La risposta dopo la denuncia di falso su un suo diploma americano: «Un incidente, ho seguito un corso di inglese alla Chicago Booth». E a sera aggiunge: se mi eleggono mi dimetto
ROMA «Mi presenterò alla Direzione di domani (oggi per chi legge) come dimissionario e tanto voglio che la trasparenza sia un impegno per tutti che mi presenterò dicendo che se sarò eletto rinuncio al seggio». Oscar Giannino rilancia per chiudere il pasticcio sul falso master dell’Università di Chicago che sta sconvolgendo il suo movimento. «Ho già chiarito», sottolinea al Messaggero. «Domenica scorsa avevo fatto una dichiarazione all’Ansa e mi sono scusato. Ora deciderà la Direzione. Non so se sono possibili le mie dimissioni a due giorni dalle elezioni ma sono pronto a tutto, pur di consentire alla lista cui ho messo a disposizione tutto quello che ho fatto nella mia vita di avere successo contro la vecchia destra e la vecchia sinistra. Zingales? Resta persona di grande levatura. Potrebbe benissimo fare il ministro dell’Economia».
Giannino è un fiume in piena. Nei suoi occhi lampi d’amarezza ma anche la solidità di chi ne ha viste tante e di ben peggiori. «Sono incorso in un grave errore un paio di settimane fa non specificando in pubblico che ero andato a Chicago per un corso di lingua e non per un master», dettaglia. Senza affanno. Poi si ferma: «Non ho utilizzato il curriculum che circolava in rete e che colpevolmente non ho controllato per ottenere un posto pubblico - scandisce - Non me ne sono mai avvalso. Non c’è falso in atto pubblico. Non c’è alcun reato». Riprende fiato e poi torna a spiegare. «Faccio il giornalista, sono da decenni sotto gli occhi di tutti», dice.
Ma il professor Zingales sostiene che lei avrebbe dovuto chiarire in modo esplicito fin da quando il caso è venuto fuori.
«Luigi ha ritenuto di sollevare il caso a pochi giorni dal voto e questo colpisce me e tutti i candidati. Tuttavia dobbiamo dare prova di grande trasparenza e chiarezza. C’è gente che fa della chiarezza una questione tagliente ed è giusto offrirla al massimo livello. Con la stessa sincerità mi sono assunto le conseguenze di questo errore. Ho convocato la Direzione che è l’unico organo politico di una giovane forza come Fare per Fermare il Declino».
A questo punto c’è chi, Berlusconi in testa, chiede di riconsiderare la sua candidatura.
«Se la Direzione dovesse ritenere che Zingales ha ragione io mi atterrei alle decisioni della Direzione stessa».
Chiarito questo punto passiamo al programma, riconosciuto da più parti come fra quelli tecnicamente meglio formulati. Proponete di tagliare la spesa pubblica di 100 miliardi in 5 anni. E’ realistico?
«Nulla di velleitario. Invito a leggere il programma punto per punto sul nostro sito. Ogni scelta è dettagliata. I 100 miliardi in cinque anni sono realistici perché puntiamo innanzitutto a ridurre la spesa per interessi e poi ad intervenire con intelligenza, senza tagli lineari, su tutte le voci. Aumentando invece, sia pure in determinate condizioni, la spesa per l’istruzione e la ricerca».
Ci saranno le condizioni politiche per un programma così ambizioso?
«Questo è il punto. Ci vuole una maggioranza determinata. Senza abbattimento del debito attraverso la vendita del patrimonio pubblico non ci sono le condizioni per abbattere le imposte, senza tagli veri di spesa pubblica non ci sono le condizioni per tagliare le tasse».
L’altro punto che vi caratterizza sono le liberalizzazioni. A partire da dove?
«Anche il capitolo liberalizzazione è specificato punto per punto. Vorremmo partire dai settori pesanti come l’energia dove le bollette sono caricate da extracosti per finte energie rinnovate. Vogliamo la riforma della Borsa elettrica e vorremmo tante novità che il Parlamento non è mai riuscito a varare perché le grandi imprese contano molto in questo Paese. Invece noi vorremmo puntare su bollette più leggere. Quindi non vanno liberalizzate solo farmacie e notai: occorre partire dai piani più duri».
Dopo il caso Finmeccanica, qual è la ricetta di Fermare il declino sulle nomine pubbliche?
«Per Finmeccanica le decisioni da assumere sono state prese fuori tempo massimo. Siamo per fissare per legge i tempi della privatizzazione delle grandi aziende pubbliche. Lasciando al Tesoro la golden share per difenderle mentre diventano public company».
Lei è considerato un liberista di ferro. Non trova che questa ideologia ora abbia molti meno tifosi?
«In Italia il liberismo si è affermato solo a chiacchiere. E questo vale soprattutto per il centrodestra».
Per alcuni anni lei ha sostenuto l’opera del centrodestra. Perché ha cambiato idea?
«La radicalità della nostra opposizione a Berlusconi nasce dal fatto che con il passare degli anni Berlusconi ha fatto sempre più il contrario di quello che diceva. Con la crisi europea sono emersi gravissimi errori di Berlusconi a partire dall’aumento delle tasse».
Come si comporterà se dovesse entrare in Parlamento?
«Almeno un quarto del futuro parlamento sarà composto da forze irriducibili rispetto alla logica di centrosinistra e centrodestra. Questa è la direttrice che batteremo: l’impegno sulla trasparenza e la partecipazione dal basso sarà la vera novità. Anche se non saremo irresponsabili».