PESCARA Oggi Antonio Ingroia sarà all’Aquila, a mezzogiorno nel Palazzetto dei Nobili, per chiudere la campagna elettorale della sua lista, Rivoluzione civile. E’ il primo dei candidati premier, o comunque dei leader assoluti degli schieramenti in gara per il Parlamento, a mettere piede in Abruzzo nel mese di campagna elettorale che precede il voto: è il primo, e arriva solo nell’ultimo giorno utile. Prima di lui c’era stato sì Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, ma prima del mese ufficiale di durata della campagna, i trenta giorni antecedenti il voto: a Pescara s’è visto addirittura a Natale, a Teramo il 17 gennaio. Di Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi e Mario Monti neanche l’ombra. Monti si è fatto rappresentare da Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini, Berlusconi da Angelino Alfano, per Bersani il tour abruzzese l’ha fatto in realtà Nichi Vendola. Ingroia aveva lasciato fin qui l’Abruzzo a Antonio Di Pietro, ora in extremis eccolo spuntare all’Aquila. In tante campagne per il Parlamento non s’era mai visto un Abruzzo tanto ignorato dai leader. Traduzione: la nostra cara regione non conta un piffero, tanto per usare un gergo lieve, ma ci siamo capiti.
Ora: che ci sia stata risparmiata la calata in Abruzzo degli sparapromesse elettorali può non essere un danno, visto che la campagna è stata affidata ai candidati locali, che almeno qualcosa di più dovrebbero sapere dei problemi reali di questa terra. Dovrebbero, eh. Ma il punto non è questo, evidentemente.
GUARDARE IN FACCIA
Il punto è che in questo mese nessuno dei leader si è sentito in dovere di venire a guardare in faccia gli abruzzesi, di dire loro qualcosa per convincerli a fidarsi, a fare una crocetta su quel simbolo piuttosto che su un altro in nome di un programma che li includa e non li escluda. Eppure ce ne sarebbero di cose da dire, agli abruzzesi: basti pensare all’Aquila, alla città distrutta che da quattro anni fa da sfondo alle passeggiate di leader o presunti tali. Stavolta, alla vigilia del voto per il Parlamento, nessuno ha ritenuto opportuno venire all’Aquila: nè i premier passati che avevano fatto passerella tra piazza Duomo e i Map con il volto atteggiato a sgomento, nè i premier potenzialmente futuri. Niente, all’Aquila non si sono visti, giusto oggi Ingroia nell’ultimo giorno utile. E Pescara, aperta e solare, con quella piazza Salotto tanto cara agli showman della politica? Niente, Grillo a Natale e stop. Ci fermiamo qui? Sì, fermiamoci: è meglio.
L’Abruzzo deleaderizzato non è un bel segnale per noi indigeni e per chi dovrà rappresentarci: vuol dire che ci sarà tanto, ma tanto da lavorare per ricreare interesse attorno a questa regione, una volta fatti i conti elettorali e scoperto chi avrà vinto e chi perso. Sperando che l’Abruzzo non abbia perso comunque. Sperando.