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Data: 23/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani sul palco con Moretti «Con Grillo l’Italia fallirebbe»

ROMA «Anche io smacchio il giaguaro». Alla fine Pier Luigi Bersani ce l’ha fatta e il giaguaro finisce sulla spilla che diventa il gadget-cult della campagna elettorale e della manifestazione che si è tenuta ieri pomeriggio all’Ambra Iovinelli. La chiusura della campagna elettorale del candidato premier del centrosinistra avviene a poche centinaia di metri da piazza San Giovanni dove Grillo fa attendere ore i suoi supporter. L’aria di festa si respira anche nel teatro nel quale si raccolgono anche molti volontari che hanno lavorato per Zingaretti, candidato alla presidenza della regione Lazio. Il teatro non basta e davanti al mega schermo allestito all’esterno, ci si accalca quando spunta sul palco Nanni Moretti, il regista che nel 2002 dal palco di piazza Navona si scagliò contro il gruppo dirigente che guidava il centrosinistra.
CONFLITTO D’INTERESSI
Moretti stavolta è più ottimista e positivo. Elogia le primarie, ma non risparmia un riferimento al 2002: «Non vorrei essere ripetitivo ma se dovessimo vincere questa volta, fatela una legge sul conflitto di interessi ma non contro una persona ma per tutti, per mettere sullo stesso piano tutti coloro che partecipano a elezioni». Bersani annuisce, anche perché quella promessa, annunciata settimane fa proprio in un’intervista al Messaggero, l’ha più volte confermata nelle piazze. «Manca ancora poco, fino a lunedì, poi basta: 60 milioni di italiani saranno finalmente liberi» sostieni Moretti. Camicia e maglione a girocollo, il regista spiega di essere «qui perchè voterò Pd nonostante lo spot ”smacchiamo il giaguaro”». «C'è un tempo per criticare i propri amici» «e c’è un tempo per criticare i propri avversari politici. Non capisco chi mette sullo stesso piano in Italia destra e sinistra, basti vedere l'esempio delle primarie e la straordinaria partecipazione, mentre la destra che aveva annunciato la data poi ha detto ”abbiamo scherzato”».
Dopo il saluto di Gasbarra e Zingaretti, tocca a Bersani. L’ultimo comizio del segretario prima del voto è un invito a convincere gli indecisi e ad aprire gli occhi di fronte al pericolo di «passare da un populismo all’altro». Orecchie attente a ciò che chiedono gli elettori del Pdl e del M5S con i quali Bersani è «pronto a discutere tutto, ma non la questione della democrazia, perchè c'è morta della gente. Su questo non si scherza, non si può accettare l'uomo solo al comando», scandisce lanciando il suo affondo a Grillo: «Solo con la rabbia e la protesta andiamo in Grecia. E non tra 6 mesi, ma domani mattina». E ancora: «Io sono figlio di un meccanico, non sono un miliardario», come il leader M5S, appunto. Troppo a lungo, secondo il leader pd, Grillo è stato sottovalutato, «ma non da me», Ecco, ora siamo allo scontro finale.
«C’è incertezza - aggiunge Bersani - non sottovalutiamo che anche in queste ore c'è una fascia significativa che sta oscillando nella sua scelta». E arriva una nuova stoccata anche ai «miliardari» che sotto le macerie della crisi non rimangono e a Monti che «non farà faville» ma con il quale «siamo stati leali fino all'ultimo giorno. Se ce lo riconoscesse, ogni tanto...».

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