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Data: 20/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Finmeccanica, «Orsi pagò anche Lavitola». La Lega entra nel panico. Maroni: è terrorismo

L’ex ad avrebbe incontrato a Varese il giornalista e Giampi Tarantini, per un nuovo appalto a Panama I carabinieri sul titolare dell’Economia e la ex consorte: «Tutti sono in qualche modo coinvolti e ricattabili»

ROMA Deve essere stato un incontro a denti stretti, quello tra «il padano» Giuseppe Orsi e Giampi Tarantini, il rampante protagonista della «Bari da bere» fatta di escort pugliesi e festini a base a cocaina. Con loro c’era anche Valter Lavitola, il giornalista -faccendiere sotto processo per una presunta estorsione all’ex premier Berlusconi per la vicenda delle feste a Palazzo Grazioli.Questi ed altri dettagli sono contenuti nel rapporto che i Carabinieri del Noe hanno recapitato alla procura di Busto Arsizio. E dal quel documento i magistrati avrebbero attinto informazioni per aprire diversi filoni di indagine: quello sugli elicotteri indiani, ormai noto. E anche quello sui presunti finanziamenti illeciti alla Lega, che rischia di deflagrare nelle prossime settimane.
APPALTO A PANAMA
Non c’era solo Nuova Delhi nelle mire espansionistiche di Giuseppe Orsi, quando era al vertice di Agusta. Perché il manager, che ora è detenuto nel carcere di Busto Arsizio, cercò di piazzare i suoi elicotteri anche a Panama, sfruttando le buone entrature di Valter Lavitola e, forse, anche i metodi spicci di Giampi Tarantini. Questo, almeno, è il racconto che il superteste Lorenzo Borgogni consegna ai magistrati napoletani, che poi l’hanno inviato alla procura di Busto Arsizio: «Mi si chiede di chiarire i termini della vicenda inerente ai rapporti tra il Tarantini e il Lavitola da una parte e l’Orsi dall’altra; al riguardo preciso che mi risulta personalmente che vi sia stato un incontro nella sede di Varese dell’Agusta – tra il 2010 e il 2011 – tra Orsi, Lavitola e Tarantini per discutere i dettagli inerenti ad una fornitura di elicotteri che Agusta aveva fatto a Panama – affare intermediato dal Lavitola; verosimilmente il Lavitola e il Tarantini andarono a chiedere ad Orsi – a quel tempo Ad di Augusta – un anticipo sulla commissione prevista per l’intermediazione; ho ragioni di ritenere che tale anticipo fu dato». Il sospetto dei pm è che anche in quell’occasione furono pagate tangenti che, in parte, furono fatte rientrare in Italia per finanziare la politica.
FAVORI ALLA LEGA
Nel mirino dei pm ci sono i rapporti tra Orsi ed esponenti della Lega Nord, soprattutto con Roberto Maroni e Marco Reguzzoni, capogruppo del Carroccio alla Camera. Con alcune società proprietarie di capannoni a lui riconducibili, si legge nel rapporto dell’Arma, Orsi avrebbe stipulato un contratto d’affitto da oltre cinque milioni l’anno per collocare la nuova sede dell’Agusta. E ancora, ha rivelato Lorenzo Borgogni: «Uno dei prezzi “politici” pagati alla Lega dal nuovo amministratore (Orsi) è stato quello di trasferire la sede sociale di Alenia Aeronautica da Pomigliano d’Arco a Venegono Superiore, Varese, dove ha sede l’Aermacchi.
LA MOGLIE DI GRILLI
Alcune considerazioni degli investigatori del Noe riguardano anche il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, dopo che i vertici di Mediobanca, Nagel e Cereda, hanno raccontato di come Alessandro Pansa, a titolo personale, chiese loro di «sistemare» l’esposizione finanziaria delle società della ex moglie di Grilli, Lisa Lowensteil. «Questi scenari - commentano i carabinieri si intrecciano con le indagini in corso ed influenzano il Ministro Vittorio Grilli, nel prendere iniziative o decisioni a tutela degli azionisti e dell’azienda di Stato, perché tutti in qualche modo sono coinvolti o ricattabili».
Intanto, ieri, mentre a Milano atterrava la delegazione indiana che chiederà chiarimenti sulla presunta tangente pagata per gli elicotteri acquistati da Agusta, i vertici di Finmeccanica e il difensore di Orsi hanno ribadito l’assoluta regolarità di tutte le procedure.

La Lega entra nel panico. Maroni: è terrorismo

MILANO Dopodomani finisce la campagna elettorale e Bobo Maroni ancora non sa dove la finirà. Forse a Varese, forse a Bergamo, forse a Milano, forse in nessun posto. Partito in confusione? «No, colpa delle neve». Il bollettino minaccia «intense precipitazioni» e freddo polare su tutta la Lombardia, il rischio di un flop per assenza di militanti tiene in apprensione la Lega Nord, che non sa dove sbattere il naso. Stanno cercando un posto al coperto a Milano o vicino a Milano, ma che non sia troppo grande.
La paura di non farcela comincia a insinuarsi fra i padani dopo mesi passati a cantar vittoria. Il segretario cerca di rincuorarli, prima di partire per Roma assicura ai suoi che «l’ultimo sondaggio mi dà in salita, non ci sono problemi». Ma è il più nervoso di tutti, al punto da disertare senza preavviso il confronto su Sky con gli altri candidati pel La Regione. E adesso poi che fioccano i poco lusinghieri risvolti dell’affare Finmeccanica il suo umore sta peggiorando.
NESSUN ABBRACCIO AL CELESTE

«Sono atti di terrorismo contro la Lega» sibila commentando le notizie relative ai suoi incontri con il presidente di Finmeccanica arrestato per corruzione. Dice di non avercela coi magistrati, ma coi media che pubblicano le carte delle indagini: «I pm hanno già cestinato il rapporto in cui si insinua di tangenti alla Lega, ma ora i giornali lo resuscitano. E’ una macchina del fango contro di me». Lo dice al mattino, come per metterci una pietra sopra. Poi da Torino arriva la mazzata delle dimissioni dell’assessore leghista indagato per corruzione, e deve cominciare tutto da capo.
Lunedì sera, dopo il primo e unico comizio con Berlusconi, il leader leghista è stato accolto da una sala piena di ciellini, in centro a Milano. Tutto bene fino a quando non è arrivato anche Roberto Formigoni, di questi tempi un nome imbarazzante per il Carroccio che lo aveva silurato per ritrovarselo adesso fra gli sponsor. Fra i due nessun abbraccio, già quello col Cavaliere ha fatto storcere il naso al popolo verde: «Lo so che mugugnano» ripete Maroni «ma devono capire che senza Berlusconi in Lombardia non si vince».
Ora la paura è che non si vinca nemmeno con Silvio: «Anche perché» insinuano i vertici padani «il Pdl non sta muovendo un dito, la campagna è tutta sulle nostre spalle». L’uomo di Arcore ha deciso di chiudere il suo tour elettorale al Sud: «Ma forse a questo punto, visti i rapporti, è un bene anche per noi che non si faccia vedere». E se l’alleanza scomoda rosicchiasse consensi per le politiche, poco importa. A Bobo interessa la Regione: «Meglio qualche parlamentare in meno, ma conquistare il Pirellone».
PROBLEMI PER COTA

Oltre a Maroni, un altro sulle spine è Roberto Cota. L’inchiesta della Procura di Novara è andata a toccare il suo arcinemico interno, l’assessore Giordano, ma pure un uomo del proprio staff e una funzionaria del partito che lo stesso Cota ha fortemente voluto nella liste per il Senato: «Ho respinto le dimissioni di Giordano» annuncia fieramente il governatore «Mi ha detto di avere la coscienza pulita, questa inchiesta finirà in niente». L’ordine, del resto, è di archiviare per qualche giorno le beghe interne, e fare quadrato respingendo gli attacchi. Come fa Maroni con insinuante ironia: «Complimenti ai magistrati di Siena che indagano sul Monte dei Paschi: dai loro uffici non è uscito né un verbale, né una telefonata. Nelle altre procure è successo il contrario».

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