«Dimissioni irrevocabili»: lascia la presidenza ma resta candidato premier. Effetto Porcellum sul risultato al Senato
ROMA Millantata accademia. Le lauree mai conseguite decapitano Oscar Giannino. La formazione "Fare per Fermare il declino" da lista outsider in grado di disturbare le coalizioni in campo deve ammettere le bugie del suo leader, documentate da filmati e interviste. Il giornalista economico si è dimesso dalle cariche e assicurato che in caso di elezione in Parlamento lascerà il seggio. Resta però il candidato premier della lista, perché ormai la procedura elettorale non consente cambi in corsa. Al suo posto, la direzione durata oltre quattro ore, ha eletto alla testa del movimento il giovane avvocato ligure Silvia Enrico. «I danni su di me per inoffensive ma gravi balle private - ha scritto Giannino - non devono nuocere a Fare per Fermare il declino ma è una regola secca: chi sbaglia paga. Deve valere in politica e soldi pubblici, io comincio dal privato». La bufera l'ha travolto dopo le dichiarazioni dell'economista Luigi Zingales che aveva lasciato la formazione politica a causa di falsi titoli accademici che il leader si era intestato e in particolare un master alla "Chicago Booth School of Business" dove lo stesso Zingales è docente. Nessun master ma neppure nessuna laurea si è scoperto dopo e così Giannino è stato azzoppato dal compagno di lista facendo partire anche i sospetti, conditi dall'inevitabile dubbio: perché accade tutto ciò a pochi giorni dal voto? Ci pensa ancora l'estroso giornalista economico a commentare la presunta polpetta al veleno. «Girano le voci più assurde come quello che sarebbe stato Berlusconi a chiederlo o altri per i nostri voti: non è vero niente!». Sul web si spreca l'ironia su "un partito che esplode in fase di decollo" ma anche molta indulgenza, animata dai tanti militanti che rilevano la scelta coraggiosa e anomala del leader. «C'è un errore, si ammette, ci si scusa, si traggono le conseguenze, si offrono le dimissioni: è un altro esempio unico nel panorama politico italiano» spiega Alessandro De Nicola uno dei fondatori di Fare per Fermare il declino. Tra i dirigenti non si trova però una spiegazione a ciò che definiscono "la scarsa tempestività" di Zingales nel denunciare il passo falso. Se la lista dovesse subire contraccolpi si vedrà, mentre i poli sono già a caccia dei voti in uscita da Giannino. Molto critica con Berlusconi (con cui ha ingaggiato diverse polemiche) dopo aver subìto il rifiuto di Monti e guardata con sospetto dal Pd, Fare per Fermare il declino si era ritagliata uno spazio liberista nella competizione elettorale, conquistando consensi nelle zone più industrializzate del nord. Tra queste regioni come Lombardia e Veneto che potrebbero essere determinanti per la conquista della maggioranza al Senato. Voti preziosi per il Pd, così come per Monti che scommette su un esito in cui il centro diventa determinante per impedire a Bersani e Vendola di essere autosufficienti. Il premio di maggioranza al Senato è assegnato, infatti, su base regionale e può conquistarlo anche una coalizione perdente alla Camera. Assicurarsi il bonus in quelle regioni che esprimono un alto numero di senatori come la Lombardia, significa mettere una seria ipoteca sugli equilibri della legislatura. Un meccanismo che vale in un contesto bipolare ma sopratutto in questa competizione dove le formazioni che supereranno lo sbarramento dell' 8 per cento sono almeno quattro. In Lombardia chi vince conquista ventisette seggi, in Veneto quattordici. Ecco perché a Palazzo Madama qualche centinaio di migliaio di voti in uscita da Oscar Giannino, può decidere i destini del prossimo governo.