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Data: 21/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
L’Alitalia tira le somme della crisi: il rosso 2012 sfiora quota 120 milioni

ROMA Il costo del carburante e del personale insieme al calo dei biglietti prepagati hanno fortemente appesantito i conti 2012 di Alitalia che, per altro verso, ora deve fronteggiare una pesante crisi di liquidità che ha reso inevitabile il prestito convertibile dei soci dal quale potrebbe emergere qualche sorpresa: per esempio il potenziale aumento, sia pure temporaneo, della quota di Intesa Sanpaolo. Da domani si aprono tre giorni intensi per la compagnia che si concluderanno lunedì 25, quando il consiglio presieduto da Roberto Colaninno approverà i conti 2012 e, probabilmente, darà l’addio all’amministratore delegato Andrea Ragnetti: in attesa di individuare un successore, i poteri potrebbero passare al comitato esecutivo, dove sono rappresentati tutti i maggiori azionisti, con la possibile promozione di due direttori generali: Giancarlo Schisano e Paolo Amato.
Nelle carte esaminate nel precedente consiglio di giovedì 14 è testimoniato l’acuirsi della necessità di cassa, ridotta dai 153 milioni dei primi giorni di gennaio ai 47 milioni d’inizio febbraio. Ecco perché è stata messa a punto l’iniezione finanziaria che verrà approvata domani: un prestito convertibile da un minimo di 100 milioni fino a un massimo di 150 milioni, rinnovabile annualmente fino al 2018, con un tasso dell’8% che, alla scadenza, si convertirà automaticamente.
IL RUOLO DI INTESA
I soci possono aderire pro quota. Due giorni fa il consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo ha deciso di sottoscrivere da un minimo di 15 milioni, corrispondente al pacchetto diretto e indiretto pari al 10% circa, fino a un massimo di 25 milioni. La banca milanese, motore del progetto Fenice nel 2008, sarebbe perciò pronta a farsi carico, sia pure temporaneamente, delle quote inoptate di alcuni azionisti, nel caso in cui i loro meccanismi decisionali dovessero avere tempi più lunghi rispetto alla scadenza stabilita.
LE DISERZIONI
Quasi certamente Acqua Marcia, FonSai e alcuni dei soci minori dovrebbero disertare la prima chiamata. All’ultimo consiglio, infatti, il prestito sarebbe stato approvato col voto contrario di Salvatore Mancuso (Equinox col 4,4%), Achille D’Avanzo (Solido Holding con il 3%), Gaetano Carbonelli D’Angelo (G & C-Holding con il 3%), Antonio Orsero (GF Group con l’1,7%). I quattro consiglieri avrebbero subordinato il loro sì al varo di un piano di rilancio che però, in considerazione dei tempi stretti entro i quali erogare la somma, non può vedere la luce. Air France, primo socio col 25%, avrebbe fatto sapere di voler intervenire ma solo in proporzione al suo pacchetto, per cui se la raccolta dovesse fermarsi a 100 milioni, verserebbe 25 milioni (37,5 milioni su 150 milioni).
Lunedì mattina, invece, il cda approverà i conti dello scorso anno: il risultato operativo (ebit) è in perdita per circa 120 milioni, dopo aver chiuso in rosso il primo e il secondo trimestre (rispettivamente di 109 e 60 milioni), in positivo il terzo (50 milioni) e in pareggio l’ultimo. Nel 2011 l’ebit era stato negativo per 6 milioni.
Calcolando poi gli oneri finanziari (circa 45 milioni), le perdite su cambi (una quindicina di milioni), le poste straordinarie come la vendita degli slot e degli aerei (37 milioni) e le tasse pari a poco più di circa 20 milioni, si arriva a un risultato finale sempre negativo di 240 milioni (era stato negativo di 69 milioni nel 2011).

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