Il pm Gennaro Varone torna alla carica e chiede il rinvio a giudizio per l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso e altri 11 degli indagati nell'inchiesta sulla mancata realizzazoine della cosiddetta «Mare-monti», la statale 81 che avrebbe dovuto collegare Penne alla costa. Soltanto per due di loro, il consulente Paolo Cuccioletta e il funzionario Anas Roberto Lucetti, il gup Gianluca Sarandrea ha deciso lo spostamento del procedimento rispettivamente a Roma e L'Aquila, mentre sugli eventuali rinvii a giudizio degli altri funzionari e amministratori coinvolti nell'inchiesta, il tribunale di Pescara si pronuncerà il 28 marzo. Un processo che il pm ha chiesto per tutti i reati contestati agli indagati ovvero corruzione, truffa aggravata, falso ideologico, concussione e violazione delle leggi ambientali. Respinto invece l'incidente probatorio chiesto ieri dall'avvocato Augusto La Morgia, difensore degli imprenditori Carlo, Alfonso e Paolo Toto, riguardo la possibilità di portare in aula, in caso di rinvio a giudizio, il geometra Giuseppe Cantagallo a causa delle sue condizioni di salute. Motivo per il quale Cantagallo non comparve di fronte ai giudici del processo Housework. Fu lui, nel 2009, a riferire agli uomini della Forestale che «c'era la volontà politica per la riattivazione del progetto preliminare e definitivo della Mare-monti» affermando di essere stato convocato in Provincia dall'allora presidente D'Alfonso per parlargli di alcuni dubbi riguardanti il capitolato dell'appalto e di essere stato quindi da lui indirizzato verso «un certo Rapposelli che – sottolineò Cantagallo - scoprii poi essere il geometra della Toto spa a Pescara».
Un appalto da 32 miliardi di lire quello della Piceno-Aprutina che, secondo l'accusa, sarebbe quindi stato stravolto per avvantaggiare i Toto creando «un danno patrimoniale di rilevante entità» allo Stato e assicurato «indebiti vantaggi» ai due imprenditori già coinvolti e assolti con D'Alfonso nel processo Housework. Un ruolo determinante sarebbe stato svolto quindi dal progettista Carlo Strassil tra gli undici indagati che rischiano ora di finire a processo. Gli altri otto funzionari e amministratori coinvolti e per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio sono il commissario straordinario Valeria Olivieri, il direttore dei lavori Paolo Lalli, il membro del Cda della Toto spa Cesare Ramadori, il dirigente Anas Michele Minenna, l'incaricato dalla Provincia di Pescara di valutare l'incidenza ambientale della variante Angelo Di Ninni e Fabio De Santis, responsabile del procedimento ed ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, l'ingegnere che finì in carcere nell'inchiesta sugli appalti del G8. Una vicenda, quella della «Mare-monti» iniziata oltre quattro anni fa e, ad oggi, ancora ferma alla fase preliminare con molti dei protagonisti coninvolti, di lì a poco, nel processo che ha cambiato l'assetto politico di una città e conclusosi con un nulla di fatto per quello stesso procuratore cui resta quest'ultima tessera del puzzle per dimostrare l'esistenza di un rapporto «privilegiato» tra i Toto e D'Alfonso.