Volano gli stracci tra l’ex commissario alla ricostruzione Gianni Chiodi e il sindaco Massimo Cialente. La polemica, rovente, è sui fondi per ristrutturare le scuole. Da scippato a scippatore: appare così il sindaco Massimo Cialente agli occhi di molti sindaci marsicani in relazione alla questione dei 226 milioni di euro per il piano scuole del cratere. Lui non ci sta e spara a zero soprattutto contro Chiodi reo di aver rubato politicamente i soldi delle scuole aquilane «per fare clientelismo», destinando risorse perfino ad edifici che non sono più scolastici da anni. Si parla di 6 milioni di euro. «La magistratura fa molti sconti al centrodestra - continua - mentre io vengo rinviato a giudizio per le fogne di Aragno». I soldi a disposizione del Comune dell’Aquila per le scuole da riqualificare sono ora solo 18 milioni di cui 6 della legge mancia del Pd, il fabbisogno è invece di 54. Aldo Mancurti, capo del Diset, chiede che i comuni della provincia si esprimano entro la fine del mese all’unanimità per il piano di riqualificazione delle scuole. Cialente non ci sta e chiede invece che il governo inserisca in un decreto di imminente emissione i soldi necessari (20 milioni subito) per ricostruire le scuole dell’Aquila. «Non stiamo scippando niente - replica Cialente al sindaco di Avezzano Di Giovanni Pangrazio - diciamo solo che i soldi che il governo aveva dato per rifare le scuole, sono stati usati per altre cose. Inoltre ci saremmo aspettati maggiore solidarietà». «Certamente non è possibile destinare nostre risorse ad edifici di nuova edificazione, ad esempio a Sulmona», ha aggiunto l'assessore Alfredo Moroni.
LA REPLICA
«Cialente ha oltrepassato la soglia della sopportazione - ha detto Chiodi - Valuterò eventuali azioni di tutela dalle sue dichiarazioni che sopporto ormai da troppo tempo. Non può impunemente continuare a esternare ciò che il suo cervello maldestramente gli mette in bocca. Dovrebbe cominciare seriamente a preoccuparsi del blocco totale della ricostruzione e a come porvi rimedio, considerato che è quasi un anno che le procedure sono ferme. In questa polemica inutile non si rende conto che il blocco da lui voluto sta provocando conseguenze di stallo anche sul fronte delle scuole e del necessario pensionamento dei Musp. Già il decreto 89, con il quale è stato approvato il programma, prevedeva l’impegno del Commissario a finanziare le necessità del Comune dell’Aquila con i fondi ordinari della ricostruzione, ma poi la bandiera politica del “via il commissario” ha interrotto tutto. Quasi la totalità del territorio abruzzese è sismico e l’aver predisposto un piano complessivo non può essere fatto passare come “scippo” di soldi».