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Data: 23/02/2013
Testata giornalistica: Il Centro
Verso il voto - Tsunami Grillo a Roma: per voi è finita. Il leaderdel M5S riempie piazza San Giovanni («Siete 800mila!»). Cronisti italiani cacciati e riammessi dopo tre ore. «Votavamo il Pd, ma ora basta turarsi il naso»

ROMA Il rullo compressore Beppe Grillo termina la sua marcia trionfale nella piazza storica della politica italiana. Piazza San Giovanni a Roma è stracolma. Decine, forse centinaia di migliaia di persone, difficile calcolarlo. «Non ci credo - urla Grillo - non ci credo, non voglio dirlo! Siete ottocentomila, e 150mila collegati on line. Non ci credo, cosa abbiamo fatto?». Un evento, sicuramente un grande evento. Una folla di giovani, anziani, irregolari, cani sciolti. Un popolo ancora indecifrabile ma consistente, imponente. La vera notizia di queste elezioni. Lunedì sapremo quanto peserà. Grillo esce dal mitico camper poco prima delle 21. La piazza esplode. Non fa in tempo a salire sul palco e già scuote i riccioloni per agitare i paroloni. «No, per favore, no, è tutta la notte che mi esercito per non commuovermi». E giù con i suoi attacchi impietosi contro tutti e contro tutto. «Siamo entrati in una nuova fase, sono cambiato pure io, non so neanche in cosa siamo entrati. Io cosa ho fatto? Ho solo dato fuoco a una miccia...mi hanno detto “vai a Roma e rompeje er cu...”. L’Italia è piena di macerie economiche e politiche ma anche sociali e umane. Tutti michiedono aiuto, hanno perso il lavoro, le città si svuotano, non c’è più niente. Ma io non riesco a tenere questo carico di dolore da solo». Ed ecco il solenne rimprovero ai politici: «Arrendetevi, siete circondati, chiedete scusa! Girano nelle loro auto blu, ma sugli sportelli che si aprono dovrebbero scrivere: benvenuti nella realtà». Tra gli altri, entra nel mirino Pier Luigi Bersani, sia per la vicenda Monte Paschi sia per aver dato la borraccia a Berlusconi («Come Coppi e Bartali»): «Ha detto che sono miliardario e lui figlio di un meccanico. Ma io li ho guadagnati lavorando, non da parassita come lui». Gli attacchi sono a tutto campo («Che ci vadano i figli della Fornero a fare un lavoro come quello dei call center») per rivendicare un sogno, come lo chiama lui, il vecchio sogno di un mondo migliore in cui brillano parole come «onestà, solidarietà», in cui si lavora tutti, si tagliano i privilegi, si vive un ambiente più pulito. «Magari più poveri, ma più felici». Basta con la disperazione, basta con la paura, basta con questa giustizia: se non hai un Ghedini (l’avvocato di Berlusconi, ndr) sei finito. «Basta! E’ finita, se ne vadano per sempre. Che tristezza infinita! Sono dei falliti, sono dei cadaveri. Basta parlare di loro, è vilipendio di cadavere. Berlusconi non è andato perché aveva la congiuntivite? No, ci ha visto benissimo, ha visto che non c’era più nessuno». «Potevo starmene a casa a godermi i soldi. Ho 65 anni, potevo riposarmi. Ma no, non potevo vedere i miei figli andare all’estero a trovare lavoro». Il ciclone Grillo va avanti nella piovosa serata romana, la folla si entusiasma, applaude i passaggi infuocati, ride per le battute da avanspettacolo («Attenti ai viagra cinesi, che poi ti diventa giallo»). E fa passare in secondo piano le polemiche che precedono l’evento, quando lo staff del M5S impedisce ai giornalisti italiani di entrare nello spazio dietro il palco. I cronisti stranieri e la troupe di Sky sì, ma loro no. Insorgono sindacati e singole testate, protesta anche l’associazione stampa estera. Sky mette a disposizione delle altre tv il suo segnale. Addirittura i militanti del servizio d’ordine chiamano i carabinieri per bloccare l’accesso ai giornalisti italiani. Lì inizia una trattativa tra forze dell’ordine e staff, al termine della quale l’accesso viene concesso. Probabilmente Grillo viene a sapere ed evita ulteriori incidenti. Nel comizio, tra l’altro, respinge tutte le critiche dei media. «Mi hanno intervistato tutte le tv del mondo, facendo inchieste e approfondendo il nostro movimento. Le nostre no, mi chiedono se avevo la Ferrari».

«Votavamo il Pd, ma ora basta turarsi il naso»
Tra gli elettori in piazza ci sono tanti delusi del centrosinistra. I giovani: «E’ uno che parla come noi»

ROMA Gli elettori ventenni alla prima esperienza elettorale votano Grillo, o meglio il Movimento 5 Stelle, perché parla un linguaggio che capiscono (e non il politichese). E di giovani nella piazza romana di San Giovanni, dove il comico genovese ha chiuso la sua campagna tsunami, ce ne sono davvero tanti. Ilaria, 22 anni, studentessa romana, è in piazza con delle amiche e racconta che una sera ha sentito uno dei comizi di Grillo in tv e, incredula lei per prima, si è voltata verso la madre dicendole: «A ma’ questo sì che parla come noi». Gli elettori più scafati, quelli dai 30 ai 50 anni votano il movimento dei grillini per protesta, scoraggiati da tutto quello che c’è dentro e intorno alla politica scelgono “il meno peggio”. Ma nella stessa fascia di età di questi elettori ci sono anche quelli convinti dal M5S, perchè pensano che sia arrivato il momento di cambiare. «Non se ne può più di turarsi il naso e votare» dice Isabella, 58 anni. Poi ci sono gli indecisi, di un po’ tutte le età, venuti a sentire il leader del M5S per chiarirsi le idee a 48 ore dal voto. Ma c’è qualcosa che accomuna molti, praticamente i due terzi, dei presenti: prima di queste politiche votavano Pd o, comunque, il centro sinistra. È questo il dato più eclatante: ecco da dove sembra arrivare il bacino di nuovi elettori del movimento. Sono le 17, la storica piazza del primo Maggio si sta riempiendo, Grillo arriverà solo dopo quattro ore. Intorno alle 19 la piazza e le sue strade di accesso sono colme di gente. «Siamo 50mila» urla dal palco uno degli attivisti, poi dirà «siamo 80mila». Il clima è tranquillo, l’attesa pacifica e lenta nonostante una pioggerellina insidiosa e persistente. Non ci sono bandiere, quello fondato da Grillo del resto non è un partito. Al massimo tra la folla i “già convinti” indossano la spilletta con il simbolo del M5S. «Sono qui per curiosità» dice Silvio, 76 anni, elettricista in pensione di Anagni. «Prima votavo Pd - continua - ma ora vorrei solo mandare via quelli che ci sono. E sì, sono un indeciso, non so se votare il movimento di Grillo o Monti». Antonia e Antonio, 27 anni lei, 36 lui, sono abruzzesi e sono venuti da Lanciano per senire l’ultimo comizio dello tsunami tour. «Prima votavamo a sinistra - racconta Antonia, impiegata, mentre il suo fidanzato ora è disoccupato - ma non siamo mai stati troppo convinti. Ora lo siamo: voteremo il M5S». Federica ha 18 anni, è di Reggio Calabria e voterà per la prima volta domani: «Grillo, senza dubbi». E come la mettiamo con l’inesperienza dei candidati che approderanno in Parlamento? «Perchè quelli che avevano esperienza sono riusciti a fare qualcosa di buono?» domanda Antonia, 20 anni, studentessa di giurisprudenza. «Non c’è l’università della politica» dice Lorenzo, 32 anni, di Milano, anche lui grillino convinto con un passato da votante del Pd. «E comunque - aggiunge Lorenzo - i candidati del M5S stanno facendo dei corsi di diritto pubblico, quindi si stanno preparando». «È meglio che non abbiano esperienza - spiega Anna, 44 anni, di Cesena - sono persone come noi, sanno quali sono i problemi reali del Paese». Alberto ha 25 anni, viene da Cesenatico, e dopo aver votato «il meno peggio», ha deciso di entrare nel movimento insieme ad un gruppo di amici. Perchè? «Per cambiare le cose» dice sorridendo. Parte un coro, lo slogan di questa campagna elettorale: «Tutti a casa, tutti a casa». Patrizia, 57 anni, dipendente del ministero dello Sviluppo economico è indignata: «Non voglio più mettere la croce e votare un indagato». Il marito di Patrizia, Pierluigi, ha sempre votato per Fini: «Ha avuto mille occasioni per smarcarsi dagli altri, non lo ha fatto. Questi candidati non hanno esperienza? Meglio, basta che siano onesti». Tra la folla tre ragazzi, sotto i 30 anni, devono essere grillini estremisti: prendono alla lettera quello che dice il loro leader (non parlate con i giornalisti) e si voltano dall’altra parte. Un vero esempio di fedeltà.

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