CAMPOBASSO Una busta con dentro un proiettile è stata recapitata ieri mattina nella sede dell’Atm, la società che gestisce il trasporto su gomma in Molise. Dell’accaduto sono stati informati i carabinieri che stanno indagando per risalire all’autore del gesto. Massimo riserbo al momento sulla vicenda. Potrebbe trattarsi di una bravata certo, ma l’episodio – inquietante – alimenta il clima di tensione che si sta vivendo negli ultimi mesi. Oggi intanto è il giorno dello sciopero. Lo stato di agitazione è legato al blocco del contratto collettivo. La protesta coinvolgerà l’intera prestazione lavorativa del personale degli uffici e impianti fissi, e gli addetti ai turni rotativi ed esercizio del trasporto extraurbano dall’una alle 24 e durante le fasce orarie dalle 5 alle 8.30 e dalle 13 alle 15.30. I sindacati annunciano che i tempi di preparazione e di riconsegna dei mezzi non comprometteranno la completa funzionalità del servizio nelle fasce garantite e la pronta riattivazione al termine dello sciopero. Una scelta naturalmente non condivisa dall’azienda, che ritiene insussistenti le motivazioni dello sciopero visto che ha assicurato di aver sospeso le procedure di licenziamento «e allo stesso tempo – spiega il responsabile Salvatore Lombardi – è stato riaperto il tavolo delle trattative per la definizione del contratto integrativo aziendale. L’azienda – precisa – lo scorso 7 febbraio ha già incontrato i sindacati con l’impegno di continuare la trattativa iniziata». Intanto però i sindacati hanno deciso di diffidare l’azienda, in ritardo con i pagamenti degli stipendi di gennaio e di parte della tredicesima. «È un atteggiamento grave questo – dicono – che non può essere accettato, soprattutto perché questa volta i contributi regionali sono stati regolarmente erogati e quindi non vi è alcun motivo che giustifichi, anche in parte, il mancato pagamento degli emolumenti ai lavoratori. Si vuole evidenziare che tale stato di cose, reiterato sin dalla nascita di Atm Spa, che mai ha visto un pagamento puntuale degli stipendi, nella circostanza, proprio perché privo di plausibili motivazioni, rappresenta un gravissimo abuso».
Da qui la diffida all’azienda, a pagare entro tre giorni quanto dovuto ai lavoratori. Un braccio di ferro che ormai è in atto da mesi. A settembre per la verità un’intesa era stata raggiunta. Ma poi a distanza di qualche settimana in azienda arrivarono centotrentotto decreti ingiuntivi da parte dei dipendenti per il mancato pagamento dello stipendio, prima della scadenza dei termini sottoscritti.
Nel corso della trattativa i sindacati avevano ottenuto la rinuncia da parte di Atm della richiesta alla cassa integrazione a ore per duecentoventi dipendenti e il riconoscimento dei buoni pasto fino a dicembre, mentre c'era stata l'assicurazione della regolarità dei pagamenti degli stipendi, seconda una scadenza temporale non ancora maturata. «Contravvenendo all'accordo – commentò l'Atm – sono invece pervenuti, in odio a qualsiasi buona intenzione, i decreti ingiuntivi, in perfetta malafede, dal momento che l'iniziativa e stata avviata almeno venti giorni prima della notifica». Poi la ripresa della trattativa con l’appello al prefetto e alle istituzioni a trovare soluzioni. Infine un nuovo confronto con l’azienda che, di fatto ha scongiurato i licenziamenti.