ROMA «Io non ho mai temuto nessuno ma Grillo è molto pericoloso per il paese. Se avete testa sulle spalle non potete votare il M5S. Cinque stelle vuol dire Bersani, Vendola, Monti Fini, Casini». Il possibile successo dell’ex comico genovese, a scapito anche e soprattutto del Pdl, rovina la chiusura di campagna elettorale di Silvio Berlusconi, che dichiara di essere affetto da una forte congiuntivite e non si presenta all’ultimo comizio, preparato per lui, a Napoli. Il disturbo visivo, che viene descritto in una lunga e minuziosa nota di via dell’Umiltà, non gli impedisce però di registrare un videomessaggio che viene proiettato sul palco della Mostra d’Oltremare. Gli elettori napoletani, insomma, si devono accontentare dell’ennesimo video registrato a palazzo Grazioli e delle parole che il fedele Angelino Alfano pronuncia sul palco. Ma il colpo più pesante per Berlusconi arriva dalla Svizzera. La notizia è destinata a “neutralizzare” l’ultima trovata per tentare la rimonta: l’eventuale accordo con la Svizzera, indicato da Berlusconi per finanziare il rimborso Imu, non entrerebbe in vigore prima del 2015. Una doccia fredda che riserva anche una coda giudiziaria: la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato e di indagati, in merito alla lettera sul rimborso Imu che il Cavaliere ha spedito a nove milioni di italiani. Il centrosinistra e il centro montiano provano a smascherare l’ennesima promessa buona per la campagna elettorale e spiegano che si tratta solo di una “bufala” elettorale ma il Cavaliere non si da’ per vinto e sfodera la sua soluzione alternativa: «Per l’accordo con la Svizzera servirà qualche mese ma per la restituzione immediata dell’Imu, che è un atto di ricucitura tra cittadini e Stato, c’è l’accordo con la Cassa Depositi e Prestiti...». Poi, durante la conferenza stampa finale, trasmessa ieri sera su Rai2, il Cavaliere sferra il colpo a sorpresa e arriva a dire che se la Cassa Depositi e Prestiti non anticiperà i soldi, ce li metterà lui di tasca sua. «Bersani ha perfino detto che io sono un imbroglione, io invece ho dato un esempio di serietà, e ho detto che ci metto 4 miliardi della mia fortuna per mantenere la parola» azzarda il Cavaliere, che promette che se tornerà a palazzo Chigi «farà un cambio di 180 gradi della politica con l’applicazione della ricetta liberale: meno tasse, uguale più consumi, produzione e lavoro». Poi, arrivano le domande sui suoi rapporti con le donne e il Cavaliere perde la pazienza. «Noemi? Il caso lo avete inventato voi di Repubblica e del Corriere della sera. E’ stata una bufala totale. Io non ho mai messo un dito addosso ad una ragazzina simpatica e gioiosa. I testimoni? Non hanno detto nulla, li avete pagati voi. Siete una banda di gente impossibile». Berlusconi, furioso, prova a difendere le sue serate di Arcore ma la foga ha il sopravvento e alla fine arrivano solo insulti: «Io rispetto le donne e faccio complimenti veri. Io sono gioioso e allegro e anziché fare come l’opposizione che ha la forfora, le puzza l’alito e che non si lava, mia piace scherzare e cantare...». Per la volata finale, Berlusconi ha pensato bene di giocarsi la carta previdenziale. E lo ha fatto promettendo «interventi» sulle pensioni minime: «Dobbiamo fare qualcosa come quella che facemmo nel 2001 quando portammo più di un milione di pensionati ad avere un aumento che consente di sopravvivere». Per il centrodestra, la minaccia arriva soprattutto da Grillo e siccome il “pericolo comunista” è sempre presente, Berlusconi dice ai suoi elettori in uscita che se votano il M5S fanno un favore al Pd. «Nella scatola chiusa delle liste dei candidati di Grillo c’è più dell’80% dell’estremissima sinistra, No Tav, centri sociali e black block. Grillo non manderà a casa nessuno, anzi metterà Bersani a palazzo Chigi. Vogliono fare una pastetta completa tra la sinistra e la sinistra estrema proposta da Grillo». Ma a preoccupare il Cavaliere è anche il caratteraccio dell’ex comico: «Ha un passato tragico e, a sentire il mio amico Massimo Boldi, è l’uomo più cattivo che abbia conosciuto nella vita».