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Data: 21/02/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Monti: «La Merkel non vuole il Pd». Da Berlino arriva la smentita: «Mai fatto commenti sull’Italia»

ROMA La Merkel? «Non vuole il Pd al governo». Bersani? «Può governare bene ma deve essere messo alla prova perché è frenato da Vendola». E Berlusconi? «Sull’Imu compra voti e usa illegalmente i sondaggi. Se non vince le elezioni non credo che resterà leader di quella coalizione e se gli italiani lo rivotano il problema sono loro, non è lui. Con noi non si potrebbe neppure candidare». Dopo aver detto che con il Pd era incompatibile e dopo aver rilanciato lidea della grande coalizione in caso di pareggio al Senato, Mario Monti cerca l’appoggio della Merkel ma il portavoce della cancelliera tedesca fa spallucce: «Non si è mai esopressa sulle elezioni italiane e non lo ha fatto neanche in passato». La doccia fredda arriva al termine di una giornata in cui Monti offre una mezza apertura Bersani ma pianta robusti paletti sulla strada delle riforme. Poi torna sulla sua rincuncia al Quirinale («Se non fossi salito in politica sarei stato tra i più accreditati a fare il presidente della Repubblica»), fa il nome di Emma Bonino (che a Roma potrebbe corerre per la poltrona di sindaco) ma poi spiega che la leader radicale è una candidata «molto buona» ma non è la sua candidata. «Ho detto che ho un candidato, non è donna, conosce molto bene quel palazzo dove ha esercitato l’altissima funzionedi presidente della Repubblica ed è Giorgio Napolitano, che può sembrare una persona anziana ma non lo è» dice il Professore, che in serata, intervistato dal Tg1, spiega che il «peggio» è passato e lancia messaggi rassicuranti: «Con le nostre riforme avremo il 6% di Pil in più nei prossimi 5 anni».Il leader di Lista Civica dice tutto questo in una giornata che comincia prestissimo ed è scandita da una lunga serie di interviste: Radio Anch’io, Repubblica Tv , AdnKronos, Sky Tg24. I colpi più pesanti sono per la coalizione del Cavaliere ma ce n’è anche per Bersani. La stoccata parte nel pomeriggio. «La Merkel teme l’affermarsi di partiti di sinistra soprattutto in un anno elettorale per lei e credo che non abbia nessuna voglia di vedere arrivare il Pd al governo» affonda il Professore, che punta anche ad intercettare i voti del Movimento 5 Stelle:« E’ difficile governare con Grillo, ma è difficile anche governare senza gli elettori di Grillo». La replica del Pd, ruvida e stizzita, arriva da Massimo D’alema, che contesta la linea del solo rigore e non ha nessun interesse ad aver la simpatia della cancelliera tedesca: «Saranno i cittadini italiani a decidere chi governerà. Non abbiamo tempo per sentire cosa di ce la Merkel». E Pier Luigi Bersani è ancora più duro: «La Merkel non vuole che vinca il Pd? Non so se è un problema suo o di Monti...». Con il passare delle ore, la polemica a distanza si fa ancora più infuocata. Ma nelmirino di Monti, che dice che con Renzi in campo il centro avrebbe avuto «meno spazio», entra soprattutto la politica che il Cavaliere ha imposto al centrodstra. Se non ci fosse stato Berlusconi, tutto sarebbe stato diverso. Monti lo dice chiaro e tondo: «La coalizione di centrodestra in realtà è una destra e con questo tipo di formazione credo non ci sarebbe terreno d’intesa. Ma senza Berlusconi e senza la Lega penso che ci sarebbe la possibilità. Penso comunque che gli elettori moderati voteranno per noi». Il messaggio per Alfano è chiarissimo. Ma nel Pdl nessuno pensa di poter rinunciare alla “guida” di Berlusconi e alla sua campagna elettorale fatta di promesse (la restituzione dell’Imu) e ammiccamenti (i condoni sempre possibili). Se Berlusconi arriva terzo, molla la sua coalizione? «Sono abituato ad impegnare la mia intelligenza sulle cose che si possono realizzare e questa non è assolutamente realizzabile. Io sono certo che vincerò» taglia corto il Cavaliere, che non pensa neppure lontanamente alla possibilità di farsi “ sostituire” dal Professore e nega di utilizzare in modo “illegale”i sondaggi: «La mia è una previsione, non ho mai citato i sondaggi. Dico solo che ci sono delle probabilità per cui Fini, Casini e Monti non riusciranno ad entrare in Parlamento».

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