Allarme della Corte dei conti: la corruzione ha raggiunto «livelli sconcertanti». Botta e risposta Ambrosoli-Maroni
ROMA A due giorni dal voto col quale i cittadini lombardi sceglieranno il nuovo Governatore, la Corte dei Conti regionale scrive nero su bianco che la Lombardia versa oggi in condizioni peggiori di vent’anni fa. Peggio che durante Tangentopoli, con la corruzione che ha ormai raggiunto livelli «sconcertanti». Il monito dei giudici contabili è arrivato ieri mattina, con la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. «Nel corso del 2012 l'azione della procura ha riscontrato una serie sconcertante di fenomeni corruttivi e concussivi nella pubblica amministrazione», si legge in uno dei passaggi della relazione del procuratore regionale della Corte dei Conti, Antonio Caruso. «Il fenomeno della corruzione è tuttora vivo nella realtà delle amministrazioni pubbliche italiane e presenta preoccupanti elementi di crescita», ha detto il magistrato parlando di «una piaga, ben più grave rispetto a 20 anni fa, che si è ormai annidata nel profondo del tessuto sociale e costituisce un'intollerabile distorsione del sistema». Contro la corruzione, ha poi detto Caruso «stiamo combattendo una guerra asimmetrica che può essere vinta soltanto unendo le forze sane del Paese». La relazione del procuratore non cita casi particolari. Di certo nell’ultimo anno le istituzioni lombarde sono state decimate dalle inchieste. Decimato il Pirellone, con gli scandali sanità che hanno travolto il Pdl e il Presidente Formigoni, attualmente indagato per associazione a delinquere nella vicenda Maugeri e ieri presente, in veste di relatore, alla cerimonia inaugurale. Inchieste su distrazioni, truffe, ruberie e appalti truccati, come quella che ha portato a processo l’ex presidente della provincia di Milano, il democratico Filippo Penati, per la riqualificazione dell’area Falck. Ma dal paniere delle inchieste che hanno fatto rabbrividire i magistrati contabili non può mancare la più clamorosa: quella relativa all’uso dei finanziamenti pubblici fatti dalla Lega Nord di Umberto Bossi e dell’ex tesoriere, Francesco Belsito. Le spese sospette contestate al Carroccio dalla procura di Milano ammontano a 19 milioni di euro. A rifare i conti il settimanale L’Espresso che pubblica oggi l’ultimo rapporto consegnato ai pm dalla GdF in vista della chiusura delle indagini. «Ben 19 milioni di euro in quattro anni - scrive il settimanale - per l'esattezza 19.077.919 tenendo conto dei soli versamenti superiori a diecimila euro»: la prima mappa completa del tesoro pubblico distribuito da Belsito, ex cassiere del partito con la passione dei diamanti, «tra una cerchia di 67 persone o società amiche». Alla reprimenda della Corte dei Conti è seguito un botta e risposta tra i due candidati alla presidenza della Lombardia Umberto Ambrosoli e Roberto Maroni. «Non possiamo ascoltare un partito rappresentato da un assessore alla Sanità che si è visto passare sotto delle tangenti», ha detto Ambrosoli riferendosi al Carroccio. «Ma quali tangenti», ha reagito stizzito il leader leghista sostenendo che gli illeciti sono stati bypartisan e nessuno può ergersi a moralizzatore».