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Data: 16/02/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Quando la strada è una trappola. Troppi morti. Una rete inadeguata per sopportare tanto traffico. La regione degli incidenti Rapagnà rilancia l'allarme

Teramo. - Macchiate di sangue. Le strade della nostra regione stanno facendo sempre più morti. Dopo le stragi del sabato sera, adesso il "bollettino di guerra" è quotidiano. A lanciare il grido d'allarme sulla pericolosità delle strade abruzzesi è il comitato regionale "Città per vivere", presieduto dall'ex parlamentare Pio Rapagnà. La provincia di Teramo conquista un triste primato in Abruzzo, al 9° posto in Italia in quanto a morti ogni 100 mila abitanti, con un indice pari a 23,83 contro la media nazionale che è di 10,9, seguita da quella di Pescara (52°),di L'Aquila (53°) e di Chieti (66")-Stessa sequenza anche per i feriti ogni 100 mila abitanti: Teramo al 12° posto tra le province italiane, poi Pescara (40°), L'Aquila (63°) e Chieti (65°). E la tendenza del 2007 si preannuncia peggiore, con una forte spinta a salire in classifica. Lo scorso anno, in Abruzzo, sono stati accertati 4.870 incidenti stradali; 252 morti causati da incidenti avvenuti su strade comunali, provinciali e statali di grande viabilità; 6.850 feriti con traumi ed invalidità permanenti. Ad elencare questi dati è sempre Rapagnà, che ne contrappone un altro: 3.927 i morti per tumori, leucemie, avvelenamenti, malattie all'apparato respiratorio... «La nostra rete stradale statale è stata concepita per tollerare ed assorbire un volume di traffico di ben otto volte inferiore a quello attuale - denuncia l'ex parlamentare -, per mezzi meno potenti, meno veloci, meno ingombranti e meno pesanti. Ed è per questo che non ha strutture sufficienti per garantire un'adeguata sicurezza stradale. Con tutte le conseguenze drammatiche che, ogni giorno, ormai, siamo chiamati a pagare». «Il pericolo esiste e non si può negare - ammette anche il parlamentare dei Ds Nicola Crisci, che conosce bene la statale 16, la stessa che attraversa la sua cittadina, Roseto -. Ad agosto il ministro Antonio Di Pietro ha dichiarato che non ci sono soldi neanche per la manutenzione ordinaria. Purtroppo, anche di fronte a queste cose, bisogna fare i conti con la realtà. E la realtà è questa. C'è anche da dire, però, che dietro a questi drammatici dati abruzzesi c'è pure un problema di vigilanza.. Sulla costa teramana, ad esempio, non c'è un commissariato di Polizia, indispensabile se si vuole migliorare la situazione. Prendersela con gli amministratori non serve a nulla. Piuttosto, servirebbe usare più prudenza quando si è alla guida ed avere più rispetto di se stessi e degli altri». La lunga scia di sangue che scorre sulle strade abruzzesi preoccupa, ed anche tanto, l'assessore regionale ai Trasporti, Tommaso Ginoble. «Abbiamo fatto di tutto per trovare i soldi necessari a finanziare nuove opere viarie tese proprio a smaltire il traffico dalle vecchie e pericolosissime statali - commenta -. E devo dire che ci siamo riusciti visto che, ad esempio, il 4° lotto della Teramo Mare è la prima opera portata all'attenzione del ministro Di Pietro. Per non parlare della Teramo-Ascoli, per la quale sono previsti ulteriori 18 milioni di euro, e lo studio alla variante alla statale 16 Adriatica, che ha ricevuto l'ok di Di Pietro». Sulla costa, però, anche Ginoble ammette che «servirebbe un commissariato di Polizia per potenziare i controlli».

Dove il rischio è maggiore
Teramo. - Sono state ribattezzate "le strade della morte". "Tagliano" in lungo ed in largo la nostra regione. Sono la statale 16 Adriatica, che passa nel centro abitato di Roseto; la 150 della Val Vomano; la statale 5 Tiburtina e la statale 17 dell'Appennino abruzzese. Per la Regione rappresentano le strade a "criticità elevata". Ossia, quelle dove è più facile morire. Poi, c'è la statale 80, che da Teramo porta verso la montagna, che ha un livello di pericolosità «in linea con la media nazionale». «Basta gridare sempre al lupo - sottolinea Tommaso Ginoble -. Se vogliamo salva la vita di molta altra gente dobbiamo lavorare insieme. Sono fermamente convinto che con tante piccole politiche si possa far sì che, in particolar modo la provincia di Teramo, abbandoni questo triste primato in Abruzzo. Anche quando, però, ci sono i soldi per realizzare le opere, c'è bisogno di tempo».

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