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Data: 23/02/2013
Testata giornalistica: Il Messaggero
La «terapia d’urto» di Monti: rischio Grecia evitato da noi

Il professore lancia da Firenze il suo appello conclusivo «per un’Italia che vuole ri-nascere». «No alla rabbia di Grillo». Sfida a Pd e Pdl: in vent’anni non hanno prodotto niente di buono, non fatevi riportare indietro alla Seconda Repubblica

FIRENZE Niente fuochi artificiali, neppure nell’ultimo giorno di campagna. Niente slogan gridati. Mario Monti per il comizio finale sceglie Firenze, il teatro storico della Pergola e i toni di sempre. Un po’ professorali e per nulla emozionali. Eppure, dal palco di fronte a una platea di cinquecento persone, il premier uscente riesce a dare corpo e sostanza alla «proposta per nuovo Rinascimento italiano». Per un’«Italia che vuole ri-nascere». Un’Italia che «non sta con la rabbia gridata di Grillo, perché ormai dopo un ventennio di immobilismo non c’è più nulla da distruggere. Ora c’è da ricostruire». Un’Italia «che non sta neppure con i vecchi partiti»: «Con la sinistra prigioniera delle gabbie ideologie e con la destra ostaggio del populismo volgare di Berlusconi». Ma che sceglie, appunto, la terza via, «l’unico voto realmente utile per non tornare indietro»: «Il riformismo rivoluzionario di Scelta civica, il solo che può dare un futuro ai giovani e permettere alle donne di non dover scegliere tra maternità e lavoro».
Per essere convincente, a Firenze Monti si presenta con «un pacchetto d’urto in quattro punti contro la precarietà».
LA PROPOSTA

Il primo: «Il taglio del costo del lavoro per i nuovi assunti a tempo indeterminato». Il secondo: «Eliminare dall’Irap il costo dei nuovi assunti e dimezzare e mettere a carico dello Stato i contributi previdenziali». Il terzo: moltiplicare i contratti di apprendistato, eliminando i contributi sociali a carico del datore di lavoro per le imprese con più di nove dipendenti». Quarto: «Un nuovo contratto a tempo indeterminato più flessibile per tutti i nuovi assunti». «E le mie non sono promesse», scandisce con un’ingenuità disarmante, convinto che il buonsenso possa fare presa, «io ho permesso all’Italia di avere le carte in regola e io andrò a Bruxelles a chiedere che queste cose si facciano pur producendo disavanzo pubblico».
NOI L’ANTIPOLITICA

Nei sessanta minuti di discorso, Monti picchia duro contro Pdl e Pd che in vent’anni «non hanno prodotto nulla di buono». Che «hanno trattato i cittadini come sudditi» e «hanno fatto lievitare i costi della politica». Che «offrono ticket gratuiti a rimborsi fiscali per guadagnarsi un altro giro alle spalle degli italiani e dei loro figli». C’è rabbia nelle parole del premier. C’è delusione: «Dopo avere chiamato un marziano al governo per non finire come la Grecia, dopo essere fuggiti perché incapaci di fare il lavoro che mi hanno chiesto di fare, vi vogliono riportare alla Seconda Repubblica a un altro ventennio di inefficienza e paralisi». Pausa. Applausi. «Ma ora si può scoprire una nuova e forte speranza. Queste elezioni possono rappresentare una svolta storica. Con noi l’Italia può rinascere». Non certo con Beppe Grillo: «Non vanno da nessuna parte gli italiani che riempiono le piazze con la loro rabbia. Così si finisce come la Grecia e per bruciare nel falò del populismo tutti i sacrifici compiuti». Insomma, «non c’è più nulla da distruggere, ci hanno pensato i partiti, ora c’è solo da costruire insieme a noi».

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