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Pescara, 22/03/2026
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22/02/2013
AbruzzoWeb
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Politica in fermento - Resa dei conti nel pdl, via al rimpasto. Girandola di poltrone, via Piccone e Di Stefano, ecco Pagano o Sospiri. Il Presidente Chiodi pensa a una sua lista autonoma e medita sulla squadra |
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L'AQUILA - Rimpasto della Giunta regionale, delle Giunte delle quattro Province abruzzesi e persino di quelle dei Comuni capoluogo dove governa il centrodestra e dove “comanda” il Popolo della libertà.
Coinvolto in questo balletto di cambiamenti c’è anche il posto più importante del coordinamento regionale, da anni nelle mani del senatore uscente Filippo Piccone, capolista alla Camera, finito sul banco degli imputati insieme al suo vice, il senatore uscente e numero tre alla Camera Fabrizio Di Stefano e al presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, soprattutto per le scelte dei candidati alle imminenti elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi.
La diffusione della notizia ha subito scatenato reazioni polemiche: per Paolo Gatti (Fratelli d'Italia), "qualcuno non conosce la matematica" mentre Gianfranco Giuliante facendo riferimento a una frase di Piccone ha detto che "i servi diventati padroni dovranno tremare". Chiodi, infine, conferma che "il Pdl era monocolore, ora saremo una coalizione".
A pochi giorni dal momento della verità, nonostante la campagna elettorale sia nella fase decisiva e nonostante i tanti annunci di operazioni ricucitura, il Pdl sta preparando una autentica girandola di poltrone.
Tutto ciò per regolare i conti con frondisti e malpancisti che, in questa campagna elettorale, hanno attaccato ripetutamente i vertici regionali per criticare duramente le scelte per le candidature alle politiche che hanno escluso L’Aquila e Pescara da posti utili per l’ingresso in parlamento: decisioni che hanno provocato un vero e proprio tsunami in seno al partito.
Un partito che in Italia è impegnato ad avvicinare il Pd e il centrosinistra ma che in Abruzzo, già dilaniato da spaccature, veleni e polemiche, è proteso a limitare i danni, visto che i sondaggi parlano di percentuali inferiori a quelle dell’ultima tornata.
I mal di pancia e le divergenze tra candidati sono emerse anche durante la campagna elettorale anche se, almeno per ora, non sono divampate pubblicamente. Si aspetta la resa dei conti post elettorale per mettere tutto sul tavolo.
Situazione diversa rispetto al centrosinistra dove, almeno pubblicamente, sono andati tutti d’amore e d’accordo, avendo fatto le scelte prima con il meccanismo delle primarie.
Come successori di Piccone, che peraltro non ha fatto mistero di dover lasciare, si fanno i nomi del presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, e del consigliere regionale Lorenzo Sospiri, entrambi pescaresi ed entrambi apertamente molto critici sulla formulazione delle liste. Tra i nomi fatti anche quello di Paola Pelina, vicina al Cavaliere. Ma non è escluso un outsider all'insegna della continuità.
Un’appartenenza territoriale non casuale, visto che, nel pacchetto per il riequilibrio necessario per pulire l’onta dell’esclusione del capoluogo adriatico da posti utili per il Parlamento, è stata inserita anche la poltrona di coordinatore.
La girandola di benserviti e nuove nomine servirà anche, secondo gli strateghi abruzzesi, a riorganizzare il partito con la discesa in campo di una nuova classe dirigente. Nonostante in questi giorni decisivi l’alta tensione sia tenuta ben nascosta, questo autentico regolamento di conti è pronto.
Anzi, il post-voto si annuncia incandescente, tra esigenze di riequilibrio territoriale, redde rationem con malpancisti, frondisti e transfughi: in questo quadro c’è anche e la volontà del governatore, Gianni Chiodi, di disinteressarsi delle sorti future del Pdl per dar vita a una lista civica del presidente.
Lo conferma la intervista a questo giornale del senatore Piccone, nella quale, tra le altre cose, sottolinea che se i cambiamenti verranno chiesti dagli urlatori “dopo le elezioni troveranno il padrone”, assieme ad altre stilettate.
Comunque quanto accaduto in queste ultime settimane hanno squassato la ex macchina da guerra del centrodestra, coalizione che tra il 2008 e il 2010 ha vinto tutte le tornate elettorali più importanti: dalla Regione alle quattro Province, le cui posizioni di governo dovranno essere necessariamente riviste.
Sarà soprattutto Chiodi a dover gestire la fare più delicata, mettendo mano al rimpasto di Giunta, più volte rimandato e mai troppo amato; un rimpasto che, però, ora sembra inevitabile e coinvolgerà nomi pesanti che hanno fatto scelte diverse o che si sono messi di traverso.
Dopo aver sventato la presenza in lista nelle posizioni utili per le elezioni di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti, con una scenata che ha fatto rimbombare le stanze del potere romano dove si stavano prendendo le decisioni finali, Chiodi è uscito vincitore dal braccio di ferro con i vertici del Pdl e si è ritagliato il ruolo di “salvatore della patria”.
Grazie al suo intervento last-minute ha consentito il piazzamento nei primi tre posti alla Camera al coordinatore regionale del partito, Filippo Piccone, al suo vice, Fabrizio Di Stefano, e al suo amico e concittadino Paolo Tancredi, tutti senatori uscenti.
Chiudendo un fronte, però, per lui se ne sono aperti altri: vedi i dissidenti all’Emiciclo di “Presenza popolare”, gli assessori regionali Gianfranco Giuliante e Angelo Di Paolo, e il consigliere Riccardo Chiavaroli, portavoce pidiellino in Consiglio regionale, gli arrabbiati pescaresi come Carlo Masci, assessore regionale e candidato al Senato per la lista civica Rialzati Abruzzo fuori dalla coalizione di centrodestra.
Per non parlare dei fuoriusciti di Fratelli d’Italia, i teramani Paolo Gatti, altro assessore regionale, ed Emiliano Di Matteo, vice capogruppo in Consiglio regionale, tra l’altro espressione del territorio teramano, lo stesso del governatore, che hanno sottoscritto un patto di ferro con il quale hanno chiesto una nuova stagione di confronto.
Se anche gli altri due consiglieri regionali di Rialzati Abruzzo, Luciano Terra e Antonio Prospero, che Masci assicura essere al suo fianco nella battaglia in solitaria al Senato, saranno schierati con i delusi, il centrodestra rischia di dover fare i conti con un gruppone di otto persone determinante per i numeri in aula.
Sull’altro lato, di contro, spingono coloro che sono rimasti fuori dal giro delle elezioni per il Parlamento e vanno in cerca di visibilità e ricompense, dopo aver ingoiato il rospo e aver comunque deciso di sostenere la lista del Pdl.
Qualcuno potrebbe essere accontentato con la guida abruzzese del partito, che Piccone si appresta a lasciare, e che toccherà a un pescarese: come detto, si parla insistentemente di Pagano e di Sospiri, ma la partita è tutt’altro che chiusa.
Ma le altre poltrone andranno necessariamente recuperate nell’esecutivo regionale: i più traballanti sembrano essere proprio Giuliante e Di Paolo e per la sostituzione scalpitano Walter Di Bastiano, marsicano, e Luca Ricciuti, aquilano.
Il primo, a inizio dicembre 2012, aveva inviato una lettera riservata a Chiodi, poi rivelata da AbruzzoWeb, in cui si sottolineava il disagio di “quei consiglieri che non hanno avuto alcun riconoscimento del lavoro svolto e degli obiettivi raggiunti”.
Quanto a Ricciuti, dopo aver annunciato l’adesione a Fratelli d’Italia, ha messo il passaggio con Gatti e Di Matteo in stand by e si è fatto vedere alla convention di presentazione della squadra del Pdl a Celano (L’Aquila), la cittadina di cui è sindaco Piccone, e poi in quella dell’Aquila.
Un quadro caotico e convulso, che potrebbe spingere Chiodi a fare il passo decisivo verso la formazione di una “lista del presidente” al di sopra del Pdl, un’ipotesi cui i fedelissimi del governatore stanno lavorando da mesi.
La riflessione, più o meno, è la seguente: “ho blindato il partito dalla invasione dei ‘paracadutati’, al Pdl ho più dato che avuto, adesso mi gioco la partita per conto mio,. E chi mi vuole seguire, mi segua”.
Le prime avvisaglie di questo disegno sono rintracciabili nel fatto che Chiodi abbia già fatto sondare molti amministratori locali dai suoi uomini di fiducia, per capire su quali forze potrebbe contare una nuova compagine civica legata al presidente.
E la vicenda liste ha fatto sì che il progetto subisse un’accelerazione, addirittura si starebbe discutendo già del nome: il più quotato è “L’Ab”, acronimo di Laboratorio Abruzzo.
“Laboratorio”, perché Chiodi non ha fatto mistero di sentirsi, tra i presidenti di Regione, un esempio da seguire a livello nazionale, grazie anche al risalto mediatico dato da alcuni giornali e settimanali vicini al centrodestra e non, sul modello Abruzzo, che ha consentito un taglio delle tasse.
Un argomento che sta particolarmente a cuore al leader del Pdl, Silvio Berlusconi. La cui visita, a questo punto rimandata a dopo le elezioni, si spera possa mettere una “bandierina” chiarificatrice. LE REAZIONI
GATTI (FDI), ''QUALCUNO NON CAPISCE LA MATEMATICA''
“Mi pare che ci sia qualcuno che, evidentemente, maneggia con fatica la matematica. In questo modo rischia di danneggiare il presidente Gianni Chiodi e l’azione amministrativa della Regione”.
Dopo che AbruzzoWeb ha svelato il piano sulla girandola di poltrone in seno al centrodestra regionale e al Popolo della libertà che si profila per dopo le elezioni amministrative, arriva la prima reazione, non certo amica.
È quella di Paolo Gatti, capolista di Fratelli d’Italia alla Camera e leader regionale del nuovo movimento che è alleato del Pdl. L’assessore regionale lancia un messaggio che non sa certo di distensione.
“Per parte mia, suggerisco maggiore serenità e di evitare di ipotizzare scenari lunari”, sbotta, in evidente riferimento ai vertici regionali del partito.
Insomma, Gatti ribadisce che si dovrà fare i conti anche con lui e conferma che il clima è infuocato sia tra alleati che dentro il Pdl. (alb.or.)
GIULIANTE (PDL), ''I SERVI DIVENTATI PADRONI DOVRANNO TREMARE''
"In un lontano passato politico solevamo dire: 'i servi diventati padroni dovranno tremare dinanzi a chi servo non è mai stato e padrone non vuol diventare'".
Lo afferma l'assessore regionale Gianfranco Giuliante in risposta alle dichiarazioni del coordinatore regionale Pdl Filippo Piccone.
"Per quel che mi riguarda non ho cambiato idea. Valeva allora e vale anche adesso!", conclude.
CHIODI: ''PDL ERA MONOCOLORE, ORA SAREMO UNA COALIZIONE''
"È chiaro che una geografia diversa ci sarà: il Pdl era un monocolore, adesso saremo una coalizione, ma una coalizione che nasce da sentimenti liberali e da una cultura di centrodestra".
Lo ha affermato il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, a margine di un incontro elettorale che si sta svolgendo al Teatro Circus di Pescara.
All'evento, organizzato in vista della chiusura della campagna elettorale, oltre ai candidati sta partecipando tutto il Pdl abruzzese, dal sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, al presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, fino ai componenti della Giunta e ai consiglieri regionali.
Riferendosi al lavoro svolto in questi anni, Chiodi ha aggiunto di essersi "trovato bene, perché sennò non avremmo avuto questi risultati; mi sono trovato bene sia con il Consiglio, che con la Giunta, che con il partito - ha detto il presidente - Se si parla di modello Abruzzo in qualche modo le cose vanno condivise".
Su eventuali rimpasti e sullo stato di salute del Pdl abruzzese, Chiodi ha parlato di "chiacchiere che si fanno sotto i portici" e "scenari apocalittici".
"Ne ho lette tante di questioni - ha concluso - ma poi la realtà è quella che vedete di volta in volta quando accade".
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