senza dubbio "tasse" la parola più utilizzata. Declinata nelle varianti Imu, Irpef e cuneo fiscale sul lavoro, il tema è stato quello più trattato dai partiti. Da subito è stato il cavallo di battaglia di Berlusconi con la “promessa choc” di restituzione dell'Imu 2012, e la cancellazione della tassa per la prima casa. Il Cavaliere mette tutto sotto l'equazione "meno tasse, più consumi e più crescita, maggiore occupazione". E fa balenare ora la promessa di fermare Equitalia. Le coperture per molti sono incerte e pescano dal capitolo di tagli alla spesa pubblica. Ancora dai tagli alla spesa intendono recuperare ingenti risorse anche i centristi che sulla riduzione fiscale sono molto più cauti: il rigore sui conti pubblici e il rispetto del pareggio di bilancio resta l'obiettivo principale di Monti. Il lavoro e la crescita sono invece i punti di attacco del centrosinistra. Per Bersani e Vendola la strada della ripresa passa dalla soluzione di queste due emergenze mentre la riduzione fiscale è indicata in una rimodulazione dell'Imu sulla prima casa con una franchigia per i ceti medio bassi. Inevitabile un tagliando alla riforma Fornero del mercato del lavoro così come ci sarà una correzione delle norme pensionistiche con le soluzioni per gli esodati. Pd e Sel mettono in campo anche il tema dei diritti individuali, delle coppie di fatto e omosessuali e i diritti di cittadinanza per gli immigrati di ultima generazione. Il tema della legalità esploso con gli scandali delle ultime settimane è tornato negli interventi di quasi tutti i leader, nonostante gli scivoloni di Berlusconi sulle tangenti. Antonio Ingroia con Rivoluzione civile e Beppe Grillo con il Movimento 5 Stelle della legalità hanno fatto una bandiera associata a quello della lotta alla casta. Le alleanze in campo I poli principali che si giocano la sfida per Palazzo Chigi assicurano tutti e tre di puntare a vincere da soli. E' probabile però che chiunque vinca avrà bisogno di fare alleanze dopo il voto. Vale per i favoriti ma a maggior ragione anche per l'alleanza di Monti che punta fin dalla nascita al ruolo di ago della bilancia. A guastare la festa soprattutto il ciclone Grillo, meno Ingroia nel campo progressista e Giannino sul fronte opposto: entrambi rischiano di non raggiungere il 4%. Nel caso del centrodestra l'alleanza poi è in partenza piuttosto eterogenea. La Lega Nord non nasconde di averlo fatto per interesse mentre Berlusconi per tutta la campagna elettorale ha ricordato che il voto ai piccoli partiti è sprecato, provocando le ire degli alleati minori come gli ex An Fratelli d'Italia e La Destra di Storace. La trappola del sistema elettorale A disturbare il sonno di Pierluigi Bersani indicato come il favorito c'è un sistema elettorale che ha fatto impazzire tutti i sondaggisti. La cinica lotteria del Senato che assegna il premio di maggioranza su base regionale e ha una base elettorale differente rispetto alla Camera (per palazzo Madama si vota dai 25 anni in poi) non consente di dare certezze di vittoria. A rischio ci sono le regioni in bilico tra centrodestra e centrosinistra: Lombardia, Sicilia, Campania che assegnano un numero consistente di Senatori potrebbero determinare una maggioranza diversa da quella della Camera. Il governo e gli scenari futuri Se il centrosinistra non dovesse conquistare la maggioranza in entrambe le Camere, partirà da subito il dialogo con il Centro come ha fatto capire più volte il segretario del Pd. Se la soluzione dovesse risultare impraticabile, c'è la possibilità (anche se remota) di un ritorno alle urne, magari dopo la modifica della legge elettorale. Per formare una maggioranza il Pd potrebbe anche fare appello alle altre forze che approderanno in Parlamento con l'eccezione del centrodestra. Un ruolo determinante avrà la pattuglia dei deputati e senatori del Movimento 5 Stelle che escludono alleanze organiche ma non convergenze sui singoli temi.E sarà certamente interessante vedere come gli onorevoli grillini giocheranno la partita dell'elezione del presidente della Repubblica che necessita di ampie maggioranze. Per loro sarà il primo vero banco di prova.
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